Nel secondo appuntamento della nostra Buonanotte col Sorriso (clicca QUI per la prima puntata) ci siamo fatti raccontare qualcosa da Claudio Onofri. L’ex capitano rossoblu ha voluto parlare di alcuni aneddoti legati alla vicenda dello scontro tra Silvano Martina e Giancarlo Antognoni. Le sue mani nei capelli, la gara di ritorno e, anche, la simpatica battuta che fece al giudice durante la causa civile che qualcuno aveva intentato contro Silvano Martina. Onofri fece da testimone.

L’episodio che vi voglio raccontare è qui dietro, alle mie spalle: lo vedete quello con le mani sui capelli? Sono io. La partita è Fiorentina-Genoa, campionato 1981/1982. Risultato finale chissenefrega perché, per quello che poteva succedere, è l’ultima cosa che importava anche in quel momento. Comunque finì 3-2 per la Fiorentina. Un lancio lungo di un giocatore della Fiorentina, e Giancarlo (Antognoni, ndr) si avventa sul pallone, quindi per impedirgli di far gol Silvano Martina esce e, involontariamente, gli mette il ginocchio sulla testa. Lui cade, Casarin non dà il rigore – che era netto – e la palla esce fuori dalla linea di fondo. Noi ci avviamo nella metà campo per aspettare il rinvio proprio di Silvano Martina. Facendo questo, passo vicino a Giancarlo ancora sdraiato immobile e vedo una posizione delle gambe innaturale, molto strana. Lo guardo in viso e chiamandolo vedo che la lingua gli sta andando nella gola e non respira più.

In maniera istintiva ho messo le mani nei capelli e sono scappato verso le panchine. Questo  in qualche maniera l’ha salvato perché sarebbero bastati altri secondi per far si che succedesse l’irreparabile. Allora il dottore della Fiorentina e il nostro, Pigi Gatto, immediatamente sono andati da Giancarlo a salvarlo: ci sono riusciti subito, anche se poi mentre stavano andando verso gli spogliatoi in barella si sono dovuti fermare per aiutarlo ancora a respirare perché le cose non erano ancora molto chiare. Dopo la partita sono andato a trovarlo anche in clinica dove mi accorsi che la situazione non era ancora molto positiva: c’era ancora uno strascico, ma tutti quanti i dottori mi dissero che il peggio era passato.

Ricordo tra l’altro un episodio successivo, credo nella partita di ritorno. Su una stessa azione il lancio fu raso terra, mi scavalcò e Silvano Martina intuì la traiettoria: stava per uscire e Giancarlo, in diagonale, si avventò sulla palla. Io non ho guardato neanche l’azione, mi sono voltato verso la Nord (la porta difesa da Martina era quella davanti alla Sud) perché ero spaventato da quello che sarebbe potuto accadere. Invece la palla andò tra le braccia di Silvano e tutto finì bene.

E c’è un’altra vicenda legata a questo episodio, davvero stupida. Qualche tempo dopo qualcuno fece causa a Silvano Martina. In tribunale c’erano la Federazione, la Fiorentina e qualche privato. Si trattava di una causa stupida: cosa puoi imputare ad un giocatore che esce per salvare un gol? Puoi concedere un rigore, ma non puoi condannarlo per quello che ha fatto, quasi un dovere: impedire di far segnare un attaccante avversario. Lo fece (Martina, ndr) in maniera sconsiderata, però non era un discorso legato ad una pena di altro tipo. Andammo in tribunale: io come testimone, Silvano Martina e l’avvocato Alfredo Biondi.

Ad un certo momento il giudice mi chiese cosa avessi da dire. E io dissi: “Senta, glielo dico molto sinceramente: è tutta colpa mia“. Mi guardavano pensando fossi matto. “È colpa mia e le spiego il perché. Io sono il libero della squadra e in quel momento ero in una posizione sbagliata perché se fossi stato in quella giusta avrei impedito il lancio verso Antognoni, e di conseguenza l’uscita di Silvano Martina. Mi prendo tutte le colpe dell’incidente”. Lo dissi in modo scherzoso tant’è che qualcuno sorrise, compreso il giudice, ma lo feci per far capire che si trattava di una causa fuori dal mondo. Finì tutto bene anche in quel senso perché Silvano fu scagionato da tutto com’era normale che fosse.

Ma c’è ancora un’altra cosa che voglio dirvi. Sono qui davanti al mio balcone e vedo uno spettacolo inenarrabile: cielo e mare di un azzurro bellissimo, il sole sta tramontando e dà un fascino incredibile a tutta questa zona. Quindi ogni tanto dico: “Vatti a fare una passeggiata, non puoi stare tutto il giorno davanti al computer”. Invece no, ci penso bene e mi dico che non è possibile: bisogna rimanere a casa, tutti quanti, perché questa tragedia che sta accadendo in tutto il mondo non infierisca più di tanto su tutti noi”.

 


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