Claudio “Ruspa” Testoni, 183 partite in rossoblu tra 1980 e 1987, lo abbiamo raggiunto per farci raccontare non soltanto cosa ne pensi del Genoa uscito dall’ultimo calciomercato, ma anche come veda il futuro del campionato di Serie A nell’era Covid.

Nel Genoa da quanto tempo manca un “Ruspa” Testoni? 

“Sono altri tempi, io penso di essere stato apprezzato per la volontà, la mia generosità, davo tutto quello che avevo. Oggi è un calcio più commerciale, nessuno rimane tanto in una società e la gente fa fatica ad affezionarsi ai giocatori. Vedere il mio nome nella storia del Genoa è un enorme piacere”. 

Dopo tre giornate di campionato, con risultati balordi e una classifica che non sappiamo come sarà alla fine, cosa ci dice questo campionato? 

“È una grande confusione: non so neanche se questi siano campionati regolari. I giocatori del Genoa a Napoli non stavano bene, il Napoli non gioca a Torino con la Juventus. È veramente un caos: penso che i presidenti debbano vedersi in fretta e trovare una soluzione per svolgere un campionato regolare. Le regole ci sono, ma non vengono capite? Diciamo che ognuno le interpreta come vuole: il fatto che il Napoli non sia andato a giocare e la Primavera sì non collima con la scelta della società. Non voglio dare ragione all’uno o all’altro, ma giocare con tanti giocatori che ti mancano in rosa è difficile chiarire cosa potrà succedere. E giustamente è stata saltata Genoa-Torino”. 

Cosa succederà in questo campionato se si continua così?

“Non vorrei che si andasse verso un arresto. Devono cercare di portare avanti questo campionato, intensificare i controlli come dico sempre, perché anche la gente ha bisogno di svago. Abbiamo aspettato il calcio con ansia e trepidazione, credo che ogni tifoso vorrebbe veder giocare la propria squadra. Se però va a rischio la salute, io sarei anche per fermarmi”.

Qual è la tua griglia del prossimo campionato?

“Penso che Inter e Juventus forse se la giocheranno: vedo quel vecchio volpone di Marotta che piano piano ha costruito una buona squadra. Non so se sarà matura e pronta come la Juventus, ma penso che se la giocheranno loro due”. 

Ritieni pronta la Juventus anche con questo centrocampo e senza un centravanti di ruolo? 

“La Juventus ci ha insegnato che ha dei ricambi di enorme valore: mi auguro anche per lo spettacolo non vinca la Juventus, però potrebbe benissimo arrivare a questo decimo scudetto consecutivo. I mezzi li ha”. 

Il tuo cuore è ancora rossoblu: laggiù in fondo cosa succederà? 

“Definire il Genoa è difficile: leggi che gioca Destro e poi arrivano altri attaccanti. Ha quattro portieri e, tranne Perin, non ce n’è un altro alla sua altezza. Penso che la dirigenza debba fare delle scelte ben precise. Schöne? Pensavo francamente diventasse l’uomo guida e mi dispiace per come è stato trattato un uomo della sua esperienza. Leggendo che non era tra i venticinque, mi è dispiaciuto”. 

Ora si punta su un centravanti uzbeko, sperando che sia il nuovo Piatek. Ma in Italia spazio, tempo, profondità non sono uguali e il campionato italiano è molto diverso. Shomurodov ci si dovrà abituare…

“Mi auguro che gli osservatori del Genoa abbiano portato un buon giocatore: mi auguro che il Genoa faccia un buon campionato. Ricordo gente come Platini che ci mise sei mesi ad abituarsi al calcio italiano perché c’è molta tattica e i difensori sono molto preparati. Il gioco è cambiato: ci sono più spazi perché le squadre, giocando spesso, hanno sempre meno tempo per perfezionare i meccanismi”.

So che giri molto per vedere calciatori giovani e giovanissimi nella tua Emilia-Romagna. Qual è la differenza nel vedere giocatori dagli spalti oppure dalla televisione?

“Io seguo giovani calciatori e vederli dopo che arrivano a certi livelli è sempre una parte di te, di quando li andavi a vedere e nessuno te lo riconosceva. È un ricordo piacevole. Penso a Terzi dello Spezia, ad esempio, che era un ragazzo che avevo nella primavera del Bologna. È un ragazzo eccezionale, si vedeva già da bambino che sarebbe stato un predestinato. Senza avere enormi qualità, ha un’attenzione e una decisione nelle quali mi sono rivisto. È riuscito a ottenere risultati importantissimi. Ma penso anche a Oba Oba Martins, che feci debuttare contro il Como. Vedere cambiare continuamente in televisione nomi e uomini e non avere tempo di affezionarsi penso che sia, in questo momento, il brutto di questo calcio”.


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