Dopo avervi proposto questa mattina la prima parte della lunga intervista ai direttori generale e sportivo del Genoa, Giorgio Perinetti e Mario Donatelli, chiudiamo il cerchio con la seconda parte incentrata, oltre che su domande di carattere generale, sulla cessione Piatek e su quale sia realmente il progetto Genoa per i prossimi anni.

Come si scoprono i talenti e come si creano squadre competitive?

D: “Qui fenomeni non ce ne sono, da nessuna parte. Noi dobbiamo guardare tutto e stare attenti a tutto. È bravo chi sbaglia meno ed è la verità. Un calciatori si può sbagliare, ma scoprirlo è una questione di sensibilità. La famosa intuizione. Oggi controllare solamente l’aspetto tecnico-tattico non basta, ma anche quello morale, ormai fondamentale a certi livelli”.

Questo calciomercato così lungo non si potrebbe fare in pochi giorni senza riandare tutto all’ultimo?

P: “Quello di rimandare tutto all’ultimo è un vizio tutto italiano. Paghiamo la bolletta all’ultimo giorno e ci lamentiamo di fare la fila. Quello che l’Adise ha perorato l’anno scorso e quest’anno, su richiesta degli allenatori, è chiudere il calciomercato prima dell’inizio dei campionati. Era una richiesta degli allenatori quella di non avere operazioni di mercato mentre si giocava. A gennaio si è ricambiato perché, si è detto, altrimenti siamo penalizzati rispetto agli altri campionati che hanno chiusure differenti del mercato. Però avere partite senza calciomercato è un beneficio enorme. E su questo rifletterei molto. Credo che quest’estate sia stata fatta una cosa a buon uso di chi deve lavorare, ossia gli allenatori. So che questa impostazione penalizza i media, per i quali vedersi togliere quindici giorni di calciomercato è un danno. Ma si deve trovare una formula. Fare calciomercato non giocando è un vantaggio per tutti. Sono più sereni tutti quanti”.

La forza di questo calciomercato è stata quella di aver rimpiazzato una stella, Piatek, con un Sanabria che si spera possa esserlo?

D: “Intanto diciamo che noi abbiamo fatto tutto quello che volevamo fare e se avremo sbagliato lo dirà il prosieguo del campionato. A volte le stelle cadono. Se il riferimento è alla cessione di Piatek, era impossibile non cederlo. Per due motivi: il primo che il Genoa ha fatto un’importantissima plusvalenza. Il secondo che il giocatore non poteva più restare al Genoa. Quando viene cercato da un grande club, tu lo devi cedere se ce ne sono le condizioni. Anche perché le bandiere non esistono più. Perché non chiedete a Piatek se voleva restare a Genova dopo aver saputo dell’interesse del Milan? Chiedeteglielo. Perché uno dice “il presidente vende”. Tanto il presidente, sebbene abbia l’ultima parola (e questo è vero), ha uno staff dirigenziale e un allenatore coi quali si consulta. E si era tutti d’accordo come team per cedere il giocatore a certe condizioni

P: “Ma il primo ad essere d’accordo era il giocatore. Dispiace e capisco se il tifoso è amareggiato. Anche a noi è dispiaciuto perdere un talento visto che Piatek, da noi scelto, lo ha portato qui il nostro lavoro, ma al tempo stesso è inevitabile fare una cessione quando il calciatore in primis è interessato ad andare via. Questa è la verità. Non si può tenere un giocatore demotivato, che non sarebbe stato lo stesso visto prima. Quando un giocatore perde di motivazione difficilmente rende quanto rendeva un mese prima. Bisogna essere chiari: capisco l’atteggiamento negativo dei tifosi quando perdono i loro beniamini. Questo calcio, però, non può fare a meno di considerare l’atteggiamento dei calciatori. Il giocatore in questione voleva questo trasferimento e l’ha ottenuto perché era inevitabile che lo ottenesse. Bisognava essere preparati a sostituirlo, non ad incatenarlo. La testa di Piatek era già al Milan da un po’ di tempo. Torno un po’ indietro. I 16 milioni di Sturaro sono un investimento da cui il Genoa è sicuro di avere un rendimento. Sappiamo noi perché questa operazione è importante. Non siamo impazziti: i conti fatti sul pezzettino di carta sono per il fantacalcio, non per il calcio vero…”

In sede di calciomercato, gli ingaggi sono quelli che vuole il tecnico o giocatori utili al gioco di un tecnico?

