Ne abbiamo già scritto ieri sulle mancate svolte, un mal comune di molte squadre del nostro campionato quando devono dare una sterzata alla loro stagione. La risposta non è stata trovata in 24 ore. La risposta non c’è alla domanda più semplice del mondo.

Per il Genoa non doveva essere contro la Juventus la partita della svolta, ma dovevano esserlo le tre precedenti. Perché il Vecchio Balordo le ha fallite sempre le occasioni di svolta? Perché nel camminare ha sempre scelto la porta girevole sbagliata dopo qualcosa che spianava la  strada?  Si fatica a capire il perché.

La vittoria casalinga contro l’Atalanta, quella in trasferta di Empoli, quella con la Lazio all’ultimo minuto avevano lasciato l’impressione che il gruppo potesse svoltare e mettersi alle spalle i tre cambi di allenatore, la partenza di Piatek, la non bella stagione.

L’illusione che il Genoa potesse attaccare la parte sinistra della classifica era viva, invece ci siamo dovuti ricredere. Prendiamo come esempio le ultime tre gare prima della Juventus. Inutile arrivare al novantesimo minuto più recuperi e sentirsi dire che si poteva vincere. Non si poteva, si doveva farlo. Certe partite contro certi avversari il Grifone le deve vincere. Ma come? Aggredendo subito l’avversario, non rincorrendolo dopo essere andato sotto oppure aspettandolo.  Bisogna mettere in chiaro le cose fin dal principio e concretizzare le occasioni, semmai dopo difendersi. Colpa del modulo, dell’avversario chiuso difficile da capire.

Non avevamo capito se la squadra rispettasse l’atteggiamento del tecnico, non avevamo  capito se la squadra dopo le vicende di tutto l’anno trasmettesse ansia. Un’ansia destabilizzante dietro la facciata da interviste “siamo belli, bravi e uniti. Prandelli e la squadra hanno sofferto di questa ansia di risultati da gol perché dovevano raggiungere la salvezza anticipata a tutti i costi con largo anticipo.

Prandelli si è meritato la fiducia di Preziosi, affidamento del proprietario già incassato. L’unica ansia del tecnico genoano voler dimostrare di valere di più, volendo  ricordare a tutti il suo passato in campionato e con la nazionale? Se è così, il passato non lo aiuta.

Cesare è un ottimo tecnico passato, presente e futuro, non deve dimostrare nulla. Solo deve avere più coraggio vista la rosa a disposizione in fase offensiva giocando all’antica come ai tempi di Parma, Fiorentina e Nazionale.

Prandelli da tecnico navigato – non per colpa sua, anche se il calciomercato invernale è stato condiviso – ha capito che il Genoa soffre troppo nel cuore del gioco, che non può giocare con mediani e mezze ali solo di piede destro e poco registi. Tutti in campo con la Juventus cambiando la strategia,  anche se gli stimoli sono stati più pressanti della tecnica.

La difesa a quattro un dogma, con Biraschi in panchina potenzialmente prima da nazionale e ora da plusvalenza, potrebbe cambiare, a meno che il “calciatore dei Carruggi 2018” non sia già destinato ad altre destinazioni dove giocano a tre. Da Bergamo arrivano notizie che l’Atalanta in primis, con Masiello al capolinea, gli ha già messo gli occhi addosso. Gasperini lo sfrutterebbe al meglio.   

La Primavera in arrivo sul calendario potrebbe essere anche quella di Pandev, Sturaro, Veloso  e Kouame riportato a razziare le aree avversarie. La sconfitta contro il Parma aveva mandato fuori di testa tutti quelli che girano intorno al Vecchio Balordo. Una squadra come questo Genoa che ama di  giocare con ripartenze rapide doveva sfruttare gli spazi per tutta la gara e non solo nei secondi 45 minuti. Non farsi infilare nell’unica azione dopo che il portiere brasiliano al debutto era stato disoccupato. È vero che le occasioni da gol ci sono state, mal sfruttate per tecnica e postura.

La vittoria con la Juventus è l’ennesima svolta del Vecchio Balordo. Allora bisognerà girare la porta girevole quella giusta già a Udine alla ripresa. A Pegli i resti del Genoa dovranno metabolizzare la vittoria di domenica scorsa che dovrà dare e non togliere come dopo le altre prestazioni con vittoria.

Prandelli ha dimostrato – e non solo con la Juve – di avere non soltanto le idee prima e durante la gara, ma anche di essere in grado di girare la porta girevole giusta. Da uomo di calcio con i suoi collaboratori ha capito di dover mettere da parte la sua idea di calcio e di prepararla per il futuro. Difficile fare il 4-3-3 se ha poche possibilità di utilizzare una delle armi principali: il dribbling, almeno di uno solo di quelli in rosa.

Anche se il Genoa non è come la Juventus, che ha dovuto sospendere gli allenamenti causa assenze (quattro giocatori sono rimasti alla Continassa) ai quali Allegri ha dato festa fissando la ripresa al 26 marzo, il Vecchio Balordo nel suo piccolo tra Under e prime squadre nazionali ha dato 11  giocatori. In questa sosta, viste le assenze importanti in tutti i ruoli, Prandelli non valuterà solamente la condizione fisica, che non è scarsa, ma quella mentale.

Nei momenti decisivi come a Udine deve esserci il cambio di passo, possibile anche se davanti non hai la Signora omicidi, ma un’altra maglia bianconera. Per farlo serve determinazione, aggressività fin dal principio. Tutto sarà più  succulento  contro le squadre che inseguono in classifica. Il calendario nel piatto dopo la gara in Friuli vede seguire Inter e Napoli in sette giorni e poi la Sampdoria. Un Genoa meno ansioso e più tranquillo può divertirsi  e fare divertire.

Il Grifone – già scritto prima della gara con la Juventus – è una figura con “le palle” da Leone e la testa d’Aquila e non può essere una tartaruga, un rospo blindato, un animale che cammina sempre ventre a terra contro gli avversari sulla carta più deboli e scarsi, non solo in trasferta. Grazie Prandelli della scossa, dell’adrenalina, dell’emozione vissuta contro la Juventus.

Al  popolo rossoblu piacerebbe fare, anche se è il club più antico d’Italia, qualcosa di moderno e  di cuore: un Hashtag #vivogliamosemprecosì. Come domenica scorsa, anche se sempre non si può vincere.