Nel dopogara della sfida tra Genoa e Como (clicca QUI per leggere la cronaca) è intervenuto mister De Rossi ai microfoni dei media presenti in sala stampa. Ecco le sue dichiarazioni.
“Quando succedono queste cose si guarda al presente, bisogna ogni tanto godersele le cose così. Non è un pubblico che regala niente. Abbiamo vissuto i nostri alti e bassi – non con loro, ma in generale – di classifica, di punti, di partite. Non so come spiegare cosa significa ricevere un attestato del genere. Sono stato abituato: affetto dai miei tifosi l’ho ricevuto per tutta la vita, ma lo davo per scontato perché ero cresciuto lì in mezzo, mi vedevano sempre come uno di loro in mezzo al campo, uno che interpretava il calcio come loro. Con questi tifosi invece non ci conoscevamo, anzi ci conoscevamo perché abbiamo sempre fatto la guerra gli uni con gli altri. Essere entrato dentro questa realtà – che non è una realtà normale, ma una realtà un po’ speciale – mi fa esplodere il cuore. Mi è veramente entrato dentro il Genoa e il mio obiettivo è cercare di renderlo il più forte possibile, cercare di spingere tutti quanti a rendere questa squadra una squadra che continua a giocarsela così, contro le squadre più ricche, più brave, più forti, ma testa a testa, faccia a faccia, a testa alta, senza paura perché noi siamo Genoa“.
Si guarda al presente, ma questa difesa a quattro può essere un’alternativa in più per il futuro?
“Perché no, io nasco amante del 4-3-3, del 4-2-3-1. Con Spalletti siamo stati tra i primi a farlo diventare una cosa molto bella in giro anche per l’Europa, andando a vincere al Bernabeu. So quanto è importante avere i giocatori offensivi davanti, non so quanto ci convenga andare a stravolgere una formazione e una rosa che non è stata costruita per giocare in questa maniera, ma ci siamo trovati bene a spostarci a giocare in questa maniera. Secondo me il segreto è comprare tanti giocatori che sulla fascia possono fare i quinti, ma li possono fare come giocatori offensivi. Alla Roma ho chiesto Soulè per fargli fare il quinto offensivo, per avere sempre gente in ampiezza che potesse puntare l’uomo, un po’ come erano loro, con Diao, con questi giocatori eccezionali. Le mie richieste sono molto precise da quel punto di vista: voglio giocatori di questo tipo, fermo restando che poi le partite, le salvezze, le raggiungi anche con i vari Sabelli, Martin, eccetera eccetera. Giocatori più stabili, più quinti per così dire”.
Un’ultima cosa le chiedo. In una piazza così calda, che si incendia facilmente, quanto magari anche può essere complicato, vista l’inchiesta che si è aperta e riguarda il mondo arbitrale, cercare di ridare fiducia a tutto il mondo calcio e al pubblico che oggi era da tutto esaurito al Ferraris?
“Il discorso è un gigante, grandissimo. Io ero preoccupato e concentrato sulla partita, quindi ho letto poco, non ho letto le carte, non so niente. Ho fatto l’in bocca al lupo e ho detto a Colombo di tenere la testa alta perché lì in mezzo ci sono tanti ragazzi per bene, che fanno questo lavoro con passione. Non è facile, non prendi mai un applauso, non prendi mai un coro e quando lo prendi è dedicato a tua moglie, a tua madre, eccetera. È un lavoro difficile. Sono ragazzi giovani e penso che all’interno poi vedremo se qualcuno ha sbagliato, ma non bisogna mai generalizzare perché Colombo è un grande arbitro, La Penna è un grande arbitro. Oggi ci siamo pure un po’ arrabbiati ogni tanto, ma parliamo di grandi arbitri, di persone per bene. Aspettiamo a parlare e giudicare quello che è successo, perché non so niente”.
Che i tifosi del Genoa sappiano apprezzare quando si dà veramente è stato oggi ulteriormente provato., se mai ce ne fosse stato bisogno. Non so se è d’accordo, ma la sua squadra ha perso per due svarioni difensivi e non per il merito di una squadra come il Como certamente fortissima e che avete saputo fronteggiare con grande intensità…
“Io penso che il merito del Como ci sia perché è una squadra che ha saputo giocare, ha palleggiato quando ha potuto, abbiamo levato loro tanti secondi per pensare quando aveva palla, eppure ha trovato delle soluzioni. È una squadra forte, i goal se li è creati. C’è sempre un po’ di disattenzione quando esce fuori un gol, altrimenti le partite finirebbero tutte quante zero a zero. Il Como è una squadra forte e abbiamo tenuto testa ad una squadra così forte. Questo ci deve far riflettere, ci deve rendere orgogliosi, come lo erano i nostri tifosi che ci tributano sempre non dico l’omaggio positivo perché sono stupidi, perché quando le cose vanno male, come col Pisa, ci hanno fischiato, ma perché ci rendono merito quando mettiamo tutto in campo. Avevo chiesto ai giocatori di fare una partita un po’ ignorante, di non stendere il tappeto rosso, di non specchiarsi e guardare quanto fosse bello il Como, di andare a fare una partita come se fossimo all’ultimo campionato e loro l’hanno fatto. Sono stati magnifici, ma dobbiamo essere perfetti sia in fase difensiva sia in fase offensiva perché abbiamo avuto due o tre occasioni, su per giù, tante quante loro. La differenza la fa se la butti dentro o no”.
