Mario Ponti, il Palermo, avversario del Genoa, arriva da due sconfitte consecutive.

A logica è difficile che subisca la terza, però bisogna sfatare anche questi tabù. Visto che a Marassi non si riesce a vincere, bisogna farlo fuori casa. Chi ha l’obiettivo della Serie A i punti deve conquistarli e basta. Ad ogni modo un punto a Palermo non sarebbe da buttare via.

Quali sono le caratteristiche dei rosanero?

Hanno giocatori di spessore, tipo il centravanti Brunori, i centrocampisti Segre e Stulac. Non si capisce se giocheranno con il 4-3-3 o con il 4-3-1-2. In passato Corini aveva virato sul 3-5-2, non so se cambierà assetto fino a questo punto. Penso che il Barbera sarà quasi pieno, ci sarà tanto gente, ma quello di cui è capace la tifoseria rossoblù l’ha dimostrato l’altra notte con la festa per il 129° compleanno. La dirigenza americana si sta rendendo sempre più conto che questa gente non può essere delusa.

Che cosa pensi del Palermo?

L’ho visto in tv contro la Reggina. A Reggio Calabria ha sofferto dal punto di vista difensivo perché non ha difeso di squadra. Non penso che il vero Palermo sia stato quello, troppo brutto. La Reggina ha fatto il bello e il cattivo tempo.

Reagiranno con forza?

Presumo di sì. Giocando in casa e venendo due sconfitte consecutive, dovranno tirare fuori qualcosa in più. Il Palermo di Reggio avrebbe difficoltà a salvarsi, invece sento parlare di un Palermo ambizioso.

Quali sono le chiavi accesso al Palermo? Dove sono attaccabili?

I difensori centrali mi sono sembrati in chiara difficoltà. Li ho visti soffrire negli scambi stretti, non ci sono stati raddoppi e marcature preventive. Il valore del Palermo però è un altro: senza togliere nulla alla Reggina che ha giocato un’ottima partita, non so quanta abbia inciso la giornata no dei siciliani. Se le sconfitte di fila diventassero tre, anche Corini finirebbe sul banco degli imputati.

Il Genoa?

Ha buttato via due punti contro il Parma. Vado controcorrente. Blessin dice che la squadra ha giocato bene, io ho visto un Genoa migliore di altre volte, ma giocare bene per me è un’altra cosa. A livello di rosa il Genoa è comunque una squadra di Serie A. Nel Parma, inferiore quanto a singoli, ho notato delle trame precise. Nel Genoa ci sogno aggressività e pressing, però mancano azioni che possano definirsi tali. I primi due gol del Parma sono stati abbastanza casuali, ma Mihaila ha imperversato in lungo e in largo, andava raddoppiato. Il Genoa per tre-quattro volte ha goduto di contropiede in superiorità numerica e non è andato alla conclusione: sono situazioni da correggere. Una volta Tizio va in fuorigioco, un’altra Caio sbaglia il passaggio, un’altra ancora manca il movimento del giocatore senza palla. La squadra non ha ancora un filo conduttore. Questo 4-2-2-2 tutto per vie centrali non mi convince, soprattutto per i giocatori di cui gode il Genoa.

Un pronostico per stasera?

Mi astengo, ragiono troppo da tifoso, dico sempre che il Genoa vince. Il pronostico me lo tengo per me. Spero soltanto che il Genoa cominci a giocare come dovrebbe, data la rosa a disposizione. In Europa, nelle coppe, abbiamo apprezzato l’aggressività abbinata alla qualità. Senza qualità non si vince. Il Genoa ha tutte e due le cose. Nel calcio dei cinque cambi i giocatori si possono inserire con gradualità. Prendiamo Strootman, per esempio. È un giocatore che in Serie B può spostare montagne di equilibri e bisognerebbe cominciare a impiegarlo.

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Sono nato a Genova il 10 gennaio 1964. Ho fatto tutto il settore giovanile nel Genoa: 3 anni di primavera, esordio in serie A in Genoa -Napoli nel 1983. Poi esperienze nel Carbonia, Omegna, Casale e Mondovì in Serie C2; poi Dilettante in squadre della provincia di Genova. Un grave infortunio al ginocchio destro mi ha condizionato per tutta la carriera. Quattro operazioni. Una volta terminato di giocare ho iniziato a fare l’allenatore, prima nelle giovanili rossoblu e successivamente per 10 stagioni sulle panchine di Arenzano (il mio paese d’origine), Cogoleto, Lagaccio, Molassana e Pegliese. Infine, la sclerosi multipla è avanzata e ho dovuto abbandonare la panchina motivo per cui ho fatto per tre anni il direttore sportivo. Ora voglio fare solo lo spettatore e il tifoso. Nel 2014 la T.O mi ha premiato come tifoso rossoblu dell’anno, cosa di cui vado molto, molto orgoglioso.