Lo scorso 31 agosto si è chiuso il calciomercato europeo, portando con sé le analisi sulle somme di denaro investite e sugli ingaggi delle singole squadre. È emerso immediatamente un dato: come riporta infatti il CIES Football Observatory, per la prima volta dal 2012, si è registrato un decremento del 2,4% sul costo dei trasferimenti. Si è passati da 5,96 miliardi a 5,82. Un decremento che farebbe il solletico a chiunque  alla luce degli altri numeri che accompagnano questo “defunto” calciomercato.

Il campionato in cui, dal 2010, risultano le spese più ingenti continua ad essere la Premier League, da cui proviene il 36,5% degli investimenti negli ultimi nove mesi. Seguono la Liga spagnola col 22,7% e la nostra Serie A col 20,6%. In generale però è sconvolgente il dato sulle cifre investite e su quelle incassate. Perché la compravendita è sempre più sviluppata tra società dei cinque maggiori campionati d’Europa e permette oggi, sempre a partire dall’anno 2010, di stilare una classifica dei club ad aver incassato di più. Monaco in testa con quasi un miliardo incassato e un bilancio positivo di +289. Seguono i francesi del Lille (+166) e le due italiane Udinese (+165) e Genoa (+160). I rossoblu sono quarti in questa graduatoria, ma ventesimi in quella che considera i maggiori introiti da cessioni verso squadre degli altri quattro maggiori campionati europei negli ultimi otto anni. Il Genoa si ferma infatti a +358, sesta tra le formazioni italiane.

Sempre dal 2010, ad innescare l’aumento del monte ingaggi, ben sette club europei hanno speso oltre un miliardo di euro per l’acquisto di calciatori. Nella graduatoria delle venti squadre più facoltose ci sono cinque italiane: al primo posto la Juventus – fra le sette sorelle che vanno oltre il miliardo – seguita da Roma, Inter, Milan e Napoli. Nell’estate 2018 invece è stata poi proprio la Vecchia Signora a primeggiare coi suoi 255 milioni di euro investiti per Ronaldo e compagni.

Si tratta di numeri che portano alla luce uno scenario in evoluzione, tanto che il CIES pone una chiosa ben poco allettante alla sua analisi: “malgrado il lieve decremento osservato nel 2018, lo sviluppo economico del calcio professionistico suggerisce che un rinnovato incremento di investimenti si verificherà nel prossimo futuro. Considerato su una base di trent’anni, questo processo ha portato ad un’elevata concentrazione di talenti nei club più ricchi“. Conseguenze? Ci sono decine di club che hanno consolidato la loro forza incentivando lo squilibrio nelle singole competizioni.

Nella foto, i principali flussi monetari per trasferimenti internazionali che hanno riguardato i 5 maggiori campionato d’Europa (fonte CIES)

Squilibrio che, mai come quest’anno, si ritrova anche nel monte ingaggi della Serie A. Secondo una recente indagine dal titolo “Sempre più ricchi” svolta dalla Gazzetta dello Sport, negli ultimi dieci anni gli stipendi (lordi, ndr) dei calciatori di Serie A non erano mai arrivati alla cifra di un miliardo e 129 milioni di euro. Il più alto monte ingaggi è della Juventus, poi quelli di Milan, Inter e Roma. Sotto i cento milioni Napoli e Lazio. Genoa al dodicesimo posto (29 milioni) assieme al Cagliari.

Dopo l’apice raggiunto nella stagione 2011/12 con un miliardo e 100 milioni, per tre stagioni consecutive in Serie A si dovette registrare un decremento e poi, dal campionato 2015/16, una lieve risalita giunta con una notevole impennata alle cifre odierne. Cifre di un campionato altamente squilibrato, con 9/11 della squadra schierata coi calciatori più pagati che parla bianconero, eccezione fatta per il nerazzurro Asamoah e per il rossonero Gianluigi Donnarumma.  Crescono anche gli stipendi degli allenatori, seppur ben lontani dagli ingaggi dei tecnici dei club di prima fascia europei, e crescono le panchine d’oro. Sono davvero decine e decine i calciatori che, al netto di stipendi elevati o fra i più alti della rosa, trovano sempre maggiore spazio in panchina e minore sul rettangolo verde. Da loro ci si aspetterebbe più di altri, ma talvolta a tenere su la baracca ci pensano più che altro giocatori dall’ingaggio inferiore. Non è il caso di una sola formazione, ma di quasi la totalità dei venti club di Serie A. Basti pensare a Dybala in panchina con la Juventus dopo le 29 reti della passata stagione e uno stipendio da 7 milioni di euro lordi, secondo solo a quello del compagno di spogliatoio Cristiano Ronaldo, il giocatore più pagato del campionato italiano.


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