Il ministro dello sport Vincenzo Spadafora è tornato a parlare della ripartenza del campionato di Serie A, pochi minuti dopo la conferenza stampa del premier Conte, tramite una diretta Facebook con CasaNapoli.net. “Quando Malagò ha detto che il campionato ripartirà al 99% ha detto anche di essere altrettanto sicuro che non si concluderà. Noi invece stiamo lavorando per fare in modo che, dopo che sia ripartito il campionato, poi possa anche concludersi. La prudenza utilizzata sin dal primo giorno è stata interpretata male o in malafede da qualcuno, come volontà di non far ripartire il calcio. Oggi quel che sappiamo, o meglio speriamo, è che da lunedì ripartano gli allenamenti. Il Governo ha dato il suo via libera e ha consentito gli allenamenti per tutti, non solo per il calcio. Dare una data certa ora è impossibile: da lunedì bisognerà vedere le curve del contagio e una serie di indicatori dopo la riapertura vera del 18 maggio. Il mio auspicio è lo stesso di Malagò, che si possa riaprire il 13 giugno, ma non può essere una data certa oggi. Quando ho risposto in modo duro al mondo del calcio è stato perché pretendevano di avere una data certa per la ripresa del campionato già 3 o 4 settimane fa, quando avevamo gli ospedali piani. Non oggi, che sarebbe legittimo visto che tutto il paese sta ripartendo. Quello che ho trovato inopportuno e un po’ eccessivo è avere quasi la percezione che il calcio avesse diritto a un esimente, cioè che potesse andare avanti comunque perché era il calcio. Si sono fermate le Olimpiadi, signori. Oggi sono d’accordo: se ci sono le condizioni bisogna riprendere, ma facendo le cose per gradi. Se fra qualche giorni i dati ci conforteranno sul fatto che la situazione sarà migliorata, sicuramente riprenderanno anche i campionati di calcio come delle altre discipline sportive”.

Spadafora poi aggiunge: “Ricevo molti messaggi su Instagram e sui social da calciatori che mi esternano le loro preoccupazioni e da altri che vorrebbero giocare domattina”. 

Sulla mancanza di una linea comune tra i governi: “Purtroppo devo confermare a malincuore che non c’è stata. Mi sono consultato con i colleghi, in ultimo con la ministra francese, ma non c’è stata una linea comune. Va anche detto che i paesi hanno avuto contagi diversi ed hanno affrontato la pandemia con regole diverse. Si parla tanto di modello tedesco, ma era più auspicio che un protocollo il loro. Perché? Con il primo caso nella Dinamo Dresda è stata messa in quarantena per 14 giorni tutta la squadra. Le autorità sanitarie hanno ritenuto opportuno che dovessero andarci tutti. Diciamoci la verità: nessuno la ha certezza assoluta di come vada gestita una cosa che è nuova per tutti. Sempre in Italia siamo indecisi? Vi ricordo che anche i paesi che prendiamo come modello di tutto si sono trovati in difficoltà. Inviterei tutti a fare meno i fenomeni, perché da fuori siamo tutti scienziati, arbitri o calciatori. Mi si dice che non sono uno che viene il mondo dello sport ed è vero, ma per fare il ministro dello sport non credo sia un fatto vincolante”.


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