Sulle condizioni di Bijlow e Baldanzi: “Bijlow, se non sbaglio, ha avuto un fastidio al polpaccio, mentre Baldanzi ha avuto un fastidio molto leggero all’adduttore. Dalla risonanza non c’era niente di clamoroso. Lo valuteremo giorno per giorno e cercheremo di dargli un po ‘di continuità“.
Oggi una domenica per lei decisamente particolare, ha detto che le scoppiava il cuore e ha avuto i primi cori della Gradinata Nord. Qualcuno dice che De Rossi non sbagli mai una dichiarazione. Qual è il segreto di Daniele De Rossi?
“Io penso di essere una persona fortunata, ho fatto questo lavoro per tanti anni e sono sempre andato a sbattere in queste realtà pazzesche che amano, che sanno amare e soffrire. Qua c’è un murales sotto la Nord (ogni tanto io mi imbuco, mi vengo a vedere lo stadio anche quando è vuoto) che dice “solo chi soffre impara ad amare”. Questa gente sa soffrire, sa stare dietro a chi soffre in campo per loro, sa riconoscere chi sa amare, chi prova ad amarci a prescindere da questo lavoro perché se domani andrò ad allenare un’altra squadra lo farò con la stessa passione, però mi piace particolarmente farlo qui”.
Quello che ha vissuto oggi a fine partita che motivazioni ulteriori le dà per vivere ancora qualcosa di più bello con questo club?
“È bellissimo, ma non mi dà nessuna motivazione più. Io in testa ho già tutto quanto chiaro e non c’era bisogno di un coro per farmi venire voglia di stare qui. L’ho detto a tutti. Poi ci faremo qualche chiacchierata perché questa squadra deve rimanere forte”.
Sulla promozione dell’Ostinare di cui è presidente: “Mi emoziona particolarmente. Mi fa ridere perché avrei voluto festeggiare come si deve. Questa sconfitta mi disturba, mi dà fastidio, ma è parte di un percorso virtuoso che abbiamo fatto e che ci ha portato alla salvezza, quindi possiamo essere soddisfatti sia della prestazione di oggi sia del percorso che abbiamo fatto e posso lasciarmi andare un pochino alla gioia. C’erano tre segnali che avevo dato a mia moglie: se fosse andata male, se fosse andato uguale – e quindi noi primi e l’Ancona a due punti – e se avessimo vinto. Ha fatto questo segnale (e fa il segnale del pareggio, ndr) e ho detto: “ci giocheremo tutto all’ultima”. Erano tre, ha sbagliato. Sono entrato in spogliatoio e ho visto questa notizia, senza capire chi avesse dato la comunicazione sbagliata, se mia moglie o la gente da Ostia. È una gioia non solo calcistica per me, ma familiare e umana da un po’ di tempo. Soprattutto da domani si parla di Ostia anche per altre cose cose positive: ritorniamo alla ribalta per una cosa felice, non per fatti di cronaca, non per fiction che puntano il dito, come giusto che sia, su fatti di cronaca. Siamo al settimo cielo. Sono andato ad abbracciare tutti i miei ragazzi qua dentro, voglio bene a tutti come fossero figli. Adesso mi lascio andare, vado ad abbracciare vado ad abbracciare l’altra mia famiglia, che sta giù a Ostia, perché è il sogno della mia famiglia portarla in alto, renderla un posto migliore, farla brillare invece che sentire sempre le solite cose. Sono emozionato, come si ved,e ma mi rode il culo per la sconfitta. Non pensavo di essere così fortunato da poter salvare Genoa così, con anticipo, e poter vincere anche il campionato con una settimana in anticipo. Il calcio quest’anno mi ha messo una mano sulla testa e mi ha dato due gioie gigantesche”.
Sulla partita di Sabelli: “Stefano è un ragazzo serio, un giocatore serio. È vero che ho chiesto dei giocatori offensivi per giocare, dei quinti per puntare l’uomo, per fare tutte quelle cose belle che piacciono a noi allenatori, che decidono le partite. Poi alla fine, se vai a vedere, guardi dentro il portafoglio dei punti che ti servono e li hai fatti sempre con Sabelli in campo, con Masini, con Leali e tutta questa gente che magari sbrilluccica di meno, a parte i colpi di tacco che ha fatto dieci giorni. Le squadra non si formano solo coi dribblomani, ma anche con gli uomini”.
Sulla gara di Ekhator: “Jeff ha fatto una grande partita. Secondo me l’abbiamo servito meno di quello che avremmo voluto, perché abbiamo preparato la partita sul cercare i quinti e andare sulla profondità visto che loro avevano questa linea alta e lui lo fa benissimo, prende anche il tempo e riesce a tirarsi fuori dal fuorigioco e poi ributtarsi dentro in questa sorta di virgola. Diciamo che sia lui che Ellertsson hanno attaccato tanto lo spazio, lo stesso Vitinha che abbiamo servito nell’occasione, ma avremmo potuto farlo qualche volta in più, anche semplicemente per portare la partita nella loro metà campo”.
Ekuban come sta?
“Come gli altri. Prima della partita ho detto che eravamo un po’ così in difficoltà non per fare la formazione, ma perché sapevamo che tanti giocatori offensivi ci venivano a mancare. Norton-Cuffy, Ekuban, Messias (che non poteva giocare novanta minuti perché si era fermato un paio di giorni anche lui) e Baldanzi, quindi veniva un po’ meno l’assetto offensivo. Tuttavia, anche con questo assetto molto aggressivo, pieno di difensori, abbiamo tenuto testa ad una squadra molto forte”.
Serie A | Genoa-Como, penultima stagionale al Ferraris – LIVE DALLE 15










