Il 15 maggio 2022 ha segnato la retrocessione in Serie B del Genoa dopo quindici anni ininterrotti di Serie A. Il verdetto ha aleggiato sulla testa del Grifone per quasi tutta la stagione, figlio di un campionato italiano scadente quanto mai prima. Abbiamo cercato di ripercorrere, a partire dal ritiro di Neustift, i passaggi chiave di una stagione partita male e finita peggio.

Il Genoa riparte dalla conferma di mister Ballardini e dall’addio di una larghissima parte di quei calciatori che avevano fatto la differenza nella precedente stagione: Scamacca, Zappacosta e Strootman su tutti, ma anche Perin tra i pali. C’è ancora Shomurodov, che dalla ValStubai si fotografa con la nuova maglia del Genoa salvo poi essere ceduto alla Roma a pochi giorni dall’inizio del campionato. Sulla testa dei rossoblu circola sempre più veemente la voce di una cessione societaria, ma all’orizzonte i contorni sono ancora nebulosi. Preziosi è ancora in sella, ma tutto tace. Di conseguenza il mercato è totalmente bloccato, motivo per cui sono tantissimi i giovani richiamati a Neustift, da Kallon a Serpe passando per Besaggio e per qualche volto “nuovo” come Cambiaso reduce da prestiti in cadetteria.

Poche, però, le certezze cui appigliarsi in vista della stagione che verrà. C’è uno squilibrio evidente e alcune parole di Ballardini, oggi, assumono un peso ancora più rilevante rispetto a quando le pronunciò, il 21 luglio 2021. Dopo la prima amichevole con la Rappresentativa Val Stubai chiarisce: “Sono molto, molto interessanti, hanno tanto entusiasmo e vanno forte dirà riferendosi ai giovani – ma quelli più anziani conoscono meglio la strada. È giusto avere una rosa di 16/18 giocatori che poi aiutano a fare crescere questi ragazzi, ma bisogna che ci siano giocatori che sappiano fare bene il loro mestiere e mostrino cosa bisogna fare dentro e fuori dal campo”.

Un mese dopo, il 21 agosto 2021, arriva la gara di esordio a San Siro con l’Inter, a mercato tutt’altro che ultimato. Neanche il tempo di iniziare a sporcarsi gli scarpini che si capisce subito che stagione avrà davanti il Genoa più incompleto di sempre: ancora deve incassare quattro gol a San Siro senza colpo ferire ed è già in silenzio stampa. Prima della partita, infatti, il tecnico Ballardini non espleta quel passaggio (comunque inutile da ogni punti di vista perché le partite si commentano dopo) che lo avrebbe dovuto vedere di fronte ai microfoni DAZN. Ad annunciarlo la stessa emittente.

L’occasione per riscattarsi arriva in casa col Napoli in una gara che il Genoa non meriterebbe di perdere. Ma la perderà, dopo essere andato avanti con Pandev (gol poi annullato), e diventerà una gara in grado di scoperchiare un altro grande pentolone da cui si attingerà per tutta la stagione, quello degli errori arbitrali. Il Genoa, forse al pari del solo Milan, è tra le squadre che usciranno più penalizzate da questa stagione (e, checché se ne dica, vista la pochezza dell’attuale Serie A, sarebbe bastato un errore di meno per giocarsela quantomeno sino all’ultima giornata). Emerge un dato, quello della capacità di reagire allo svantaggio, che diventerà peculiare nelle prime fasi del campionato. Un segnale di vita in uno scenario spesso mortificante.

Fatto sta che, zero punti in classifica nei primi 180′ di campionato, arriva il 31 agosto 2021. Una data mica da sottovalutare considerato che Preziosi concederà l’ultima intervista da presidente del Genoa all’emittente locale Telenord. Di trattativa si parla con sempre maggiore insistenza, ma a risentirne è il calciomercato concluso con una volata che porterà Maksimovic, Fares e Caicedo in rossoblu. “Se ho prospettato una data per la fine di questa trattativa? No, le trattative sono sempre un po’ lunghe e difficili – spiega Preziosi – L’interlocutore però è un interlocutore serio. Spero che attraverso questa serietà si arrivi ad accordi concreti e alla cessione, dando un futuro al Genoa diverso da quello che altri si aspettavano”. E ancora: “Oggi stiamo qui tranquilli: degli ultimi 7/8 anni questa è la squadra più forte che abbiamo allestito, sperando che poi sul campo ci sia lo stesso riscontro. C’è voglia di non soffrire? Sì, ce n’è bisogno per i Genoani. A volte le aspettative possono essere disattese dai risultati, però mi sembra che questa squadra possa competere per arrivare a posti decenti della classifica”.

