Un comunicato congiunto di oltre 150 tifoserie di tutta Europa (non solo di calcio, ma anche del mondo del basket) è stato diffuso nelle ultime ore e, tramite il messaggio “No Football Without Fans” (“niente calcio senza tifosi“), richiama ancora una volta ad uno stop definitivo dei campionati. Molte società non risultano comunque tra quelle ad aver firmato il comunicato, ma va segnalato come nelle ultime settimane abbiano chiaramente fatto capire quale sia la loro posizione: contro una ripartenza. È il caso, ad esempio, delle curve italiane di Lecce, Roma, Atalanta e Torino, che nel comunicato non compaiono, ma la cui posizione sul tema è apparsa netta. E tante altre se ne annoverano negli altri campionati.

Il mondo è ancora nella morsa del Covid-19 e i gruppi organizzati firmatari del comunicato chiedono che il calcio non riparta senza i tifosi, il “cuore pulsante” che anima le singole partite. Nel firmare questa nota si annoverano gruppi ultrà che vanno dall’Italia (Brigata Speloncia e Via Armenia 5R i gruppi della Gradinata Nord ad aver sottoscritto la nota) alla Germania passando per Francia, Romania (Club e Dinamo Bucarest), Belgio (Anderlecht, Standard Liegi), Bulgaria (Plovdiv), Serbia (Stella Rossa), Svizzera (Servette), Portogallo (Sporting Lisbona), Austria (Salisburgo) e Grecia (AEK, Panionios).

L’Europa è nella morsa del Coronavirus – esordisce il comunicato – e i governi hanno dichiarato il lockdown totale tutelando così la cosa più preziosa che abbiamo: la salute pubblica, primo obiettivo per tutti. Per questo riteniamo più che ragionevole pensare ad uno stop assoluto del calcio europeo.

Chi gestisce quest’ultimo, invece, ha fin da subito espresso un solo ed unico obiettivo: ripartire. Siamo fermamente convinti che a scendere in campo sarebbero solo ed esclusivamente gli interessi economici e questo viene confermato dal fatto che il campionato dovrebbe ripartire a porte chiuse, senza il cuore pulsante di questo “sport popolare”: i tifosi.

Ci è piu che lecito pensare che, ancora una volta, la supremazia del denaro vada a calpestare così il valore della vita umana.

Pertanto, chiediamo fermamente agli organi competenti di mantenere il fermo delle competizioni calcistiche finché riempire gli stadi non tornerà ad essere un’abitudine priva di rischi per la salute collettiva.

Se il sistema calcio si trova in una situazione di tanta difficoltà, la colpa va attribuita alla mala gestione degli ultimi decenni. Una mala gestione che abbiamo sempre messo in evidenza con il solo ed unico fine di tutelare e salvaguardare lo sport più bello del mondo.

Oggi il calcio è considerato più come “un’industria” che come uno sport; dove le pay-tvtengono sotto scacco le società, alimentandole con i propri diritti televisivi, permettendo così alle società stesse di poter pagare stipendi spropositati ai calciatori e alimentando a loro volta la sete di denaro di procuratori squali, il cui unico obiettivo è quello di gonfiarsi il portafoglio. Un sistema basato solo ed esclusivamente su business ed interessi personali che se non verrà ridimensionato quanto prima porterà ad un solo e unico fine: la morte del calcio stesso.

Teniamo a sottolineare che se gli Ultras avessero una minima intenzione di lucrare su quella che è la propria passione, come abbiamo potuto leggere dai media in questi giorni, spingeremmo per una ripartenza dei campionati anziché lottare affinché questo non avvenga, andando contro tutto il sistema calcio ed a chi lavora per esso, scrivendo assurdità di ogni tipo.

Tutto questo deve cambiare. Siamo pronti a confrontarci con chi di dovere per riportare il calcio ai suoi albori, per tornare a vivere la nostra più grande passione in prima persona, per far in modo che questo torni ad essere uno sport popolare.


IL TESTO ORIGINALE DEL COMUNICATO E I GRUPPI ORGANIZZATI FIRMATARI

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