Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, accompagnato dalla ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli, è atterrato questa mattina all’Aeroporto di Genova per assistere al varo ufficiale dell’ultimo impalcato dei diciannove che ricompongono da questa mattina tutti i 1067 metri del Ponte sul Polcevera. I due tronconi del Ponte si sono ricongiunti esattamente a mezzogiorno, tra le sirene delle navi e le campane della Cattedrale di San Lorenzo che risuonavano come dopo la tragedia per commemorarne le vittime. Presenti alla celebrazione ufficiale anche il governatore della Regione Liguria, Giovanni Toti, il sindaco di Genova, Marco Bucci, e i vertici di Fincantieri e Salini Impregilo, le due aziende che hanno portato avanti il cantiere di costruzione senza fermarsi neppure davanti al dilagare dell’emergenza coronavirus.

LE PAROLE DEL PRESIDENTE CONTE – “La mia presenza qui, oltre che doverosa, è testimonianza del fatto che lo Stato non ha mai abbandonato Genova – ha esordito il Presidente del Consiglio proprio sotto l’ultimo impalcato giunto in quota questa mattina.  “Lo dicemmo a poche ore dalla tragedia: Genova non sarebbe stata lasciata sola. Questa presenza è doverosa e sono qui con grande piacere. Oggi suturiamo una ferita perché ricongiungiamo una fondamentale arteria di comunicazione al centro di questa città e di questa comunità. Siamo anche consapevoli che questa ferita non potrà essere completamente rimarginata perché ci sono 43 vittime e non va dimenticato dell’intera comunità, in particolare quello dei familiari. Anche oggi è una giornata speciale e particolare e siamo consapevoli che i giudizi di responsabilità non sono ancora stati completati, e dovranno completarsi. Da questa tragedia abbiamo ricevuto la consapevolezza che ci si debba impegnare al massimo perché queste tragedie non debbano ripetersi.

Credo sia possibile parlare di miracolo, e farlo senza enfasi. Questo progetto si compie oggi in estrema rapidità perché c’è stata l’autorità pubblica che ha fatto il suo dovere e ci sono stati i progettisti, tra cui Renzo Piano, che hanno partecipato, peraltro gratuitamente. Dobbiamo ringraziare tutti: ciascuno ha fatto il proprio dovere, il proprio lavoro, rispettando peraltro i tempi che ci eravamo dati. Avevo consapevolezza che, se anche avessimo ritardato, avere comunque una data avrebbe permesso di terminare quanto prima. Questo cantiere ha una portata simbolica non solo per Genova, ma per l’Italia intera. È il cantiere dell’Italia che sa rialzarsi, che si rimbocca le maniche, che non si lascia abbattere e sopraffare da una tragedia così dolorosa. È il cantiere dell’Italia che mette assieme le proprie competenze e si sacrifica. Quella tragedia l’ha guardata tutto il mondo e ci ricordiamo il cumulo di macerie e il crollo. Adesso, a fare il giro del mondo, saranno queste immagini. Le immagini della tecnologia, della maestria, dell’abnegazione italiana. Un modello per l’Italia intera.

Il modello Genova cercheremo di replicarlo perché Genova ci insegna che il più grande atto d’amore che noi dobbiamo alla nostra patria, che tanto amiamo, è nel ripartire assieme. È nell’impegnarsi a ripartire assieme prendendoci per mano, facendoci forza l’uno con l’altro, sul presupposto che tutti facciano ciò che si deve fare, facendo il proprio dovere. Cosa faremo noi? Avremo coraggio, determinazione, una direzione da inseguire. Non ci fermeremo ad additare nemici, ma avremo affetti da proteggere e da sostenere. Questa comunità ha ripreso il cammino e dopo il buio rivede la luce. Luce di speranza per il Paese intero”. 

LE PAROLE DELLA MINISTRO DE MICHELI –“Non vi nascondo tanta emozione. Sono stata qua la prima volta ad ottobre ed ero appena stata eletta ministro. Quando è crollato il Ponte ero a pochi chilometri, a Piacenza, e oggi sono qua soprattutto per ringraziare il governatore Toti, col quale non siamo sempre d’accordo, ma col quale sulle cose importanti troviamo sempre un accordo. Ringrazio il sindaco Bucci. Ringrazio ovviamente le aziende che hanno lavorato a questo cantiere. E ringrazio tutte le altre istituzioni e ringrazio voi che avete tentato di tenere aperti quanti più cantieri possibile in Italia mentre il Covid-19 aggrediva le nostre vite. Avete mostrato una grande forza psicologica e noi abbiamo costruito un protocollo che avete rispettato in tutto e per tutto rappresentando un esempio per altri vostri colleghi. Non avete avuto paura e vi siete fidati del Governo e gli uni degli altri. Da ministro ho imparato e continuerà a imparare da questa esperienza. Il primo nostro dovere è garantire la sicurezza e non vorrei più vivere altre vicende del genere. Il pensiero è sempre rivolto a quelle 43 persone che non sono più tra noi. “Ebbi presto abbastanza chiaro – conclude la ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti citando Fabrizio De Andrè – che il mio lavoro doveva agire su due binari: l’ansia per la giustizia sociale, che ancora non esiste, e l’illusione di poter partecipare in qualche modo al cambiamento del mondo”


Nicola celebra il nuovo ponte per Genova: “È questa l’Italia che vogliamo”