A Jeddah, nel teatro dell’ipocrisia e del denaro dove il calcio italiano si è tuffato a capofitto, andava in scena questo pomeriggio la finale di Supercoppa Italiana tra Juventus e Milan. Tra i vincitori di Coppa Italia e campionato scorsi. Una partita, quella in Arabia Saudita, che riproponeva anche Di Bello come quarto uomo all’interno della squadra arbitrale dopo la gara Roma-Genoa, data 16 dicembre 2018, quella dopo la quale il fischietto brindisino non aveva più arbitrato e che stamattina, per le dichiarazioni successive, è valsa il deferimento del presidente Preziosi e del Genoa per “responsabilità diretta”.

L’attesa era soprattutto per la sfida Cristiano Ronaldo contro Gonzalo Higuain. Una sfida neppure accennata visto che l’attaccante rossonero, al centro di mille voci di calciomercato, getterà le armi prima di giocare, ufficialmente a causa di un’influenza. In pratica, col rischio di alimentare ulteriori sospetti sul proprio trasferimento in Inghilterra, al Chelsea. Ad animare la questione, peraltro, alcuni scatti diffusi dal profilo ufficiale Instagram del Milan che immortalano Higuain a due ore dalla partita, in maniche corte, con alcuni cerotti al braccio sinistro. Quanto basta per alimentare in qualche retweet il sospetto di visite mediche già sostenute o prossime al completamento.

A parte la vicenda Higuain, assente anche nella foto di gruppo rossonera, in campo va in scena una sfida particolarmente equilibrata nelle occasioni, molto meno nel carattere e nella personalità con la quale affrontare gare su determinati palcoscenici. Nel primo tempo non si contano praticamente tiri verso la porta che non siano bianconeri con Douglas Costa, Cancelo e Ronaldo, e le due squadre fondamentalmente si annullano, producendosi in una sfida piuttosto fallosa e spezzettata, come testimonieranno i primi quattro ammoniti della gara (Pjanic diffidato salterà la sfida di campionato contro il Chievo, ndr).

Il secondo tempo è più ricco di emozioni e lo si capisce subito quando al 58esimo Cutrone, su assist involontario di Pjanic, scarica di sinistro sulla traversa. Si parla della più nitida delle occasioni, che spinge all’attacco più rossoneri che bianconeri. Ma la chance per il vantaggio juventino è dietro l’angolo: al 61′ Cristiano Ronaldo viene imbeccato sul filo del fuorigioco e si trova a tu per tu con Donnarumma. Basta una spizzata di testa, imparabile da quella distanza per un portiere, per portare avanti la Juventus.

La gara si accende, il Milan prova a rientrare in partita e lo fa inserendo Higuain e Borini al 70esimo. Operazione vanificata dall’espulsione via VAR di Kessiè al minuti 74′ per un fallo per piede a martello sulla caviglia di Emre Can. Guida è tassativo: richiama Banti e lo invita a tramutare il giallo in rosso. Così sarà, costringendo Gattuso a rinunciare al suo centrocampista anche in vista di lunedì prossimo contro il Genoa (si aggiungerà alla lista l’ammonito Calabria, ndr).

La partita si spegne e, di fatto, è soltanto il rigore reclamato all’86esimo dal Milan ad accendere l’ultimo quarto d’ora di partita. Conti, a centro area, viene toccato da dietro da Emre Can che prende tutto tranne che il pallone. Il silent check c’è, ma Banti non va a rivedere la dinamica. Gattuso non gradisce. Ma la gara ormai è indirizzata verso il successo bianconero, l’ottavo della storia juventina in questa competizione.


Genoa, Hiljemark e Sandro assenti. Un’ora di partita con la difesa a quattro