Dopo la prima e seconda puntata, la nostra Buonanotte prosegue col Rino Lavezzini. Oltre alla salvezza conquistata sulla panchina dell’Albissola, nel suo passato ci sono anche una militanza in panchina al fianco di Vincenzo Torrente al Genoa (stagione 2002/03) e un anno di direzione tecnica della Primavera rossoblu, nella stagione 2003/04. Proprio di questi due anni a Genova ha voluto ricordare i momenti belli e il ricordo della città, così viva e sempre piacevole da visitare. Anche quando non c’è il calcio di mezzo.

Mai avrei pensato che un giorno mi sarei seduto su una panchina così gloriosa come quella del Genoa, ma a volte succedono cose che ti cambiano la vita in un secondo. Così è successo a me. Su questa panchina sono incominciate delle emozioni, forse le emozioni più grandi che ho vissuto in trent’anni di calcio.

Per essere Genoano devi essere anche un po’ masochista. Poche gioie e molti dolori. Sono passati diciotto anni da quando mi sono seduto su questa panchina e vedo che le cose non sono poi così cambiate. In questi due anni al Genoa ho diversi episodi indelebili. A distanza di anni, è come se fossero accaduti ieri. 

Il primo giorno che arrivai al Pio “Signorini” per me, che avevo sempre fatto la Serie C, ritrovarmi televisioni e giornalisti mi emozionò da morire. Per essere Genoano devi avere una fede particolare: che sia in Serie A o Serie C, il Ferraris e la Gradinata Nord sono pieni allo stesso modo. I Genoani non si lasciano sicuramente prendere dallo sconforto perché la categoria non è più consona alle loro aspettative.

Ricordo le emozioni del derby, dove ho visto coreografie che non avevo mai visto in vita mia. E ricordo un’altra partita che ricordo con dispiacere è quella in cui perdemmo col Siena. Ci giocavamo la salvezza e perdemmo. Finita la partita, ricordo che uscimmo alle due dallo stadio. Dopo quella partita mettemmo fuori rosa dei giocatori, ma ne inserimmo altri dalla Primavera come Pisacane, Rinaldi, Criscito: giocatori che poi hanno fatto carriera nel mondo del calcio. Vincemmo l’ultima gara col Cosenza, ma retrocedemmo. E nonostante questa retrocessione, facendo fatica anche a finire il campionato, la tifoseria ci applaudì e visse la retrocessione in maniera non così drammatica. 

Genova come città l’ho amata tanto. È una città che fa sport, che fa teatro, che fa musica. Lì ho conosciuto tanti artisti, tante persone che sino a quel momento avevo visto solamente sui giornali o in televisione. Come città mi ha dato tanto e ci sto bene, tant’è vero che alla prima occasione ci passo volentieri, non solo per vedere la partita.

Voglio fare gli auguri a tutti i Genoani e a tutta la città in vista della Pasqua, perché ci riporti un po’ di felicità. Genova è stata colpita da diverse tragedie negli ultimi anni, ma questa pandemia ha portato grandi problemi e difficoltà a tutti. Voglio farvi un grande augurio sperando che la Pasqua ci porti amore e pace. E forza Genoa“.


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