Lanciamo questa sera la nostra rubrica “Buonanotte col sorriso“, un appuntamento che rinnoveremo ogni qualvolta ci sarà possibile con aneddoti calcistici, legati al Genoa o di carattere generale, che potranno tirarci su di morale e farci strappare, per l’appunto, un sorriso mentre li leggeremo, vedremo o ascolteremo. #iorestoacasa è il richiamo social delle ultime settimane, e se dobbiamo rinnovarlo finché non sarà cessata l’emergenza ci piace di potervi portare un po’ indietro, al passato. Perché il passato è “un pacchetto che non si può mettere da parte” (Emily Dickinson).


L’ANEDDOTO DI CARLO DENEI

“QUANDO SFIDAMMO GASPERINI A NEUSTIFT. NON VOLEVA SAPERNE DI PERDERE”

“Cosa fa un povero Genoano, a casa, senza il suo Grifone? Eh, rilegge i vecchi diari. Ai tempi scrissi un diario sulla mia visita, oggi custodito anche al Museo del Genoa come pezzo rarissimo. Parlava della mia visita, assieme alla famiglia, al ritiro di Neustift. Ve ne leggerò un passaggio: il passaggio che racconta di quando ho esordito nella squadra giornalisti. Nella squadra avversaria, la squadra del Genoa allenatori, c’erano tra gli altri Trucchi, Spinelli, Caneo, Gritti e mister Gasperini, che a detta dei suoi colleghi non voleva proprio saperne del risultato finale: “doveva essere vittoria!”.


L’ANEDDOTO DI GESSI ADAMOLI

“QUANDO SCOGLIO IMBARCÒ DUE IMPIEGATI GENOANI SULLA FRECCIA ROSSOBLU” 

“Avendo seguito il Genoa prima da tifoso, poi per lavoro, ho avuto la fortuna ad avere un quintale di aneddoti. La maggioranza riguardano solo ed esclusivamente un personaggio straordinario che ha animato la storia del Genoa: Franco Scoglio. Chi ha avuto la fortuna di lavorare con lui ha visto tutto. Il resto è noia. Gasperini ha un pochino dato uno slancio di idee e vivacità intellettuale, poi per il resto credo Scoglio sia inarrivabile. Tra mille aneddoti, ne sceglierei uno.

La squadra rientrò da Salerno: gara giocata di lunedì, posticipo vinto dal Genoa. Scoglio non era ancora ufficialmente allenatore. In panchina andava Claudio Onofri e lui guidava le operazioni dall’Hotel di Castellammare di Stabia. Di ritorno da Salerno il Genoa prende l’aereo Napoli-Roma, poi Roma-Genova. Arrivati a Genova, l’aereo viene dirottato su Pisa perché la pista è piena di neve. Solita, estenuante attesa del pullman messo a disposizione da Alitalia. Nel frattempo ecco arrivare la Freccia Rossoblu guidata da Piero: era stata avvertita per tempo e arriva a Pisa. Scoglio guarda i giornalisti, che in quell’occasione sono solamente due (io e Giampiero Timossi, oggi addetto stampa del Genoa), e poi si riferisce al dirigente Blondet: “naturalmente loro vengono con noi“. Aveva un rapporto amichevole coi giornalisti che gli erano simpatici, decisamente meno con quelli che non gli stavano simpatici. Imbarazzo, gelo, Blondet non sa che pesci prendere. Viene nominato Piero Noli, autista del pullman, come ambasciatore. “Guardi, Professore, che loro due non sono tesserati: non possono salire“. “Bene – disse Scoglio – non sono tesserati? Neppure io lo sono. Aspetterò il pullman dell’Alitalia e verrò a Genova con quello“.

Alla fine ci imbarcammo tutti sulla Freccia Rossoblu e il Professor Scoglio, come nella sua natura, volle stravincere. Fermò due distinti signori che aspettavano a loro volta il pullman per Genova: erano due impiegati che erano andati a Roma per lavoro. “Siete genovesi?” gli chiese. “Siete genoani?incalzò. “Sì” risposero. “Bene, salite anche voi!”. Quindi si caricò due illustri sconosciuti sulla Freccia Rossoblu. Ovviamente eravamo tutti non tesserati, e di conseguenza non assicurati”.


L’ANEDDOTO DI RAFFAELE PALLADINO

Qualche sera fa si è potuto rivivere in televisione il derby della Lanterna vinto per 3-1 dal Genoa con tripletta del Principe Milito. L’argentino fu re indiscusso della serata, ma attorno gli giocarono Palladino e Sculli. Il primo dei due, Don Raffaè, ha voluto contribuire a questa nostra rubrica della “buonanotte” raccontandoci perché quella terza rete, malgrado fosse a tu per tu con Castellazzi, non volle segnarla lui passando il pallone a Diego Milito.

L’ho fatto perché eravamo – e siamo ancora – molto amici. In campo e fuori ci volevamo bene. Ci capivamo anche solo con uno sguardo“. Uno sguardo che valse la gloria eterna nella storia dei Derby della Lanterna all’attaccante di Avellaneda, entrando ufficialmente nella storia del Grifone. Raffaele Palladino, in tal senso, ha pochi dubbi. “Farlo entrare nella storia del Genoa, almeno per me, è stata una soddisfazione unica“.


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