A due giorni dalla trasferta del “Tardini” contro il Parma, il tecnico del Genoa, Daniele De Rossi, è intervenuto in conferenza stampa.

Cosa vi hanno dato in termini di autostima e consapevolezza gli ultimi risultati? Come arrivate alla sfida col Parma?

“Arriviamo bene come alle altre partite. Ho paura delle partite dove arrivi troppo bene, felice, soddisfatto, meno ansioso, e in questi giorni abbiamo sempre cercato di tenere alta l’attenzione e la concentrazione. Siamo ancora lontanissimi dal nostro obiettivo. Abbiamo fatto un mini-filotto di partite in cui abbiamo fatto dei risultati buoni, ma a rientrare in un trend negativo ci vuole niente, soprattutto contro una squadra che in casa ha fatto buoni risultati. Ha battuto la Fiorentina poco tempo fa, ha vinto – se non sbaglio – a Verona, ha vinto col Pisa: è una squadra che contro le squadre piccole o contro le squadre medie riesce a portare a casa i punti. Dobbiamo stare attenti, non è la finale, ma è una partita molto importante. Ci arriviamo concentrati”. 

Il Parma arriva dal pareggio di Napoli e all’andata fu zero a zero al Ferraris. 

“Inizialmente, quando abbiamo visto arrivare un allenatore così giovane e spagnolo, pensavamo fosse uno molto simile a Fabregas. È, invece, un allenatore pragmatico, con una squadra inferiore al Como: cerca di trarre il meglio da quello che ha. È un allenatore come stile molto più italiano nel senso che diamo alla parola a livello calcistico. Sta facendo dei buoni risultati, e tiene il Parma discretamente lontano dalla zona retrocessione. Mi rendo conto di quanto sia difficile allenare una squadra che sta lottando per la salvezza a 42 anni, mi immagino lui abbia una testa particolare per riuscire a farlo a 29-30 anni. E a farlo parlando in una maniera corretta. Non mi sembra un esaltato, ma un ragazzo a posto. Mi ha colpito. Il Parma è una squadra con grandi qualità individuali: si pensi a Ondrejka, Pellegrino, Valeri, Mandela Keita (un giocatore che c’era stato proposto addirittura per la Roma qualche anno fa, ndr), Oristanio. Giocatori forti. Con queste individualità riesce a fare un calcio molto attento e accorto per sprigionare poi le azioni dei singoli, che hanno portato a tanti punti”. 

Il Genoa si è difeso da “bozzone” col Cagliari, ma non ha preso gol. Ha rivisto la partita col Cagliari?

“L’ho rivista un paio di volte come sempre. Non dico che voglio un Genoa “zozzone”, mi riferivo ad una fase di gioco nella quale tu non riesci a fare altro. Dove non riesci a uscire palla al piede, a difendere col frac. In quelle circostanze ho bisogno di qualcuno che rimanga attaccato a quella che è la nostra realtà. In quel momento l’obiettivo è non prendere gol. Se possiamo riuscirci in maniera super ordinata, bene. E lo stesso discorso nell’altra area quando vogliamo fare gol: se poi il gol viene come è avvenuto con quello di Colombo contro la Fiorentina, sappiamo che è tanto importante per noi fare gol come non prenderlo e ce le prendiamo lo stesso in queste fasi delle giocate più sporche che vengono forse da meno ordine, da meno organizzazione, da meno pulizia, ma dall’essere attaccati alla realtà e all’obiettivo finale del Genoa, che è salvarsi. E per farlo non devi prendere tanti gol e per salvarti ne devi fare altri. Siamo una squadra che ha fatto tanti gol: in queste partite in cui sono stato qui credo solo l’Inter abbia segnato più di noi. Credo che abbiamo fatto tanti gol, a volte anche con un pizzico di fortuna o con giocate individuali nelle quali io non c’entro. E credo che abbiamo preso qualche gol in più in maniera anche un po’ sfortunata. Stiamo facendo un buon percorso”.

Cosa vuole rivedere a Parma e cosa non rivedere? 

