Il calciomercato sembra un lontano ricordo, ma purtroppo non lo è. Con le finestre di mercato ancora aperte all’estero, come sta dimostrando la vicenda Hamsik, questo muoversi di calciatori funesta ancora tra dichiarazioni dei dirigenti, operazioni poco comprensibili, rifondazioni alla ricerca della salvezza, descrizioni unicamente via Transfermarkt. Sembra un lontano ricordo specialmente se applicato al campionato e al suo effetto sulle prime due giornate che hanno seguito la fine della sessione invernale. In realtà, come già si era capito, il calciomercato non è stato di quelli febbricitanti: si sono contati infatti 59 acquisti in quattro settimane. E molte trattative imbastite più o meno alla luce del Sole per l’estate. 

GIUFFRIDA E L’ORBITA GENOA – Il Genoa ha partecipato attivamente con miriadi di nomi e sei nuovi tesseramenti (Sanabria, Jandrei, Pezzella, Radovanovic, Sturaro, Lerager), investendo per l’estate sull’intraprendente Schafer (MTK Budapest), Zennaro (Venezia) e Jagiello (Zaglebie Lubin). Quest’ultimo, polacco di origine, è l’ennesimo uomo di Gabriele Giuffrida che da anni ha stretto un legame fortissimo col Genoa in tema di trasferimenti. Giocatori dentro e fuori nel giro di poco tempo. Perotti e Falque alla Roma, Rincon al Torino, Mazzitelli al Genoa, Serpe all’Inter, Laxalt e Piatek al Milan (i due nomi sul piatto nella prima trattativa che aveva approcciato il Milan al Genoa), Borriello al Genoa (nel 2015), Ntcham dal Manchester City al Genoa, Tino Costa dallo Spartak Mosca al Genoa, Crespo dall’Inter al Genoa (e successivamente dal Genoa al Parma). Non saranno in ordine di tempo, ma se foste interessati a riordinarli tutti basta affidarsi al portfolio dello stesso sito web della GG11. Il vero obiettivo mancato è stato probabilmente Tudor Baluta del Vitorul, accasatosi al Brighton (Inghilterra) malgrado ottime referenze e una trattativa data già per fatta.

CAVALLI DI RITORNO – Ma ritornando a quei fatidici cinquantanove nomi, 31 sono calciatori travasati da una squadra all’altra della Serie A oppure prelevati da club di Serie B. Quindi ben poche novità e nulla di esaltante. Ventotto sono invece volti nuovi. O anche meno “nuovi”, visto che ben 11 sono cavalli di ritorno. Specialmente centrocampisti e attaccanti. L’impatto avuto sul campionato? Inutile girarci intorno: risibile. Quasi da arrossire. I migliori sono stati Muriel, assoluto mattatore in casa Fiorentina, e Sanabria, l’erede di Piatek, con le sue due reti in due giornate. Una sola la rete di Okaka all’esordio alla Dacia Arena. Poi, in termini di personalità e gol, possono avere portato qualcosa il ritorno di Viviano tra i pali di una Spal difensivamente crollata dopo i record delle prime giornate, il gol a porta vuota di Gabbiadini contro l’Udinese (ma l’ex Southampton ha propiziato anche uno dei due rigore che hanno portato al pareggio Doriano al “Franchi” di Firenze) e la vena altruista di un Kucka coi calzettoni abbassati dal 20′ del primo tempo e sempre irriducibile, quell’ex rossoblu dal cui destro sono partiti i due assist che hanno propiziato il pareggio del Parma allo Stadium. Si contano sulle dita di una mano.

SCOMMESSE E AFFANNI – Nel caos calmo di questa sessione di mercato ci sono poi state molte operazioni di scarsa comprensione. Del Genoa ne parleremo più avanti. In primis si vada su Caceres alla Juventus per sopperire alla partenza di Benatia, ma anche su Cedric (Southampton) per sostituire Vrsaljko o sul fantasma Zeegelar, zero presenze quest’anno nel Watford dei Pozzo e una carriera nell’oblìo (neppure Transfermarkt sa ricostruirla!) che ne ha fatto comunque un obiettivo di prima fascia dell’Udinese, che alle prese con la salvezza ha messo mano al portafogli per assicurarsi anche Sandro e De Maio. E poi ancora Romulo alla Lazio; Soriano e Sansone al Bologna assieme a Lyanco ed Edera alla ricerca del riscatto col loro mentore Mihajlovic; Birsa e Thereau al Cagliari assieme ai nuovi mostri Oliva (mediano) e Despodov (ala/attaccante).

