Alla vigilia della sfida tra Genoa e Atalanta, il tecnico rossoblù, Alberto Gilardino, è intervenuto in conferenza stampa a Villa Rostan. Queste le sue dichiarazioni, con un piacevole siparietto tra il mister e Marco Rossi, club manager rossoblù, che a fine conferenza stampa ha chiesto ironicamente al tecnico perché, pur allenandosi da tutta la stagione, non sia stato ancora convocato (“Questo è Marco Rossi” ha detto Gilardino tra le risate. “Abbiamo fatto una partita a fine stagione scorsa ed è stato il migliore in campo. È sempre il migliore in campo“). Ci si è poi focalizzati sulla gara contro l’Atalanta.

L’Atalanta è una squadra forte, una squadra che ha fatto un percorso incredibile. L’allenatore è un perfezionista, ha creato qualcosa di importante, ha trasformato e cercato di creare veramente qualcosa di unico. Gioca in Europa, ha giocatori come Lookman che non ci sarà perché in Coppa D’Africa (per rendervi l’idea della squadra che andremo ad affrontare), ha giocatori come Scamacca, Koopmeiners, De Roon. Mancherà Ederson, ma hanno giocatori di struttura, tutti sul metro e novanta o metro e novantacinque, da Scalvini a Kolasinac, da Djimsiti a Holm. Sono arrivati in una dimensione che ha un allenatore che è riuscito a creare qualcosa di importante. Merito del mister per quanto sta facendo all’Atalanta”.

Da parte nostra dovremo avere, davanti al nostro popolo, gli occhi di quelli che vogliono veramente trovare l’impresa. Oggi l’Atalanta è pari a Milan, Juventus e Inter. Dovremo avere quegli occhi lì, con quella ferocia e quella adrenalina. Cosa non dovrà mancarci domani? Dovremo giocare in 12, 13, 14, 15. E mi riferisco naturalmente con la pressione e il nostro popolo dovrà darci una mano come sempre successo. Dovremo fare una partita perfetta, di grande attenzione tattica. Loro lavorano molto bene sulle catene laterali, sono molto bravi a ruotare coi loro quinti, coi loro braccetti. Dipenderà da chi giocherà davanti, se giocheranno con una punta più mobile di Scamacca. Sono accorgimenti che valuteremo nelle ultime ore. Su alcuni concetti abbiamo però già lavorato. Loro sono bravi nel recupero palla nella metà campo avversaria, nell’aggredire in avanti, e dalla nostra dovremo essere molto bravi e compatti in fase difensiva, molto lucidi sulla prima palla in uscita, senza farci anticipare, giocando semplice ma anche con intelligenza tattica”.  

L’Atalanta, tra i difetti dell’ultimo periodo, ha quello che superato il primo pressing lascia spazi. E qui non c’entrano più modulo e schemi, ma giocatori che con dribbling possano creare superiorità numerica…

“Sì, c’entra quello. C’entra la bravura nel pulire il primo passaggio, e loro sono una squadra aggressiva che ti mangia. Dovremo essere molto bravi a pulire i primi passaggi, soprattutto quando recupereremo palla nella nostra metà e saremo aggrediti. Dovremo riuscire a capire i momenti per attaccare gli spazi liberi che ci lasceranno. Diventerà fondamentale”. 

Ti è balenata l’idea di proporre un Genoa più aggressivo domani, viste anche le ultime partite e visto che ha comunque cambi?

“Sì, nella mia testa ci sono tanti pensieri e tante situazioni. So qualità e peso offensivo che ho in questo momento, nello stesso tempo devo avere anche un certo equilibrio all’interno del gruppo e della squadra. Sono situazioni tattiche che si possono verificare anche a partita in corso, oltre che dall’inizio. Normale che a livello di strategia uno ci pensi tanto. Non si dorme la notte, perché quando si ha Messias che è rientrato da una settimana e sta bene, e poi si hanno Retegui, Gudmundsson, Ekuban, Vitinha, è normale che ti venga la voglia di inserire e provare situazioni diverse. Bisogna pensare anche all’avversario e all’avere un certo tipo do equilibrio all’interno dei 45′ di gioco. Sono tutte valutazioni che assieme al mio staff valutiamo. Se non mi sbaglio è una delle prime volte, dopo l’Inter, che abbiamo quasi tutta la squadra a disposizione. Normale che abbiamo Martin rientrato ad Empoli, Messias che rientra questa settimana, quindi non giocatori che possano fare 95′, ma ho scelte durante la partita. È molto importante avere qualità e caratteristiche differenti per poter cambiare la gara”.