“Se penso al primo tempo con il Milan, forse 55′ minuti con il Milan, la prima mezz’ora con Pisa, l’inizio contro il Cagliari, se voglio vedere qualcosa è sicuramente l’approccio. Quello che sto cercando di spiegare ai ragazzi è che il risultato non cambia le distanze in campo, non fa aumentare i giocatori avversari, non fa rimpicciolire le porte. quindi se una palla in una certa zona di campo ci passa perché c’è un giocatore in meno, ci passa sia che stiamo 1-0, sia che stiamo 0-0, sia che stiamo 3-3. Sto cercando di portarli sulla via del calcio. La verità è il calcio. Se ci sono delle zone da attaccare si possono attaccare con qualsiasi risultato. Ovvio, al novantesimo, all’ultimo minuto, ci sta di buttare due palle in tribuna, ma non bisogna smettere di giocare perché al terzo gol con il Cagliari ci sta che magari allenti un po’, ma solo facendo più di due gol puoi cercare di tirare un po’ il fiato, di risparmiare qualche energia, di gestire un po’ la palla o magari gli stessi avversari smetteranno di essere assatanati per cercare di pareggiare la partita. Cosa non voglio vedere? Torniamo sempre a questo discorso. A volte il gol è come se ci bloccasse, è come se pensassimo che abbiamo fatto quello che dovevamo fare e ora barricata. Non è stato così con il Milan nel primo tempo, ma è successo nel secondo tempo. Lì do anche merito alla grande qualità del giocatore di Milan. Col Pisa si poteva fare molto meglio e abbiamo avuto un po’ di fretta nel fare le cose in tutti e due i sensi, sia sull’1-0 che sull’1-1. Col Cagliari è uguale: ci siamo un po’ bloccati e abbiamo iniziato ad essere in questa partita sporchissimi dal punto di vista tecnico, con tantissimi errori tecnici, individuali e non forzati. Lì poi diventa difficile perché la palla ce l’hanno più spesso gli altri”.

Ha sottolineato che siete la squadra, dal suo arrivo, ad aver segnato di più dopo l’Inter. In questo periodo ha segnato quattro gol anche il vostro difensore Østigard, che in cronaca su Buoncalcioatutti abbiamo sottolineato essersi preso anche più responsabilità nell’avviare l’azione dal basso, cercando anche la giocata tra le linee. Quanto vi servirà trovare continuità sotto questo punto di vista?

“È fondamentale perché levi il ritmo agli avversari, perché ogni squadra in Serie A ha dei giocatori forti che possono farti gol e la prima forma di difesa è levargli il pallone dai piedi. In più tante squadre in Serie A vengono a pressarti forte o ti lasciano un uomo di superiorità quando costruisci e se ne tengono uno in superiorità loro in fase difensiva, quindi un uomo è libero. Questa è matematica. E il difensore centrale è quello che vede tutto il campo e spesso e volentieri è quello che riesce a individuare chi loro hanno lasciato libero, quindi continuerò a forzare, a chiedere queste giocate. Resta sempre un discorso di pesi: il rischio che corro a fare un passaggio filtrante deve essere inferiore al guadagno, al vantaggio che posso trarre. Sto cercando di lavorare su questo aspetto qui, sul riconoscere rischi, vantaggi, momenti. Østigard è uno di quelli che lo fa nella maniera migliore: è un difensore forte, sta difendendo anche bene. Col Milan ha difeso benissimo l’area, all’inizio era un po’ troppo attratto all’uomo e cominciava a cercare la palla e lasciava un po’ solo l’uomo. Adesso sta trovando il giusto equilibrio. Col Milan ha fatto benissimo, sia con la palla che in fase difensiva. E poi stiamo parlando di un difensore che da quando sono arrivato ha fatto quattro gol, che avrebbe preso un rigore a Roma, che ha preso un palo a Cagliari, che ha avuto un’occasione a porta vuota sulla respinta del portiere contro il Cagliari pochi giorni fa. Un giocatore così ha un valore particolare perché è come se giocassi con un attaccante in più”.

Sul calciomercato, lei che è stato un grande centrocampista: che caratteristiche deve avere il centrocampista che cercate, visto che in questa settimana è stato un tema caldo?

Non è questione di fare nomi. Penso che, come avete detto voi, abbiamo fatto delle cose buone da quando sono arrivato, quindi vuol dire che questi giocatori che stanno qui sotto a spogliarsi, a farsi la doccia, a mangiare (indica il piano inferiore di Villa Rostan, sotto la sala stampa, ndrmeritano tanto rispetto. Con questi giocatori io devo fare il massimo e se non ci dovessi riuscire sarà colpa mia perché abbiamo dimostrato di poter fare dei risultati in linea con quello che è il nostro obiettivo. Se non dovessimo riuscirci sarà mia la responsabilità e la sento questa responsabilità. Detto ciò, non è il centrocampista che cerchiamo. Io quando si fa mercato, soprattutto a gennaio, credo si cerchino due cose – e io coi giocatori che stanno qui sotto sono molto onesto: o qualcosa di meglio, un giocatore nettamente più forte, oppure qualcosa di diverso, un giocatore che abbia caratteristiche nettamente diverse da quelli che già hai nel tuo reparto, nella tua squadra. Se vuoi un giocatore più palleggiatore perché nella tua rosa ne hai molti di aggressivi e ti serve uno che faccia girare la squadra o viceversa. Alla Roma avevamo tanti giocatori molto forti come palleggiatori e abbiamo improntato la nostra campagna estiva su giocatori come Koné e altri che avevamo cercato e poi non sono arrivati, questo per cercare di mettere un po’ più di muscoli, di dinamismo, di intensità. È così: non è il Genoa o il centrocampo del Genoa. Si cerca di sopperire alle mancanze: se trovo un giocatore che è nettamente più forte degli altri, lo prendo e lo spiegherò così: “secondo me questo è nettamente più forte degli altri”.

