L’ex direttore del Genoa, Giorgio Perinetti, ha aderito alla nostra rubrica “La Buonanotte col Sorriso” raccontandoci un suo personale aneddoto calcistico. Un aneddoto che “trova una relazione con quello che stiamo vivendo oggi: chiusi in casa, con questo terribile flagello che sta condizionando tutte le nostre vite”. La storia risale alle stagioni da dirigente col Napoli, ad inizio anni Novanta, e lo lega al nome di Diego Armando Maradona.

“Il percorso della mia vita mi ha consentito di fare il lavoro che più mi piaceva, per questo mi ritengo molto fortunato. Spesso mi si chiede di raccontare aneddoti. Sinceramente sono spesso in difficoltà perché avrei mille cose da dire e da raccontare, ma in questo caso vorrei rammentare qualcosa che mi è successo. Non è prettamente tecnico-calcistico, non è una vittoria o una sconfitta o una trattativa fallita, ma un episodio di vita vissuta relativa al calcio che mi ha segnato e che credo simile in qualche modo a quello che stiamo vivendo in questo drammatico momento.

Parliamo del 1991. In quegli anni ero il direttore sportivo del Napoli. Ricevo una telefonata dal presidente del Napoli il quale mi comunica che purtroppo Maradona era stato trovato positivo al doping. Era un colpo fortissimo per la società, per il calciatore, ma oltre a questo mi chiese di essere io a comunicare a voce al calciatore questa notizia. Notizia certamente terribile per l’ambiente e per tutti.

Dopo un primo momento di imbarazzo sono riuscito a mettere assieme la situazione: ho avvertito l’entourage di Maradona che mi sarei recato a casa per una comunicazione urgente e delicata da rivolgere direttamente e solamente a Diego. Andai quindi a Posillipo, là dove Maradona abitava, e chiesi di essere lasciato solo nel suo salottino. Così cominciammo a parlare. “Devo comunicarti che al termine della partita Napoli-Bari è stato fatto un prelievo per l’antidoping ed è risultato positivo”. Quando ho detto questo a Diego nella mia vita raramente ho visto un’espressione tanto sofferta: un misto di stupore, rammarico, incredulità, dolore. In un attimo Diego si portò la mano sinistra al fianco sinistro con una smorfia.

Quel momento ha segnato tutta la mia vita, in quel momento il campionissimo vedeva minato e sfumato tutto il suo impero di successi, vittorie. Era tutto messo in discussione. L’immagine di un grande campione così ferito mi ha segnato per sempre. Cercai di mitigare la cosa dicendo che la società avrebbe fatto tutti i ricorsi possibili per verificare la veridicità di questo test, sperando che sarebbe potuto essere confutato e sarebbe potuto tornare tutto alla normalità. La storia ci insegna che purtroppo non fu così e che Diego dovette interrompere la sua attività. Poi la riprese, e dopo ancora la interruppe nuovamente per lo stesso problema.

Una situazione assolutamente assurda. Ho voluto ricordare questo episodio perché mi ha segnato maggiormente. Da quel momento lì non solo io, ma la Napoli sportiva e il calcio italiano perdevano un grande protagonista. Un protagonista assoluto. I fatti poi hanno dimostrato che purtroppo la carriera di Maradona si è inevitabilmente compromessa dopo quell’episodio.

Trovo una relazione in quell’episodio con quello che stiamo vivendo oggi: chiusi in casa, con questo terribile flagello che sta condizionando tutte le nostre vite. Il più forte giocatore del mondo in un attimo vide svanite tutte le sue convinzioni, perse la tranquillità e la convinzione di essere invincibile, inattaccabile, il numero uno, e invece di essere toccato da qualcosa che pensava mai potesse sfiorarlo. Purtroppo in un certo modo stiamo vivendo la stessa situazione.

Il calcio è sempre un po’ a metà, abbiamo vissuto sempre convinti che nulla sarebbe toccato a noi, che nulla ci sarebbe potuto accadere se non in un film di tragedia. Invece oggi viviamo esattamente questa situazione. Mi auguro che, capendo di non essere intoccabili, possano essere minate anche le nostre convinzioni e i nostri comportamenti: ne usciremo più solidali, più convinti di aiutarci l’uno con l’altro, meno sicuri di essere invincibili e più determinati a essere solidali, ad aiutarci e ad essere pronti a rispondere a tutto quello che ci propone la vita ma con più senso civico e volontà di essere solidali e vicini“.


La Buonanotte col Sorriso #3: Rino Lavezzini e il suo rapporto con Genova e il Genoa – VIDEO