Ho 58 anni e, a mia memoria, un Genoa assemblato così male e allenato in maniera così approssimativa non penso di averlo mai visto. È stata una stagione allucinante. Ho scorto un gioco appena decente qua e là, a macchia di leopardo, per qualche mezz’ora e niente più. Certi risultati li abbiamo ottenuti anche quando non li avremmo meritati. Arrivo a dire che i punti accumulati siano persino troppi in relazione al non calcio espresso.

L’errore principale dei 777 lo conosciamo tutti e si chiama Shevchenko. Abbiamo preso un allenatore che fin lì aveva sempre e soltanto guidato la nazionale ucraina, senza alcuna esperienza di panchine su squadre di club. Sheva è stata catapultato in una realtà che gli era ignota e che sarebbe stata ostica per un tecnico italiano di grande esperienza, figuriamoci per lui. Non era la persona giusta per il Genoa. Io non avrei neppure confermato Ballardini in estate, il suo Genoa non ha mai espresso un gioco in linea con le mie idee: difficilmente si riuscivano a vedere tre o quattro personaggi di fila. Blessin è stato ingaggiato dalla sera alla mattina e scaraventato in una situazione disperata, alla guida di un gruppo di giocatori che credo non conoscesse. Con Blessin i risultati sono arrivati, con la sua media punti il Genoa si sarebbe salvato, ma anche con Blessin la qualità del gioco è stata povera. Ho visto una squadra più presente fisicamente, con un’ottima gamba, è vero. Una volta riconquistata palla, si verticalizzava subito, ma ogni verticalizzazione era fuori misura, non c’era una punta che facesse salire i compagni.

Il giocatore che più mi ha deluso è stato Sirigu, l’ho visto in sovrappeso. A gennaio per l’attacco è arrivato Piccoli, un giovane di prospettiva, che però finora più di due o tre gol a campionato non ha mai fatto. Yeboah ha deluso, ma un ragazzo di 22 anni è difficile che possa risolvere da solo qualcosa, in un contesto del genere. Non prendere una punta da 15 gol sicuri è stato un grosso sbaglio. Destro è forte nei sedici metri, però ha difficoltà nella difesa della palla e nel far salire i compagni, tutte cose che nel calcio di oggi sono fondamentali. Portanova ci ha messo molta intensità, ma è stato confusionario e disordinato. Melegoni non ha mai fatto niente per mostrare le sue potenziali qualità. Badelj, il giocatore tecnicamente migliore, anche se avanti con gli anni, non ha il cambio di passo. E non ho capito perché, nei momenti in cui Badelj non c’era per infortunio, non lo sostituisse Rovella, l’unico che potesse muoversi da play come il croato. E aggiungo che non ho compreso nemmeno perché in certe situazioni Frendrup, un centrocampista, abbia rilevato Hefti sulla fascia. E parliamo di Criscito, prima accantonato e poi rispolverato: va al Toronto, non va al Toronto, rimane al Genoa, dove sta la verità? Amiri era l’unico che avesse un po’ di fantasia, ma è stato molto discontinuo. E non avevamo nessuno bravo sui calci piazzati, come Verdi, Aramu e Orsolini, per parlare di squadre della nostra fascia.

Se fosse possibile, vorrei che la società in tempi brevi facesse chiarezza su Criscito e sui programmi per la Serie B, un campionato difficile. Io, se potessi, prenderei un allenatore come Gasperini, Juric, Tudor o De Zerbi, ma sto sognando, lo so. Il Genoa ha bisogno di un tecnico sicuro, che conosca la Serie B, un campionato difficile. Hefti e Østigard li terrei, sempre che loro vogliano o possano rimanere. Anche Bani in Serie B non sarebbe per niente male. Servono prima di tutto un centrocampista di qualità e un attaccante che garantisca i gol necessari per la promozione. Non sarà facile, perché i giocatori bravi non scendono volentieri di categoria dalla Serie A alla B. Ci vuole un’ossatura di 7-8 elementi forti, “garantiti”, da condire con una batteria di giovani di prospettiva. È il consiglio che mi sento di dare a Spors: prima l’asse portante, poi le belle promesse che lui è bravo a pescare nei campionati del Nord Europa. Una tifoseria come la nostra non può subire altri affronti.

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Sono nato a Genova il 10 gennaio 1964. Ho fatto tutto il settore giovanile nel Genoa: 3 anni di primavera, esordio in serie A in Genoa -Napoli nel 1983. Poi esperienze nel Carbonia, Omegna, Casale e Mondovì in Serie C2; poi Dilettante in squadre della provincia di Genova. Un grave infortunio al ginocchio destro mi ha condizionato per tutta la carriera. Quattro operazioni. Una volta terminato di giocare ho iniziato a fare l’allenatore, prima nelle giovanili rossoblu e successivamente per 10 stagioni sulle panchine di Arenzano (il mio paese d’origine), Cogoleto, Lagaccio, Molassana e Pegliese. Infine, la sclerosi multipla è avanzata e ho dovuto abbandonare la panchina motivo per cui ho fatto per tre anni il direttore sportivo. Ora voglio fare solo lo spettatore e il tifoso. Nel 2014 la T.O mi ha premiato come tifoso rossoblu dell’anno, cosa di cui vado molto, molto orgoglioso.