C’è ben poco da esaltarsi, nel presente, e molto ci sarà da capire nel futuro visto che le maggiori operazioni sono state intavolate per l’estate. Basti pensare a Zurkowski, corteggiato da molti e finito alla Fiorentina così come Rasmussen dell’Empoli. Ma non c’è da esaltarsi perché di aria fresca ce n’è ben poca e in più occasioni le squadre sono state supportate nelle loro decisioni da fidati intermediari operatori di mercato. Sempre gli stessi. Come accaduto anche in casa rossoblu con l’entourage di Piatek che prima ha messo spalle al muro senza opposizione il Genoa (“il Milan aveva l’arma segreta in mano: la volontà del giocatore di andare ai rossoneri. Saremmo stati perdenti nel proseguire un eventuale braccio di ferro), poi ha proposto il nome del sostituto (Sanabria) e quello di un potenziale calciatore di belle speranze per il futuro (Jagiello). Un asse caldo che riscrive il futuro prossimo del Genoa, lasciando molte parentesi aperte sull’operato rossoblu in questa sessione di mercato. Così come in quella estiva, che ha visto partire già tre elementi prelevati nel mese di luglio.

Nellultima sessione, in termini di comunicazione, si è lavorato più via radio, con poca chiarezza e scarsa percezione delle aspettative del pubblico, che aveva però già dato fiducia al nuovo corso rossoblu con oltre 18mila abbonamenti (ottavo bacino d’utenza della Serie A) è che si è sentito tradito. In primavera sarà tempo di bilanci e la partita si aggiornerà, sperando che la classifica sorrida più di oggi e gli 11,7 milioni di debito siano un lontano ricordo. A fine anno, invece, sarà forse tempo di comprensione dei perché siano state fatte determinate operazioni, almeno stando alle ultime parole di Preziosi e al “progetto bellissimo” che seguirà la conquista della salvezza in questa stagione. Un progetto di cui fa menzione questa mattina Cesare Prandelli in un’intervista esclusiva a Tuttosport.

PIATEK E STURARO LE OPERAZIONI RECORD – Preziosi ha parlato poco durante il mercato, almeno non pubblicamente, ma assai di più lo ha fatto prima che il mercato stesso iniziasse, smentendo di fatto la sua dichiarazione più importante, quella che ogni tifoso avrebbe preferito vedere mantenuta. Con l’aggravante, se vogliamo, che venne pronunciata in un’intervista al Secolo XIX datata 7 settembre 2018, giorno della nascita del Genoa e del suo 125° compleanno. La dichiarazione prevedeva che Piatek chiudesse la stagione sotto la Lanterna, ma nel mese di gennaio è divenuta “operazione interessante per loro, ma anche per noi. Anche se ha fatto arrabbiare molti tifosi“. Operazione onerosissima, è tra le più costose intavolate dal Genoa  col Milan. Il calciomercato degli ultimi tempi, del resto, sembra più un lavoro di partnership con determinati agenti che diventano consiglieri che non di progettualità nel portare a casa i profili calcistici seguiti da vicino, dal vivo, da occhi attenti e preparati. Magari a partire dai settori giovanili. Magari per ambire a qualcosa, come da modello Atalanta. Un qualcosa che rappresentava, semplicemente, un po’ il bello del mercato stesso.