Messias come sta? Come lo vede?

“Benissimo. Tocca la palla in maniera diversa da tutti e sta tenendo botta durante gli allenamenti. È l’unico che cerchiamo di gestire un po’ diversamente perché ha una storia di infortuni alle spalle. Si allena, è disponibile, sempre presente. Mi è piaciuto anche vederlo a Milano, coinvolto all’interno dello spogliatoio, nonostante a volte quando gli infortunati stanno fuori per tanto tempo, poi rientrano e poi si rifanno male, diventano un corpo un po’ avulso, si estraniano un pochino dalla quotidianità dello spogliatoio. Così come Ekuban. Si allena bene e anche un cieco vedrebbe che tocca la palla in maniera differente dagli altri, ma sappiamo che il suo minutaggio è, per forza di cose, da considerarsi ridotto. Speriamo di metterlo nelle condizioni di poter fare magari una partita dall’inizio. È un giocatore su cui puntiamo, ma sempre col punto di domanda. Mi piacerebbe vedere in questi mesi da qui alla fine continuità di presenze in allenamento, non di partite, gol o assist. Si mostra sempre disponibile e attaccato al gruppo e, quando tocca palla, ha qualcosa di differente”.

Dopo la vittoria con Cagliari ha detto che quello è stato il primo tempo e che a Parma ci sarà il secondo. Questa può diventare una settimana importante per la stagione del Genoa con la possibilità di un altro aggancio in classifica…

“Ne ho parlato oggi ai ragazzi. Il giorno dopo la partita abbiamo fatto subito un’analisi di quella che era stata la partita e sono stato diretto: come ho fatto loro i complimenti in partite che abbiamo perso, ma vedendo prestazioni buone, sono stato diretto nel dire loro quanto quello che abbiamo fatto non deve ripetersi in alcune circostanze. Se abbiamo vinto 3-0 vuol dire che abbiamo fatto qualcosa di buono e loro hanno fatto qualcosa di meno buono – perché poi dopo non è che siamo stati massacrati durante la partita con Cagliari e vincere una partita in Serie A non è mai facile: i ragazzi hanno lavorato forte, ho dato loro un giorno e mezzo libero in mezzo perché era giusto che staccassero, ma abbiamo lavorato forte, siamo andati forti e ricominciano queste settimane in cui c’è un pochino più tempo tra una partita e l’altra e hai un pochino più di tempo a trasmettere i contenuti tecnici e tattici. Soprattutto, hai un po’ più di intensità. Noi siamo uno staff che lavora forte e all’inizio i ragazzi un pochino hanno sofferto, adesso li vedo che iniziano a metabolizzare e ad amministrare molto meglio i nostri carichi, quindi siamo stati contenti anche di questo: quando vai forte in campo non è che c’è troppo da dire, vuol dire che ci stai dentro alla partita. Oggi abbiamo fatto un flash sul Parma, su quanto sia importante, su quanto sia decisiva la partita. A volte con i ragazzi la carico pure al di sopra perché è importante arrivare alla gara e farsi trovare pronti, ma finora i ragazzi hanno giocato tutte le partite in maniera degna”.

Ci dobbiamo aspettare un’altra gara molto sporca, che altererà momenti di sofferenza ad altri, viste le caratteristiche del Parma? 

