Il giallo del malfunzionamento o meno del VAR allo stadio Ferraris terrà banco per molto tempo, ma Genoa-Atalanta non è stata solamente i due episodi da rigore e tutte le loro polemiche post-gara. Fabbri e gli assistenti sono stati promossi solamente in tre situazioni: in occasione delle reti annullate a Gosens e Romero per fuorigioco e nel lasciare proseguire sull’inesistente tocco di braccio di Cristian Zapata in area di rigore al 21′ del primo tempo.

GASPERINI: “RIGORE SU KOUAMÈ EPISODIO GRAVE. VAR NON FUNZIONAVA”

Non sono stati altrettanto bravi nel metro di giudizio applicato per oltre due terzi di gara: inizialmente, nel primo quarto d’ora di gara, poteva anche risultare apprezzabile la scelta di arbitrare un po’ “alla inglese” rendendo frizzante e dinamica una partita fra due squadre atleticamente prestanti e fisicamente dotate.

Poi, dal primo cooling break in poi (22′), la partita è progressivamente scappata di mano all’arbitro di Ravenna. L’episodio cardine della prima frazione è sicuramente il fallo di Toloi e Pasalic su Pinamonti al 42esimo. Molti se ne sono scordati questa mattina solamente perché non rientra nell’orbita VAR, ma è un episodio che avrebbe potuto garantire al Genoa una punizione da distanza sicuramente invitante quando in rosa hai battitori come Schöne o Criscito. Ben consapevoli che coi “se” e coi “ma” non si è mai fatta la storia, è doveroso dire che sarebbe già fallo solamente per la vigoria del raddoppio bergamasco sull’attaccante rossoblu, ma lo è ancor di più se si riguardano le immagini.

Pinamonti è bravo a districarsi prima su Pasalic, che prova a contenerlo senza troppa leggerezza e senza mai colpire il pallone, e successivamente su Toloi, che superato dal pallone atterra platealmente con la gamba destra il centravanti del Grifone. Come si possa non aver fischiato fallo, è incomprensibile, tanto più che Fabbri si trova a poco più di un paio di metri dall’episodio e non ha impedimenti visivi nella valutazione.

Giusto ribadire che il VAR non sarebbe potuto intervenire se non in caso di gol sul ribaltamento di fronte da parte dell’Atalanta (ricordate Spal-Fiorentina dell’anno scorso?). In queste situazioni, la tecnologia deve dare la precedenza alla verità di campo, ovvero sia alla percezione e interpretazione del direttore di gara. Percezione indubbiamente sbagliata, con l’aggravante che vede Fabbri essere posizionato a pochi metri dall’accaduto.

In chiusura di primo tempo un’altra avvisaglia del deterioramento nella conduzione di gara è il cartellino giallo per Ilicic, al 46esimo. Un giallo totalmente gratuito: Criscito disimpegna calciando lontano il pallone e nel farlo colpisce, senza volontarietà, la gamba sinistra di Ilicic. Gamba che non è né tesa né a martello, ma ben poggiata a terra. Il capitano rossoblu rimane a terra per il contraccolpo, mentre Ilicic rimane sorpreso del cartellino giallo. Ilicic andrà prima a protestare, poi a scusarsi con Criscito (e precedentemente si era scusato, con un cenno della mano, anche con un tifoso rossoblu nei Distinti, colpito involontariamente da un suo tiro). Anche in questo frangente il protocollo VAR non prevede l’intervento, ma questo è un chiaro ed evidente errore.

Ed eccoci alla seconda frazione, dove il primo episodio è il rigore concesso all’Atalanta. Il contatto tra i cugini Zapata avviene poco dopo il 60′ di gioco, mentre la revisione inizia al minuto 61′ 40″. Oltretutto, dettaglio non da poco, Fabbri interrompe proprio il gioco senza che il pallone sia uscito onde evitare che l’azione si prolunghi esageratamente sino a scomodare precedenti infausti come il già citato Spal-Fiorentina.

A rivedere le immagini, la marcatura di Cristian Zapata è in linea con tante altre situazioni viste ieri al Ferraris, ma in quest’occasione c’è un contatto evidente tra il suo piede destro e il sinistro di Duvan Zapata. Che poi l’attaccante orobico cada con troppa facilità, alla luce della sua stazza, è altrettanto evidente, ma quel che è certo è che il pallone non viene mai colpito. Il rigore è quindi corretto nell’interpretazione: peccato che sia stata l’interpretazione del VAR, visto che Fabbri aveva lasciato proseguire, posizionato a dieci metri dall’episodio e con la visuale completamente libera per valutare senza ausilio della tecnologia. L’aggravante è che si smentirà poco dopo con un eccesso di sicurezza nel rigore assegnato al Genoa.

Proseguendo infatti si arriva presto al secondo episodio, il più discusso della partita, al novantesimo. Oggi il tema in primo piano è se funzionavano le telecamere a disposizione del VAR visto che ogni fermo immagine può fare la differenza. Ieri ve ne erano un paio indicativi del tipo di contatto avvenuto tra Djimsiti e Kouamè.

Un contrasto leggero e non violento, quello senza dubbio, ma una sicura opposizione perché Djimsiti perde totalmente di vista il pallone e va sull’avversario senza temporeggiare. C’è un braccio destro largo sulla spalla sinistra di Kouamè e la gamba destra del difensore che, come inizialmente era parso, non tocca mai l’attaccante ivoriano. Non è il piede destro di Djimisiti, in slancio, a colpire Kouamè, ma è il suo braccio ad impedire la corsa di Kouamè verso il pallone.

Un contatto comunque c’è e Fabbri per valutarlo era nella stessa posizione del primo rigore: ad una decina di metri, con visuale sgombera. Non a caso la decisione arriva quasi all’istante. Dare del simulatore a Kouamè dopo una partita fatta a sportellate coi giganti della difesa orobica è fare un’analisi parziale e sommaria della gara. Vista la posizione dell’arbitro ravennate in quel preciso frangente, peraltro, sembra francamente difficile che possa aver punito con la massima punizione solo il braccio largo, ma a rivedere le immagini a disposizione così sembrerebbe. A meno che, come percepito da molti in tempo reale, la visuale dell’arbitro, ben posizionato, non gli abbia permesso di vedere anche un tocco a sbilanciare Kouamè con la gamba o l’anca. I frame disponibili dell’intera dinamica, da tergo, sono parziali. E dove siano finiti gli altri è un mistero della fede che mai scopriremo. Ma gli occhi di Fabbri, nella circostanza, potrebbero aver compensato le lacune del VAR, che infatti non vi mette becco.

In questo episodio è tornata in auge una interpretazione vecchio stile: è stato l’arbitro che, in mezzo secondo, ha giudicato un episodio e deciso se assegnare o meno un calcio di rigore. Compito non facile. Il VAR, alla luce di questa interpretazione, non ha potuto che sottostare alla decisione presa in campo: perché se c’è un contatto (e quantomeno il braccio di Djimsiti sulla spalla di Kouamè è innegabile) non c’è un chiaro ed evidente errore. Poi eventualmente sarà la più tipica delle moviole, questa mattina unanime contro Fabbri, a poter spezzare lance a favore dell’una o dell’altra squadra.


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