Col senno di poi è facile parlare, ma la sensazione che in queste dichiarazioni ci fosse un totale squilibrio rispetto alla realtà dei fatti era chiaro a tutti. Staff tecnico compreso, che avrebbe fatto il possibile restituendo un po’ di ossigeno al Grifone con la rimonta di Cagliari. Diventerà però un caso isolato, perché il Genoa da lì in avanti non vincerà più. Andrà avanti a pareggi (6) e sconfitte (3), nel pieno del periodo della cessione societaria e del disvelamento dei 777 Partners, alla loro prima comparsa nel pirotecnico 3-3 casalingo con l’Hellas Verona. È una partita chiave anche quella: il Genoa passa in svantaggio per 2-0, rimonta e supera la formazione di Tudor, salvo poi farsi agganciare all’ultimo miglio da Kalinic. Un mix di emozioni nella bolgia del Ferraris che comincia a riempirsi nuovamente grazie all’allentamento delle norme Covid e ai biglietti gratuiti messi in vendita dalla nuova proprietà. Passa una settimana e arriva la più pesante delle sconfitte stagionali, quella all’Arechi contro la Salernitana. Lo spirito “crocerossino” del Genoa lo impersonifica Maksimovic, che di fatto segna nella propria porta. Ne scaturisce un KO dal peso rilevante, capace di mettere oggi fuori gioco i rossoblu dall’ipotesi di giocarsi la salvezza sino all’ultimo. Un KO che segna anche il destino di Ballardini, il quale un mese dopo viene esonerato dopo il pareggio (e l’ennesima rimonta) di Empoli. “Siamo consapevoli che ci sono davvero tante difficoltà da superare. Difficoltà che voi, o una parte di voi, nasconde – tuona Ballardini dalla sala stampa del Castellani –  Difficoltà che sono evidenti. Noi le conosciamo e ci conviviamo quotidianamente, qualcuno di voi evidentemente non ci sente e non ci vede“.

Le difficoltà sono quelle in termini di organico, ed essendo a novembre incomincia a farsi largo una rosa pletorica di nomi da ingaggiare a gennaio. La nuova proprietà, che ha effettuato il closing il 23 settembre precedente, vuole subito imprimere il proprio marchio e sceglie una mossa mediaticamente forte per sostituire il tecnico ravennate, 9 punti in 12 gare con una rosa che è quella che è. Arriva Shevchenko. L’ex ct dell’Ucraina ritorna in Italia e cattura l’attenzione mediatica della stampa locale, italiana e anche estera. Non potrebbe essere altrimenti visto che calcheranno il campo di Pegli volti come quello di Mauro Tassotti, storico vice allenatore di Carlo Ancelotti. Si respira l’aria di una nuova era che sta iniziando, ma i numeri diranno che sarà un incidente di percorso.

Il mese di novembre è tra i più importanti e dirimenti nella stagione del Grifone. Si cambia la guida tecnica, ma si presenta anche Alberto Zangrillo come nuovo Presidente dopo l’addio di Preziosi, che ammette che “rimarrà sempre tifoso rossoblu“. A Palazzo Ducale la presentazione del neo-presidente avviene il 23 novembre 2021, periodo nel quale esplode anche lo spettacolo visivo dei murales fuori dalla Gradinata Nord.

Tornando un attimo indietro, il 10 novembre 2021 vi era stata la presentazione al Ferraris del nuovo tecnico rossoblu che confermava le aspettative della piazza dopo l’avvento dei 777 Partners. Si parlò in quella sede di un “grande progetto per il futuro” del Genoa alla presenza di tutti i vertici della holding proprietaria del Genoa, da Andreas Blazquez a Josh Wander. Il clima, malgrado la classifica e il calendario all’orizzonte, era di grande fiducia.

