Ha recentemente celebrato con noi i 30 anni dalla storica vittoria di Anfield Road con la maglia del Genoa, ma altrettanto recentemente ha aperto un suo canale YouTube (Fulvio Collovati Official) e la pagina Instagram Calcissimo. Parliamo di Fulvio Collovati, ex giocatore rossoblu con 72 presenze all’attivo sotto la Lanterna rossoblu nonché Campione del Mondo a Spagna 1982. Con lui abbiamo fatto il punto sul campionato, sul Genoa e sul prossimo, decisivo appuntamento che attende la Nazionale italiana.

Un tuo consuntivo di queste prime 30 giornate di campionato?

“In testa al campionato, ma come quest’anno, c’è incertezza. Molta incertezza. Sino a due mesi fa avevo detto che l’Inter avrebbe vinto il campionato con 7/8 punti di vantaggio. Ma nelle ultime sette partite, su ventuno punti, ne ha fatti sette perdendone 14. Nessuno avrebbe previsto un tracollo del genere. Tracollo iniziato dalla sconfitta col Milan nel derby: dominato per 70′, ma negli ultimi 20′ l’Inter è andata in crisi. Alcuni giocatori come Barella, Perisic, Brozovic sono scaduti a livello di condizioni e c’è stata qualche scelta sbagliata dell’allenatore. Il Genoa nelle ultime 8 ne ha fatti 10 punti, l’Inter ne ha fatti 7. Ha avuto una media inferiore a quella del Grifone, che sta cercando di risalire. Adesso sta meglio il Genoa, che fisicamente e moralmente è a mille”. 

Cosa ne pensi di questo Genoa dove è cambiato tutto? Può essere solo merito del tecnico?

“Certo, è merito di questo allenatore. Di un allenatore che ha fame e che questa fame e questa voglia la ha trasmessa alla squadra. Nelle sette gare che ha pareggiato, ha sempre giocato con una intensità, cattiveria tali che è riuscito poi a vincerne una in dieci contro undici. Questo è merito della grinta che è riuscito a trasmettere Blessin, che era semi-sconosciuto in Italia. Le scelte giuste ripagano, come in precedenza sono state sbagliate quella della presidenza precedente. L’Atalanta, per dire, ha un suo progetto. Il Genoa poteva essere l’Atalanta. Poteva essere una squadra che, cambiando 2/3 giocatori all’anno, fa incassi ma rimane sempre nelle prime posizioni. Il Genoa ne cambiava sempre 11/12 e non è possibile avere un progetto così. Mi auguro che con questa nuova proprietà e con questo nuovo allenatore ci possa finalmente essere un progetto”.

Domani ci sarà la Nazionale contro la Macedonia. Si rischia una seconda gara con la Svezia? Perché la Nazionale ha sempre bisogno di stimoli?

“Mi auguro che succeda la stessa cosa che accadde a noi, tanto criticati e poi vincemmo il Mondiale. E lo stesso fu per la Nazionale di Lippi. Non sarà facile, parliamoci chiaro. Con la Macedonia puoi anche passare, ma che tu incontri Turchia o Portogallo in casa loro non sarà semplice. Mi auguro che accada quello che dicevi tu, ossia che nei momenti di difficoltà ci esaltiamo. Qualche perplessità, sono sincero, la ho, ma non c’è niente da fare: a non andare al Mondiale per due volte di fila saremmo sportivamente una nazionale allo sbando. Mi auguro, magari anche con un po’ di fortuna ed episodi, di passare il turno”. 

Dove ti possono seguire Fulvio i tifosi del Genoa?

“Intanto approfitto per parlare di un altro fatto. L’altro giorno sono stato chiamato da alcuni ragazzi che mi hanno ricordato il 18 marzo 1992. Mi avete chiamato voi, ma anche tanta altra gente di Genova. Trent’anni fa il Genoa fu la prima squadra italiana a espugnare Anfield. Non era un Liverpool dimesso, ma un Liverpool che veniva dalla vittoria in Premier League. Aveva McManaman, Barnes, Rush. Uscimmmo tra gli applausi dei tifosi inglesi e Bagnoli quasi in trionfo. Se mi chiedi dove i tifosi possano seguirmi, da poco ho aperto un canale YouTube Fulvio Collovati Officialoltre a Calcissimo su Instagram dove tutti i giorni metteremo novità, pagelle, editoriali, anche questa intervista. Invito tutti a iscriversi, chi vuole naturalmente”.

Ma perché durante la Domenica Sportiva non si parla mai delle squadre in fondo alla classifica, di quelle della parte destra della classifica?

“Tutte le televisioni si fanno concorrenza vanno in base agli ascolti e quando parli di Inter, Juventus, Milan hai ascolti. Si dà poco spazio alle cosiddette piccole, tanto spazio alle grandi. Ma la televisione vive di contenuti, sponsor, denaro: siamo sempre lì. È per quello che negli anni Novanta avevamo creato delle trasmissioni a livello locale che funzionavano alla grande. Questo perché a livello nazionale c’è poco spazio”. 


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