D: “Intanto si individua cosa manca ad una squadra, consultandosi anche col tecnico. Lo scouting propone una serie di giocatori, alcuni si conoscono e altri si valutano. Se un profilo sta bene a tutti, la società prende il giocatore. Perché i gol valgono di più? Perché i centravanti sono sempre costati di più”

Quanto c’è interesse nel fare trapelare una notizia di calciomercato?

P: “Si usava più una volta quando il calciomercato era romanticamente distribuito su un arco di tempo e le trattative si potevano mantenere segrete. Non c’erano gli agenti e le cose restavano segrete tra due società. Oggi gli agenti hanno interesse a fare filtrare ciò che emerge dalla trattativa a vantaggio del loro assistito. E c’è una componente che ha cambiato il mondo, non solamente quello del calcio: Internet. E’ molto più difficile tenere segreti, ma indubbiamente un po’ d’esperienza e astuzia possono non fare capire cose che risultato utili”

Qual è l’eta ideale per ingaggiare un giocatore?

P: “Quando c’è ancora margine d’errore e crescita, quella è l’età migliore per ingaggiare un giocatore. Ma talvolta c’è bisogno di un calciatore già fatto, d’esperienza, che in un determinato ruolo e momento può completare la squadra. Vale bene spendere per un trentenne quanto per un giovane. Sono investimenti diversi”

Quanti giocatori avete trovato con l’istinto?

P: “Io faccio parte della vecchia generazione, il compute rho imparato a usarlo, mi serve tantissimo. Ma sono istinto ed esperienza che ti guidano quando devi decidere”.

D: “Certe valutazioni e percezioni le hai solamente quando vai sui campi. Forza, personalità, velocità devi vederle dal vivo, non soltanto al video”

Cosa può dare al calcio italiano, non soltanto in casa Genoa, un settore giovanile?

P: “Io sono nato nel settore giovanile, è una risorsa autonoma della società. L’unica che genera una vera plusvalenza, quella che ti nasce dalla crescita di un ragazzo. Oltre alla gratificazione della società che vede crescere un ragazzino. Bisogna dedicare sempre più spazio, tempo e denaro alla crescita e alla formazione dei ragazzi. Anche a livello nazionale qualche talento sta crescendo. Il Genoa, ad esempio, ha tanti ragazzi in Nazionale e si devono gestire perché arrivino in prima squadra senza traumi”

C’è realmente un progetto in questa società? E se c’è, qual è?

P: “Il Genoa ha attraversato non molti anni fa un momento delicato, ne è uscito e ne sta uscendo alla grande. Questo consentirà di gettare le basi per qualcosa di più stabile, duraturo e importante. Adesso si parla anche di situazioni che, una volta ottenuta la matematica salvezza, possono fare pensare di costruire qualcosa di importante, sempre sulla base delle possibilità che questa società avrà in ambito nazionale. Noi vogliamo migliorare e quello che posso assicurare alla tifoseria è che faremo le cose per bene e con grande passione. Spesso credo ci siano equivoci abbastanza importanti, come pensare che qui si facciano le cose mettendo un numerino sull’altro come burocrati asettici della finanza. Dall’ultimo gradino al più alto, invece, qui al Genoa c’è tanta passione. Su questo non si può transigere od obiettare”.


Il calciomercato visto da Perinetti e Donatelli – VIDEO INTERVISTA #1