Il campo tuttavia sarà destinato a scalfirla: nelle prime otto gare prima del mercato arrivano 5 sconfitte e 3 pareggi: il primo esterno a Udine, con due errori macroscopici a tu per tu con Silvestri e un rosso mancato a Molina in apertura di secondo tempo, poi con Sassuolo e Atalanta. Specialmente la sfida con la Dea, prima delle vacanze natalizie, lascia intravedere qualche spiraglio se non altro per l’atteggiamento della squadra rossoblu al Ferraris, dove ancora manca la prima vittoria. La Nord intona un “vi vogliamo così” e la speranza è di rivedersi alla ripresa col Sassuolo con altro spirito e altre certezze. A Reggio Emilia, dopo la parentesi Covid del tecnico rossoblu che lo vedrà in panchina coi neroverdi e poi nuovamente fuori gioco con lo Spezia per un rigurgito del virus, ancora non ci sono nuovi acquisti, eccezion fatta per Hefti. Il mercato però non decolla, le difficoltà sono evidenti e acuite dalla posizione di classifica del Grifone e arriva la tappa cruciale e fatidica di Genoa-Spezia che farà il paio col derby di andata perso con la medesima inconsistenza.

Sono due partite inspiegabili, forse le più brutta della stagione per atteggiamento e gioco mostrati. Contro la Sampdoria è la prima volta di Johannes Spors al Ferraris, annunciato come General Manager il 10 dicembre 2021, oltre un mese dopo l’ingaggio del tecnico. Un errore abbastanza evidente e già ammesso in più sedi. Al derby i regali sono tantissimi, la sfida con lo Spezia poi assume tratti grotteschi per la decisione di schierare titolare Fares anziché Hefti. Il laterale algerino pochi giorni prima era già stato di stanza a Torino per prendere visione del suo prossimo club, quindi era fisiologico che non si presentasse proprio con un carico di motivazioni. Yeboah va in tribuna, esordisce Østigard, ma il Genoa regala ancora una volta un tempo e tanto basta allo Spezia per proiettarsi ben lontano dai rossoblu in classifica dopo aver allungato già di cinque punti con la vittoria esterna di Napoli. Insomma, la strada è sempre più in salita. Il lavoro di Spors è tutto tranne che semplice.

Uno dei punti più bassi e di maggiore affanno lo si toccherà con l’indecisione di ingaggiare il tecnico post-Shevchenko. Si temporeggia così tanto che a Firenze siede in panchina Konko, tecnico dell’Under 17, che ha tutto tranne che responsabilità in un 6-0 che certifica la totale disconnessione della squadra rispetto all’obiettivo sportivo della salvezza. Vige lo spaesamento più totale. La salvezza in realtà è ancora lì, volendo, ma raggiungibile solo prendendo un panzer in panchina. Qualcuno che riconnetta tutti i fili nella testa dei calciatori e crei una dimensione di spogliatoio forte, coesa, travolgente. I primi sondaggi sono per Davide Nicola, esperto in questo genere di missioni, ma si fanno spazio anche i nomi di Labbadia e del già sotto contratto Maran. Alla fine la spunta Blessin.

Il Genoa ha soli 12 punti in classifica e il girone di ritorno è già cominciato. La salvezza appare un’impresa impossibile, non fosse per gli scontri diretti casalinghi all’orizzonte. Il 19 gennaio 2021 si cambia il terzo allenatore stagionale: liberato dall’Ostenda arriva Alexander Blessin, giovane tecnico scuola RedBull Lipsia e già conoscitore del modus operandi di Spors. Intanto il mercato vede ridursi la sabbia nella clessidra e si inseguono ancora gli elementi che potrebbero completare la rosa rossoblu. Arriveranno nel giro di una decina di giorni Frendrup, Gudmundsson e Amiri, oltre a Piccoli dall’Atalanta e Calafiori dalla Roma.

