Un vero peccato che la sfida tra Juventus e Genoa, per quanto messo in campo dai rossoblu, sia stata decisa più dagli episodi arbitrali che da un andamento regolare e fisiologico della gara, interpretata ottimamente dal Grifone. Sono infatti diversi gli episodi da analizzare, con l’arbitro Giua che non esce certo rinfrancato dalla prova dell’Allianz Stadium. E con lui anche il VAR Calvarese, che non gli è stato certo d’aiuto.

Il primo argomento da trattare è la lunga vicenda Cassata, che parte dal primo cartellino giallo rimediato al 3′ di gioco per fallo su Dybala (il secondo nel giro di pochi minuti) e arriva sino all’espulsione. Nel mezzo, però, alcuni episodi che non lo riguardano direttamente.

Ad esempio il mancato cartellino rosso a Rugani al minuto 37′. Il difensore bianconero viene aggredito senza fallo da Agudelo, che gli strappa il pallone sulla trequarti. Il colombiano potrebbe involarsi verso la porta, anche se il pallone sembra uscire dalla sua disponibilità complice il terreno di gioco bagnato per la pioggia. Quel che è certo, e le immagini lo confermano, è che Agudelo va al doppio di Rugani e, soprattutto, l’arbitro è davvero molto lontano dall’azione per giudicarla al meglio.

Giudica immediatamente che quello sia un intervento falloso, però non ravvisa un DOGSO (chiara occasione da gol). Senza questa discriminante, il protocollo lo invita ad estrarre il cartellino giallo, come effettivamente accade. Ma c’è da domandarsi: Agudelo avrebbe raggiunto il pallone prima di Buffon e Bonucci se non fosse stato atterrato? La domanda rimarrà irrisolta anche dopo le richieste di chiarimento di Thiago Motta al quarto uomo La Penna.

La partita va avanti e l’episodio immediatamente successivo è la generosa, severa quando non inesistente espulsione di Cassata al minuto 51′ per un braccio appoggiato sulla spalla di Dybala (neanche una trattenuta). Parliamo di un’espulsione che verrà peraltro suggerita e mimata da Dybala (ma non dovevano essere ammoniti i giocatori che invitavano il direttore di gara ad estrarre un cartellino?), che anche nel secondo tempo indicherà la strada a Giua per ammonire Pandev, reo di aver scaraventato a terra con frustrazione un pallone dopo un intervento di Schöne a sbilanciare proprio il numero 10 bianconero. L’espulsione, come già ribadito questa mattina nell’editoriale, non solo non trova appigli nel regolamento, ma è pure inesistente. E il VAR, essendo un cartellino giallo (e non rosso diretto) è stato tagliato fuori da ogni potenziale intervento.

La gara cambia, ma potrebbe tornare presto a sorridere al Grifone. Arriva presto il 56′ e Rugani, all’altezza del centrocampo, nello stesso punto dove Cassata per molto meno aveva trovato il secondo giallo, atterra Pandev da dietro. Giua è molto vicino all’episodio, ma decide de non sanzionare il difensore bianconero. Dalla panchina viene espulso Marchetti per proteste. In caso di ammonizione sarebbe stata ristabilita la parità numerica, cosa che avverrà invece all’86esimo per il doppio giallo di Rabiot.

Ma la Juventus sarebbe dovuta restare almeno in nove perché al minuto 87′ Schöne viene colpito del tutto gratuitamente da Bentancur nella propria metà campo con un vigoroso calcio sulla caviglia destra. L’uruguaiano era già ammonito e un secondo giallo, visto il metro di giudizio del fischietto sardo, non avrebbe fatto storcere il naso. Oltretutto Giua è a pochissimi metri dall’azione e ben focalizzato sul contatto.

Finita qui? Neanche per sogno. C’è tempo ancora per la seconda “grazia” di Giua nei confronti di Rugani. Nell’episodio che al minuto 88′ punirà Bonucci con l’ammonizione, il fallo su Pinamonti inizia ben prima e, nello specifico, con una trattenuta di Rugani reiterata ai danni del numero 99 rossoblu. Una volta fischiato fallo, si sarebbe dovuti tornare dove era cominciato e la Juventus avrebbe dovuto perdere anche Rugani.

L’ultimo episodio, dopo la posizione di fuorigioco che porterà all’annullamento del gol di Ronaldo a inizio recupero grazie al VAR, è il rigore per la Juventus. Il VAR non interverrà perché non c’è modo di capire se effettivamente ci sia un chiaro ed evidente errore, e sappiamo che per protocollo questo dev’essere l’input che porta all’intromissione della tecnologia. C’è piuttosto da chiedersi il perché di questa valutazione in campo.

Chi cerca un contatto di Sanabria sul piedi di Ronaldo, lo cerca nel posto sbagliato: sempre che ci sia stato un incrocio così vigoroso, avviene sotto il ginocchio sinistro dell’attaccante bianconero. Ad insospettire è più che altro la dinamica: Sanabria avrebbe potuto accompagnare l’avversario sul sinistro, tuttavia la percezione che si è avuta – e le immagini lo confermano – è che Ronaldo si lasci un po’ cadere e cerchi il contatto.

Per Giua comunque pochi dubbi: il dischetto viene indicato dopo una frazione di secondo. Si può parlare, anche in questo caso, di un rigore generoso e severo oltre che di un episodio che ha fatto parlare di un’altra partita nel risultato finale. Si può parlare, ancora una volta, di una tipologia di calcio di rigore che oggi viene dato, domani magari no, dopodomani invece revocata o assegnata dal VAR: manca a tutti i livelli una più chiara uniformità di giudizio e un regolamento sempre meno cavilloso. Il vero problema risiede qui e, al di là di questo Juventus-Genoa da cui il Grifone esce a testa altissima, ha respiro generale.


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