“Sì, anche se ci sarebbe da fare un’analisi più ampia. Per me buttarsi dietro e difendere in undici non è mai una soluzione. Il Parma lo ha fatto col Napoli e ha portato un punto, ma spesso e volentieri quando tuo chiudi dietro e difendi è l’episodio che fa la differenza. Il giocatore del Napoli che parte un centimetro prima o dopo per un fuorigioco oppure Fofana che scivola contro di noi in Milan-Genoa. Schiacciarsi dentro la propria area non è mai una strategia. Devi sapere, però, che ci sono squadre più forti contro le quali, momenti della partita in cui non riesci a fare quello che hai preparato contro sagome o Primavera perché ci sono le squadre avversarie e gli allenatori avversari. Sì, dà un valore in più alla partita, ma devi esser organizzato. A volte non basta essere attaccati alla partita. Con l’Atalanta eravamo uno in meno. Abbiamo difeso perché eravamo molto attaccati a quella situazione, volevamo portare via un punto – e magari anche tre per quanto fatto -, ma siamo stati molto più ordinati di quanto non lo fossimo stati a Cagliari in undici. Alla fine, “zozzoni” era una battuta, ma ci sono momenti dove veramente metti il viso per rimpallare un tiro. Voglio questo tipo di uomini e ce li ho nello spogliatoio. Poi bisogna sere organizzati, occupare ben gli spazi, marcare gli uomini quando sono da marcare. Di giocatori rustici, sennò, possiamo trovarne in qualsiasi categoria inferiore, e sarebbe facile giocare in Serie A. Metto uno che gioca in terza categoria, più rustico e verace di loro non c’è nessuno, ma non basta quello”.

Parlando dei recuperi, come ha trovato Onana rientrato dalla Coppa d’Africa e come ha trovato Cornet?

Onana ha avuto qualche giorno di influenza, ma ieri e oggi si è allenato con noi. L’ho trovato bene. Fare tornei internazionali con la nazionale è importante. È un’esperienza formativa per i nostri giocatori. Cornet oggi si è allenato con noi per la prima volta, ieri ha fatto qualcosa di differenziato. È un giocatore forte, con qualità, che però ha avuto diversi infortuni in questo periodo, quindi speriamo stia bene. Noi dobbiamo fare delle scelte: non possiamo restare attaccati alla qualità individuale del giocatore o a quello che vorremmo che fosse perché poi c’è una realtà che parla quotidianamente. Se sarà convocato a Parma? Sicuramente stiamo parlando di un ragazzo che ha fatto un allenamento. Ovviamente non giocherà. Portare i ragazzi mi fa piacere. Per esempio Ekuban e Messias sono venuti a Milano solo per stare con la squadra e dare un contributo. Cornet è pronto, ma posso presumere possa dare un grande contributo uno di spogliatoio, ma molto meno in termini di minutaggipo. Sia per tutelare lui che la squadra non è ancora pronto per giocare probabilmente”. 

Domani i tifosi vi guideranno verso il casello di Pegli per caricarvi per la gara di Parma…

“Mi fa piacere, non lo avevo letto. Mi dispiace particolarmente perché Parma è uno stadio dove lì dietro la porta li senti: avrebbero dato una grande mano. È sempre una sconfitta un po’ per tutti quando non ci sono i tifosi, i generale, anche quelli di altre squadre. È un peccato che non siano a supportare la squadra e dare colore allo stadio. Ci sono tifoserie come la nostra che, anche a livello numerico, si fa sempre trovare pronta. Li ringrazieremo se ci accompagneranno fino al casello: sono una parte importante per noi. Lo sono stati lunedì allo stadio e sono sempre presenti: cantano, spingono, incitano. C’è uno col megafono che ogni tanto sento anche. Da quando conosco questa tifoseria, dal primo al 95′ sono stati lì, presenti. Li ringraziamo per questo. Avessimo giocato in casa e non fossero venuti i tifosi del Parma avrei detto la stessa cosa. È sempre il fallimento di qualcuno”.

Infine, un passaggio su Colombo e la possibilità di essere convocato in Nazionale vista la penuria di numeri nove: “Su questo andrei un po’ cauto perché Nazionale ha dei giocatori molto forti, penso a Kean, a Scamacca, a Retegui, a Più Esposito che è un ragazzo molto giovane, ma che si fa trovare sempre pronto. Lorenzo ce lo teniamo stretto, ma penso che abbia la potenzialità per fare parte della Nazionale nel futuro. Non so quanti esperimenti andrà a fare adesso Rino da qua alla prossima partita che è decisiva, quindi potrebbe trovare difficoltà ad entrare in queste rotazioni, ma se continuerà così penso che tutti quanti la domanda se la faranno, il dubbio in testa lo metterà a tutti quanti. La Nazionale non finisce a marzo, non finisce con questo Mondiale, è ciclica, si continua. Lui è un ragazzo giovane, sentiamo il suo nome da una vita, ma alla fine ha solo 23 anni, quindi sicuramente ci sarà spazio per lui con quella maglietta azzurra addosso. Soprattutto se continuerà così perché le potenzialità le ha”.


Genoa | Tifosi caricheranno la squadra prima della partenza per Parma. Il comunicato