Dopo Briaschi e Capozucca, per proseguire la rubrica di analisi del girone di andata di Serie B abbiamo contattato telefonicamente Luigi De Canio, tecnico originario di Matera che vanta un passato rossoblu nelle stagioni 2003/2004 e 2012/2013. “Cosa ci porterà questo 2023? Beh, il calcio è sempre in evoluzione, come tutti gli altri aspetti della vita. Si rinnova, cerca di modificarsi, ma quello che rimane intatto è la sensazione di gioia, di emozione che ci regala ogni qualvolta assistiamo ad una partita, ad una giocata di grande effetto, indipendentemente dalla partita che ci troviamo a guardare. Il calcio fa parte delle gioie della nostra vita e lo possiamo dire con convinzione, senza che nessuno possa contestarlo”. 

Erano vent’anni che non guardavo la Serie B, ma rispetto a vent’anni fa non è cambiato nulla. Il vecchio calcio alla Nereo Rocco del difendere e poi attaccare, a cui oggi hanno cambiato termini con contropiede e ripartenza, esiste sempre…

“Di nuovo, che mai sia stato provato o realizzato, non c’è mai nulla. Se andiamo a riguardare la storia del calcio, ci sono aspetti che si ripetono e rinnovano in maniera un po’ diversa, con velocità differente, terminologie diverse, ma il calcio è sempre così. Ma l’essenza del calcio resta la ricerca dell’arte. Sono cambiate la preparazione e l’alimentazione, ma sono cresciuti altri aspetti esterni alla realtà del gioco che, comunque, rimane quello e il modo per poterlo sviluppare resta sempre uguale. È il talento che ci porta emozioni e gioia e che ci fa credere che qualcosa si modifichi. Se il talento fa la differenza anche in B? In tutte le categorie, soprattutto in quelle inferiori perché c’è meno qualità generale e quando un talento puro ha modo di esprimersi si mette ancor più in evidenza”. 

Grosso e Inzaghi sono figli di Lippi, così come Cannavaro e De Rossi. E c’è Gilardino come nuova guida del Genoa, che in una piazza difficile come Genoa e con meno esperienza sta dimostrando col suo vice Caridi di avere i mezzi…

“Più che altro direi che li ricordiamo perché ci hanno regalato una pagina importante di storia, ma in realtà poi ognuno di loro si porta dietro esperienze quotidiane e vissute anno per anno con vari allenatori, e mi immagino che ognuno si sia fatto una propria idea e si sia costruito una propria identità, sempre sulla base di quanto detto prima, ossia che il calcio è praticità alla fine e vi si deve cercare di fare gol senza prenderlo.

Ci sono situazioni che per un allenatore vanno bene, per un altro meno. Oggi tutti sono bravi e preparati, poi molto dipende anche dal rapporto che si crea, dal modo di porsi, dal feeling che si instaura col calciatore affinché riesca a dare qualcosa in più, inconsciamente e non per calcoli. È quello che succede a chi, come Gilardino, quando subentra riesce a cambiare la storia del campionato e della squadra che sta allenando. Che il Genoa fosse un’ottima squadra era risaputo, probabilmente Gilardino ha saputo trovare subito l’armonia giusta perché i suoi ragazzi rendessero meglio e riacquistassero la sicurezza che stentavano a trovare in precedenza”. 

Abbiamo sempre in mente quell’anno in cui era alla guida del Genoa in quel pazzesco ritiro di Bormio dove, da solo, hai cercato di fare il massimo con le tue possibilità

“Sarò per sempre felice e contento di essere stato al Genoa. E nonostante tutto ringrazio sempre Preziosi per avermi offerto quella possibilità. Genova come pochissime altre realtà, grazie anche ai suoi tifosi, regala emozioni importanti e io sono felice di averle vissute”. 


Serie B, l’analisi del girone di andata del Genoa: parola a Massimo Briaschi