In Polonia è nata l’Italia di Mancini. Se dopo la partita contro i polacchi di Bologna aveva cambiato 11 calciatori, dopo la gara di mercoledì a Genova ha confermato gli stessi undici.

Italia aiutata dal tecnico polacco Brzeczek, che ha sbagliato tattica nel primo tempo con un presuntuoso 4-3-1-2 a rombo, lasciando le corsie laterali agli azzurri. Mancini bravo ad approfittarne passando dal 4-3-3 al 4-2-3-1 con Barella alzato all’altezza di Chiesa e Insigne, alle spalle di Bernardeschi. Nel secondo tempo il Mister polacco è tornato all’antico passando al 4-4-2 ma solo gli errori di Bonucci e qualche altro difensore italiano hanno  fatto tremare Donnarumma.

Brzeczek attaccato ieri allo Stadio con i fischi, e poi sui social e dai media per non aver utilizzato Piatek al posto degli spenti Lewandowski e Milik: errore grave giocare con due centravanti che si pestano i piedi in area, come succede in tutte le squadre, tante in Italia, che vorrebbero la convivenza fra bomber suggerita da Presidenti, media e tifosi.  Piatek, anche lui sarebbe rimasto a secco? Dubbi che  avrebbe sbagliato l’unica occasione da rete pulita su errore di Bonucci capitata a Milik.

Bene l’Italia, bene Mancini. Bene aver creduto in silenzio che la Polonia avesse più problemi visto il Mondiale russo, essendo uscita al primo turno a zero punti e con Lewandowski neanche a segno con una rete.

Mancini ha voluto altri giocatori dopo l’esordio perché vuole un’altra Italia. Cercava una mediana capace di mettere pressione all’avversario e l’ha trovata con il doppio play, Jorginho-Verratti, assieme al “tamburino” sardo Barella.

Dopo Genova e Chorzow nessuno sparerà più sul regista. Jorginho, aveva detto Mancini, è indispensabile però bisogna sostenerlo. Tutto è avvenuto per il brasiliano italiano trovando  qualità superiore in una mediana italiana che parla la stessa lingua calcistica, come succedeva nel Napoli e come adesso accade nel Chelsea dove ci si scambiano pallone e idee.

Mancini a questo punto è bravo se è riuscito in questa operazione in poco tempo, considerato che l’Italia non è un club. Questa mediana potrebbe essere un investimento per il futuro azzurro.

Brava l’Italia per 60’ sotto la Lanterna e 93′ in Polonia a giocare con la capacità di accorciare il campo difendendo a ridosso della linea centrale, con un pressing fondamentale appena perso il pallone per non subire il contropiede. Tutto ciò ha permesso agli Azzurri di sfiancare la difesa avversaria muovendola moltissimo con cambi di gioco da una fascia all’altra e continui “riccioli” sulle corsie laterali e sovrapposizioni da dietro.

Triangoli, riccioli, tagli per muovere gli avversari nel cuore del gioco e in difesa: non stiamo parlando del Barcellona di Pep Guardiola ma dell’Italia di Mancini.

Questo lavoro ha prodotto 18 tiri verso il portiere della Juventus, autore di almeno due salvataggi importanti, due traverse e almeno sei nitide azioni da gol sprecate dal tridente azzurro perché nessuno di loro è un centravanti d’area di rigore.

Mancini è stato bravo nel cambiare Bernardeschi (non per demeriti) con Lasagna, una carneade per tutti al debutto in Nazionale. Gli occorrevano centimetri e forza fisica dentro l’area polacca, regno dell’ex Torino Glik. Lasagna lo ha ripagato con una sola azione, una torsione di testa che ha servito finalmente il gol di Biraghi e una vittoria convincente degli Azzurri.

L’Italia non è retrocessa, appena finita la partita per i commentatori potrebbe vincere il suo girone a tre battendo a Novembre il Portogallo. Calma, piedi per terra!

Senz’altro, se Mancini trovasse un centravanti da area di rigore senza battere le solite piste potrebbe anche succedere. 


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