Blessin arriva con tutto lo scetticismo possibile. In giro per il web si legge di tutto, ma quando c’è il Genoa di mezzo è sempre facile spararla grossa, soprattutto se nessuno ti tocca il tempo. Peccato che Blessin, pur raccogliendo 7 pareggi in altrettante gare, certifichi ancora una volta che blindare la difesa in Italia premia e può permetterti di restare in vita in un campionato drammaticamente rivolto verso il basso. La squadra si vede che è con lui, lo confermano le dichiarazioni di uomini che poco a poco diventeranno chiave come Sturaro, e la vittoria col Torino prima della pausa per le Nazionali del mese di marzo sembra la partita della svolta.

In questa pausa si fanno spazio le prime voci di contrasti e botta e risposta tra l’ex presidente Preziosi e la nuova proprietà americana del Genoa, culminate con l’approvazione del bilancio la mattina stessa del derby di ritorno contro la Sampdoria, il 30 aprile scorso, e con le rassegne stampa della settimana successiva, in particolare quella del 5 maggio. In tutto questo mix di rigurgiti societari ed entusiasmo ritrovati, manca una cosa che poco sembra azzeccarci: la punta centrale.

In realtà il Genoa avrebbe Destro, di cui sono note le fasi alterne di rendimento. È fermo da mesi a otto reti stagionali ed è vicino ad andare in doppia cifra, traguardo che lo porrebbe – pur in una stagione controversa e negativa – nella storia del Grifone assieme a Della Torre, Skhuravy e Aguilera. Segnerà ancora un gol, faticando moltissimo e non assumendo più quello status di trascinatore che lo aveva tenuto sul pezzo sino al mese di gennaio e al gol contro la Salernitana al Ferraris. In quella partita la sua maglia si allunga per mano di Dragusin, ma le sviste della classe arbitrale permangono incontrastate e il Genoa, in gare chiave, se ne vedrà sommare diverse l’una dietro l’altra: Portanova con l’Empoli, ma anche Acerbi su Piccoli contro la Lazio. Episodi eclatanti che lasceranno il segno.

Fatto sta che, tra l’appannamento di Destro e la poca incisività sotto porta degli innesti di gennaio, il Genoa difende bene ma segna col contagocce. Troppi gli errori negli ultimi metri, troppe le remore di non aver trovato o convinto una punta ad accettare la sfida Genoa nel mese di gennaio. E il ritorno dalla pausa di marzo è una mazzata: tre sconfitte contro Verona, Lazio e Milan rimettono in salita la rincorsa salvezza del Grifone. Non basta un pubblico da scudetto, non bastano oltre tremila genoani di lunedì al Bentegodi: la squadra esce ridimensionata da questa fase e si avvia a quel torneo ad eliminazione diretta che non permetterà più, dal Cagliari in avanti, passi falsi. Badelj decide la sfida col Cagliari, ma il derby di ritorno è deciso da Sabiri. La vittoria con la Juventus riaccende la speranza, ma servirebbe corroborarla con tre punti a Napoli e altri incastri di risultato. Incastri che al sabato si incastrerebbero, ma il 3-0 partenopeo suona come una sentenza. E lo è, certificata dalla vittoria dell’Inter a Cagliari. Blessin viaggia comunque ad una media punti superiore al punto a partita (16 racimolati in 15 partite) e potrebbe aumentare questo dato vincendo col Bologna. In ogni caso, ad averlo avuto prima la salvezza sarebbe stata raggiungibile in carrozza, forse figlia anche di una pianificazione sul mercato migliore e condivisa, ciò che non è successo tra Shevchenko e Spors.

Ora è il momento delle analisi e delle valutazioni e sotto la lente finisce chi c’è adesso, ma questa retrocessione parte da lontano. Parte dall’Austria, parte da un mercato estivo tutt’altro che da campionato tranquillo, parte dall’aver tentennato troppo nel prendere determinate decisioni in sede tecnica e dirigenziale, parte dagli errori fatti dalla precedente gestione che non potevano evaporare nel giro di uno schiocco di dita e ai quali si sta cercando di rimediare, con inevitabile riflesso sulla parte sportiva. Errori che oggi sono stati pagati a caro prezzo, ma ad essi si può rimediare sulla scorta delle parole del Presidente Zangrillo dopo la sfida col Napoli. Tutti temi addolciti da una ritrovata Gradinata Nord come non la si ricordava da anni. Che ci sarebbe da chiedersi cosa sarebbe successo col 100% di capienza fin da inizio stagione…