Per analizzare il mercato del Genoa una volta chiusi i battenti, abbiamo proseguito il nostro giro di interviste telefoniche contattando anche Enrico Currò, firma di Repubblica.

Che giudizio daresti al calciomercato del Genoa?

“Del mercato del Genoa, per esperienza, è sempre meglio essere contenti, nel bene o nel male. Teoricamente è un buon mercato, però lasciamo che parli il campo perché troppe volte il campo ha poi smentito giudizi affrettati. La valutazione che va sempre fatta, per il mercato di qualunque squadra e in particolare per quello di una che negli ultimi anni ha ottenuto salvezze all’ultimo, parte dal chiedersi: è migliorata rispetto all’anno precedente? E se sì, di quanto? Perché le avversarie non è che stiano a guardare”. 

Negli ultimi giorni la tematica è quella di Schöne, rimasto fuori dalla lista dei 25 e dato spesso in partenza, come Criscito. Che idea ti sei fatto di questa situazione?

“Giudicare a distanza, senza avere gli elementi cronisti, è un po’ difficile e anche un po’ presuntuoso. Non sono abituato a farlo. Mi sembra che un calciatore come Schöne, presentato  come fiore all’occhiello della campagna acquisti, in poco tempo sia diventato un calciatore di cui il Genoa può fare a meno. Forse valeva la pena di rilanciarlo, di vedere se lui poteva calarsi meglio nella realtà di una squadra in cui non è mai entrato veramente”. 

In chiave generale, guardando anche un po’ i numeri, che mercato è stato? Tanti prestiti e tanti pagamenti differiti nel tempo…

“L’hai detto: è stato un calciomercato fortemente condizionato dall’emergenza finanziaria del Covid e del post-Covid. Le squadre, quindi, hanno dovuto lavorare un po’ di fantasia. E sostanzialmente si sono un po’ azzerate le distanze tra grandi e piccoli club, perché neanche i grandi club si possono permettere esborsi clamorosi come negli anni scorsi. Poi, però, la differenza la fanno gli ingaggi: e credo che a lungo termine questo gap tra grandi e piccoli club non solo rimarrà, ma si accentuerà ancora. In una situazione così sopravvivono i più ricchi e fagocitano gli altri. Per il momento, però, sul mercato ha lavorato apparentemente bene l’Atalanta, e così anche il Napoli con acquisti decisamente mirati. Sull’aspetto anagrafico, infine, non sono così convinto a priori che si faccia la differenza ringiovanendo: il Milan, per esempio, rimane fortemente dipendente dal suo calciatore più anziano, Ibrahimovic, che ha appena computo 39 anni”.


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