Sulla prima settimana di lavoro sul campo rizollato e sui recuperi dall’infermeria: “Perfetto, piove anche e per il campo appena rifatto è una buona cosa. Abbiamo avuto modo di allenarci ieri, l’altro ieri, e lo faremo oggi con la rifinitura. Siamo a buon punto coi rientri, normale che chi recuperiamo non abbia i novanta minuti sulle gambe ma è una fortuna averli con noi. Per quanto riguarda gli assenti saranno Matturro e Haps, gli altri rientreranno tutti”. 

Abbiamo visto un ottimo ingresso di Vitinha a Empoli. Domani c’è la possibilità di vederlo dall’inizio?

“Ho la fortuna in questo momento di avere scelta in tutti i reparti, per un allenatore è una cosa molto, molto positiva. I ragazzi mi danno spunti quotidiani per atteggiamento, prestazione, attitudine al lavoro e sacrificio: c’è una sana concorrenza, quella che desidero, e una concorrenza vogliosa di ritagliarsi uno spazio in questa squadra e in questa stagione. Vitinha è entrato molto bene, lo stesso Ekuban sta facendo molto bene, Ankeye si è inserito molto bene anche se arrivato da poco. Anche in mezzo al campo siamo al completo e le scelte diventano sempre più complicate e difficili, ma questo è positivo perché c’è scelta dall’inizio e scelta a gara in corso”. 

In settimana si è parlato del tema rinnovo, in settimana il CEO Blazquez ha parlato di un tuo ruolo alla Ferguson e alla Wenger, spendendo ottime parole per lei. Lo affronterete a breve questo discorso?

“Anzitutto fanno piacere le parole di Blazquez, c’è stima da parte mia nei confronti di società e dirigenza, oltre che stima da parte mia nei confronti di tutto l’ambiente. Da parte mia c’è stima nei confronti dei miei giocatori e di chi lavora tutti i giorni al Pio. Già dalla scorsa stagione si è creato un legame autentico, così come sono autentici i nostri tifosi, che ci accompagnano con la loro passione in ogni partita. Siamo riusciti a creare un’alchimia in questo ambiente lavorativo. Fanno assolutamente piacere le sue parole. Per quanto riguarda la sua esternazione sulla Top 10, cerco sempre di smorzare gli animi, ma sono parole ambiziose. Io sono una persona ambiziosa, lo è il mio staff, e anche i miei calciatori sono ambiziosi. In questo momento non dobbiamo distoglierci dalla realtà che dice che dobbiamo fare 12 punti per raggiungere il primo obiettivo stagionale.

La realtà dice questo, dobbiamo essere focalizzati su questo obiettivo e non possiamo pensare ad altro in questo momento. Se arriveremo a raggiungerlo nel minor tempo possibile, allora quello sarà tutto di guadagnato e si potranno aprire altre prospettive e saremo stati bravi ad arrivare a quel punto. In questo momento dobbiamo essere molto lucidi e coscienti, focalizzati sulla gara di domani. Per quanto riguarda il mio futuro, penso solo ed esclusivamente in questo momento al lavoro quotidiano, a cercare di tirare fuori il massimo dai miei giocatori, dalla mia squadra e da chi lavora vicino a me quotidianamente. Non riesco proprio mentalmente a focalizzarmi oltre, ma ci sarà modo di sederci, parlare, prendere un caffè e fare una lunga chiacchierata. Quello assolutamente sì. Fanno enormemente piacere la parole di Blazquez. Cerco di focalizzarmi sulla quotidianità, su una partita alla volta, perché è giusto che sia così e la squadra deve pensare in questo modo. Non voglio e non vogliamo distoglierci dalla realtà, che sono i 29 punti e i 12 che ci mancano per raggiungere il nostro primo obiettivo stagionale. E pensare che giochiamo contro Atalanta, Napoli, Inter, Juventus e Monza in casa – e dobbiamo fare punti – mi dice che dobbiamo pedalare, andare forti. La squadra sa che dobbiamo farlo”. 