L’OPERAZIONE PIÙ ONEROSA: CROCE E DELIZIA – L’operazione più facoltosa dello scorso gennaio è quella dipinta dai 35 milioni che il Milan verserà nelle casse del Genoa per Piatek. Merito di Gazidis quello di un’operazione della quale Preziosi, ancora tre sere fa, si fregava le mani, sebbene ad ogni rete del polacco il suo prezzo lieviti assieme alle aspettative di quarto posto rossonere. In tre mesi, da novembre a gennaio, secondo il CIES Football Observatory la sua valutazione è più che triplicata, da 12 a 38 milioni. La proiezione, a giugno, sarebbe stata ben più alta per una cessione e lo ha in qualche modo ammesso lo stesso Preziosi: “se avessi saputo che avrebbero fatto quel tipo di operazione economica, forse avrei chiesto una cifra maggiore. A fine anno capiremo davvero il senso di queste operazioni? Per adesso sono risultate esclusivamente un naufragio comunicativo con tutte le conseguenze del caso. 

Intanto, la giornata di ieri ha raccontato qualcosa di nuovo anche sul fronte Sturaro, divenuto un po’ clamorosamente il terzo investimento più oneroso del mercato di gennaio 2019 dopo Piatek e Paquetà. Una di quelle operazioni che ha fatto storcere un po’ il naso sia sulle cifre trapelate, che poi si sono rivelate reali, sia sulle trattative future che potrebbe propiziare, come Romero alla Juventus in estate. Stamattina c’è chi si è domandato se, assieme a Favilli e Zanimacchia (oltre all’operazione Audero con la Sampdoria), non siano le operazioni che preparano il terreno a questa cessione. A cifre più alte. 

L’aver cambiato le carte in tavola (a pochi giorni dal primo dietrofront Favilli, trasformato in un calciatore in “cessione temporanea biennale con obbligo di riscatto da parte del Genoa” che scatterà a giugno 2020) potrebbe fare ben sperare in un recupero più rapido del calciatore. Su base quadriennale quasi la metà dei 35 milioni incassati per Piatek finiranno nel pagamento del centrocampista sanremese, ieri diventato un giocatore del Genoa a titolo definitivo per la cifra di 16,5 milioni di euro, che salgono a 18 sommandovi il milione e mezzo che i rossoblu ha già dovuto corrispondere alla società bianconera.

Foto TanoPress

E la Juventus, nella completezza d’informazione dei propri comunicati, non può sgarrare visto che è società quotata in borsa. Dai numeri non si scappa, come conferma una plusvalenza da quasi 13 milioni a favore dei bianconeri. Valore triplicato nel giro di quattro anni e mezzo durante i quali Sturaro, adottato largamente in sfide chiave della Juventus (anche in Champions), ha raccolto 90 presenze, segnato 3 gol e vinto trofei. Ora è reduce da un problema al tallone, negli ultimi tre anni ha saltato 281 giorni per infortuni di varia natura ma, tutelato da Prandelli che spesso ha preferito predicare calma nel suo recupero ed evadere le domande, potrebbe fare ritorno ben prima delle tanto ventilate Idi di Marzo. Non solamente seduto in panchina.

Se Sturaro e Piatek sono i due nomi più caldi sui 59 totali, ritornando alla questione generale su questo calciomercato, attenzione perché cambia anche il dato sul saldo di questa finestra invernale. Il Genoa spende più dei 7,5 milioni forniti all’indomani del gong dalla Gazzetta dello Sport (che diventano all’incirca 24, ndr) e la Juventus si gode un “effetto economico positivo di circa 12,9 milioni“. La plusvalenza dalla cessione di un giocatore che, acquisito nel luglio 2014 per una cifra che oscillava tra 5-6 milioni, finisce per rimpinguare le casse bianconere facendo salire la voce ricavi oltre i 20 milioni, rendendo rossoblu e bianconeri a braccetto i “re” del calciomercato.

Una posizione che la Juventus ricopre volentieri in testa alla classifica, ma che il Genoa non può permettersi di rivestire. Lo dimostra anche la considerazione che la Lega Serie A gli attribuisce nel fornire gli highlights della sfida Genoa-Sassuolo. Praticamente, se fra dieci anni dovessimo rivedere le emozioni della gara, scopriremmo che nel secondo tempo non ci sono mai stati né il tiro di Sanabria terminato a lato di pochissimo, né il destro di Kouame parato da Consigli. Due azioni da gol “censurate” assieme ai dati di Lerager, la cui partita termina nell’anonimato. Ennesima beffa rifilata al club rossoblu.