Un altro 2-2 per il Genoa nell’incontro casalingo contro il Sassuolo. Ancora sotto di due gol, il Grifone ha raggiunto il pari. Forse per mostrare la giusta cazzimma il Genoa ha bisogno di subire uno schiaffone, a volte anche due. Non so se per un approccio sbagliato alla partita, o se per alcune scelte di uomini o di modulo inizialmente sbagliate, certo è che il gioco espresso dai rossoblù, nei primi 45 minuti delle partite fin qua disputate, lascia molto a desiderare, urge trovare un adeguato rimedio. Oggi, nel primo anticipo della nona giornata, il Genoa scende in campo all’Olimpico Grande Torino per affrontare il Toro, guidato dal nostro ex Ivan Juric, che si è guadagnato applausi e complimenti a Verona, dopo essere stato messo alla gogna quando era il mister del grifone.

Uno sguardo sul Torino.

Juric è un allenatore meticoloso, pretenzioso ed attento anche ai particolari più piccoli, considera la preparazione fisica e la concentrazione cose fondamentali. Un allenatore molto considerato all’ estero e preparatissimo. I granata scendono in campo con il 3-4-2-,1 oramai un caposaldo del calcio di Ivan.

L’analisi reparto per reparto. Iniziamo dalla difesa.

Milinkovic Savic, il portiere, dopo essere stato per anni la riserva del nostro Sirigu, quest’ anno ha la responsabilità di vestire la maglia da titolare. Aitante, forte nelle uscite alte, con la sua fisicità riempie bene la porta ed è bravo e preciso quando usa i piedi, i suoi lanci a scavalcare il centrocampo sono un’arma su cui i granata spesso si appoggiano. Djidji, Bremer e Rodriguez sono i tre difensori centrali. Djidji, rientrato dal prestito al Crotone, è un ivoriano dalla buona tecnica di base, attento in marcatura, ma non sempre risponde correttamente ai movimenti che Juric richiede ai propri difensori. Gioca sul centrodestra anche se è un mancino naturale. Bremer, che con il tecnico croato è diventato il vero leader della retroguardia torinese, è rapido, veloce, forte sulle gambe e molto tempista nello stacco aereo. Sulle palle inattive in fase offensiva può essere letale, ci ha castigato un paio di volte. Rodriguez, nazionale elvetico, nasce come esterno di fascia e da un paio di stagioni gioca come marcatore di sinistra con buoni risultati. Esperto, tatticamente evoluto, ha un eccellente piede sinistro, può soffrire nella rapidità e nell’allungo.

Il centrocampo.

Aina, Lukic, Pobega e Ansaldi formano un reparto che per un po’ di tempo dovrà fare i conti con l’ assenza di Mandragora infortunato. Aina, in possesso di un’ottima corsa, veloce ed aggressivo, è capace inoltre di rimesse laterali molto lunghe; inglese naturalizzato nigeriano, può giocare anche sulla fascia sinistra. Lukic e Pobega sono i mediani. Il serbo è un giocatore bravo tecnicamente e con qualità di dribbling e di passaggio, in Italia sta imparando anche la fase difensiva. Pobega, ex Spezia e di proprietà Milan, è un infaticabile nella corsa e ha un’ottima tempistica di inserimento, in più aggressivo e buono in fase di recupero della palla. Ansaldi, ambidestro, munito di forza esplosiva nelle gambe, è abilissimo nei cross e nelle sue avanzate palla al piede. Ex rossoblù, la sua già buona carriera avrebbe potuto essere decisamente migliore se non avesse dovuto fare i conti con innumerevoli infortuni muscolari.

L’attacco.

Brekalo e Praet sono i trequartisti. Brekalo, arrivato quest’anno nel campionato italiano, si è subito calato nella Serie A. E’ veloce, ha forza nelle gambe, dribbling e capacità di condurre la palla anche ad alte velocità. Nazionale croato, è stato espressamente richiesto da Juric.
Praet, belga dalle indubbie qualità tecniche, era considerato l’alter ego del connazionale De Bruyne ma gli infortuni e la poca propensione ai sacrifici ne hanno frenato l’ascesa. Veloce e munito di buon dribbling, ha la capacità di giocare in verticale. La punta centrale è il rientrante Belotti, giocatore che ama essere lanciato in profondità e che sa attaccare lo spazio. Bravo in acrobazia, si sacrifica molto per la squadra andando sempre in pressing sui difensori alla riconquista della palla.

Altri giocatori che potrebbero incidere sul match?

Linetty, il nostro fresco ex Sanabria e Kone potrebbero giocare dall’inizio o subentrare a partita in corso. Linetty, centrocampista polacco, possiede buoni fondamentali, è forte sulle gambe e bravo negli inserimenti al buio. Sanabria, paraguaiano, ha una tecnica di primordine, è bravo in acrobazia, sveglio ed attento dentro i sedici metri. Kone è un giovane ivoriano proveniente dal Cosenza, bravo nelle due fasi e con una forte personalità.

Come si comportano sulle palle inattive?

Su quelle a sfavore difendono a zona ed è molto importante il supporto di Milinkovic Savic con la sua fisicità. In fase offensiva Bremer, Djidji, Belotti, Lukic e Pobega sono i saltatori che riempiono l’area. I corner e le punizioni laterali sono calciate da Brekalo, Rodriguez e Linetty.

In conclusione?

Anche se il Toro non ha ancora assimilato del tutto il credo di Juric, è sicuramente una trasferta ad alto indice di difficoltà. Ai granata riesce ancora difficile mantenere l’ aggressività a tutto campo per l’ intera partita e le scalate in fase difensiva sono ancora lacunose, troppa distanza tra i reparti. Il Genoa dovrà approfittare di queste cose, nella speranza che la squadra inizi a giocare quando il signor Giacomelli darà il fischio d’inizio e che lo staff abbia optato per i giocatori più consoni a questa partita e al relativo sistema di gioco.

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Sono nato a Genova il 10 gennaio 1964. Ho fatto tutto il settore giovanile nel Genoa: 3 anni di primavera, esordio in serie A in Genoa -Napoli nel 1983. Poi esperienze nel Carbonia, Omegna, Casale e Mondovì in Serie C2; poi Dilettante in squadre della provincia di Genova. Un grave infortunio al ginocchio destro mi ha condizionato per tutta la carriera. Quattro operazioni. Una volta terminato di giocare ho iniziato a fare l’allenatore, prima nelle giovanili rossoblu e successivamente per 10 stagioni sulle panchine di Arenzano (il mio paese d’origine), Cogoleto, Lagaccio, Molassana e Pegliese. Infine, la sclerosi multipla è avanzata e ho dovuto abbandonare la panchina motivo per cui ho fatto per tre anni il direttore sportivo. Ora voglio fare solo lo spettatore e il tifoso. Nel 2014 la T.O mi ha premiato come tifoso rossoblu dell’anno, cosa di cui vado molto, molto orgoglioso.