Sull’incontro con Gasperini: “Quando sei giocatore purtroppo non ti rendi conto di tante sfumature, di tanti accorgimenti, di tante situazioni. Quando poi interpreti questo ruolo ti rendi conto realmente di quanto un allenatore e una persona ti abbiano lasciato. E credo di dovere tanto al mister per quello che mi ha dato negli ultimi anni di carriera, dove sono riuscito a fare cose a livello fisico e tattico che prima non avevo provato e fatto, o neppure mi immaginavo di fare a livello fisico. Ti porta all’estremo delle tue potenzialità, ma in questo estremo risulta un miglioramento continuo della persona e del giocatore”. 

Il modello Atalanta, che prima che arrivasse Gasperini galleggiava nella bassa Serie A ed è stabilmente nelle coppe, secondo lei è qualcosa di unico o un esempio che il Genoa può seguire? 

“Penso e credo sia riproponibile. Per farlo servono basi molto solide, dai piani alti (Presidente, direttore generale, direttore sportivo, tutte le massime competenze) fino ad arrivare ad una stabilità tecnica che diventa fondamentale per costruire qualcosa di importante come è accaduto a Bergamo. Ma penso e credo sia riproponibile. È anche il bello del calcio, e soprattutto il bello del calcio italiano, vedere una società del genere, con un allenatore del genere, aver raggiunto certi obiettivi. Possono essere assolutamente uno spunto”.

Nel primo tempo giocato sia con Empoli sia con Salernitana Retegui sembrava assente dal gioco perché c’era unanspaccatura tra centrocampo e centravanti e non si riusciva a colmare. È questione di modulo o uomini che subentrano il cambio nella ripresa?

“Sono state due partite differenti, e ci metterei anche il primo tempo in casa col Lecce oltre a quello con la Salernitana. A Empoli il primo tempo è stata per entrambe le squadre una partita sorniona, molto equilibrata, molto lenta sul piano del gioco e della tattica. L’Empoli lavorava molto compatto, tra le linee, e c’erano poche linee di passaggio. Dovevamo sfruttare meglio l’attacco alla profondità, ne abbiamo parlato con la squadra e ci stiamo lavorando. C’è la volontà di migliorare questi tipi di situazioni e mettere nelle migliori condizioni le prime punte, da Retegui a Vitinha o qualunque giocatore agisca da prima punta. Nello stesso tempo, chi gioca davanti deve saper lavorare per la squadra e deve lavorare anche nei momenti di difficoltà, deve sapersi sacrificare. Non tutte le partite sono uguali, c’è bisogno anche di un apporto di fisicità, di saper capire i momenti. Tutte queste situazioni sono fondamentali e determinanti, ne parliamo e ci lavoriamo”. 

Del Gasperini del 2008, esploso perchè aveva Marco Rossi, Juric, Milanetto e Thiago Motta e una difesa solidissima con Biava e tanti altri, che cos’ha questa tua squadra, soprattutto in mezzo al campo?

“Ora in mezzo al campo siamo in tanti e con caratteristiche simili tra i giocatori. Bohinen, Badelj, Strootman possono avere qualche similitudine come caratteristiche, ma nel contempo Messias può giocare in mezzo al campo, Thorsby e Frendrup hanno altri tipi di caratteristiche. Abbiamo giocatori nel mezzo che mi permettono di scegliere in un modo o nell’altro. Quel Genoa era una squadra di esperienza per il campionato italiano, con più italiani rispetto ai tanti stranieri che abbiamo in rosa quest’anno e per i quali ci vuole tempo nel miglioramento dei singoli. Sicuramente, però, qualche similitudine si può trovare”.

Bohinen è un centrocampista coast to coast?

“È un giocatore interessante, ha tecnica e primo controllo e giocate in avanti. Anche lui arriva da un percorso in cui si è infortunato e ora sta trovando la migliore condizione allenandosi con continuità. Pur avendo giocato poco con me, lo tengo in grande considerazione, così come Thorsby sostituito a fine primo tempo col Lecce. Sono giocatori troppo importanti all’interno del gruppo per la loro mentalità, per come si comportano e per come si allenano. Fanno alzare il livello dell’allenamento. Per un allenatore e una squadra diventa determinante. Poi normale che tutti i giocatori vogliano ritagliarsi spazio, sono stato calciatore anch’io, ma devo fare delle scelte nell’economia della squadra. Ci sarà qualche scontento in più, ma in questa squadra ho la fortuna che, se anche sono scontenti, non lo fanno vedere e si allenano al massimo. È una fortuna, è la bravura della squadra“. 


Obiettivo la decima