Il calcio in ritardo del Vecchio Balordo nella scorsa settimana è stato per molti come  il risveglio, prima sgradevole azione della giornata. Il Genoa nelle due gare giocate con Carpi e Carrarese ha dimostrato di far fatica ed essere di ritardo di condizione e di ricerca non di una fisionomia ma di qualcosa sul piano del gioco. Il problema non è solo del Genoa e di Maran ma di tutte le squadre che fra sette giorni daranno via al campionato 2020/2021.

Le società non dovevano accettare questo calcio troppo compresso che non darà frutti maturi almeno non solo  fino alla fine del calciomercato, che non sta aiutando a costruire un squadra fino al 5 ottobre. Qualcosa potrebbe essere diverso dopo la sosta della nazionale di ottobre, altri 15 giorni senza gare ufficiali per organizzare e indirizzare un gioco. Maran, come tutti gli allenatori, farà spallucce alle diatribe sui moduli e le loro applicazioni. Per il mister e i suoi colleghi in questo momento nella squadra da preparare il fondamento tattico è l’organizzazione, discriminante basilare per cercare di capire se vengono assimilate le cose in gare ufficiali così come vengono spiegate durante gli allenamenti.

Riuscire far parlare ai giocatori una “lingua comune” è l’obiettivo che non si vedrà nelle prime gare di campionato con unico scopo essere equilibrata e funzionale oltreché elastica e razionale, difficile aver visto nelle due amichevoli giocate anche per fiato corto. Il calciatore non è un computer che si può programmare ma in questo anomalo campionato che sta per iniziare deve imparare alla svelta quando come muoversi e cosa fare ,dove muoversi nel modo più utile non solo alla squadra anche per sé. È l’organizzazione in questo momento che persegue l’idea non i numeri dei moduli e ha bisogno di tempo per aver possibilità di successo, anche se da sabato prossimo bisognerà fare i conti con i risultati.

Maran in questo momento può predisporre il maggior numero di tattiche possibili per determinare i tempi e gli spazi opportuni, però se tutto non sarà supportato e suffragato da almeno una sufficiente capacità tecnica da parte dei protagonisti che potranno anche correre, muoversi, creare spazi andrà in fumo se al momento opportuno non sono in condizione di fare un passaggio positivo o concludere in porta e dominare il pallone in fase di possesso. Quello visto negli ultimi due campionati e nelle due amichevoli giocate in questa settimana. Maran è tornato indietro nel tempo mettendo Radovanovic centrale e Jaroszynski terzo di una difesa a tre, consapevole che Rado da professionista serio può essere una valida alternativa in caso di necessità, a meno che non si cambi strategia tattica, e che Jaro non ha mai giostrato su una linea di difesa tre ma è meglio in una a quattro.

Faggiano da parte sua ha capito dove bisogna andare a riparare ingaggiando il tedesco della Dea Czyborra per coprire la corsia di sinistra e in particolare Zajc, che non è il trequartista da ultimo passaggio. Con lui e il suo moto perpetuo, Andreazzoli in Serie A all’Empoli – giocando con altri 3 trequartisti anomali passati al centrocampo come Kurtic, Traore e Benacer – ha fatto impazzire le difese avversarie senza dimenticarsi che davanti giocavano Caputo e Donnarumma, due che hanno fatto gol in qualsiasi categoria. Tutto quel lavoro dal centrocampo in su tante volte veniva fregato dagli errori individuali dei difensori. Su Andreazzoli, la notizia silenziosa è che ha rescisso il suo contratto in scadenza a giugno 2021 con il Genoa.

Ad una settimana dall’inizio della stagione il dubbio più grande a Pegli è il ruolo da prima punta. Quello che passa il convento calcistico da bomber in doppia cifra non è alla portata del Vecchio Balordo. Puntare su altre scommesse in un ruolo troppo importante, anche se dopo dovrà essere il campo dare risposte, risposte che però il Genoa non potrà aspettare.  I dubbi in società sono Pinamonti e Favilli: riusciranno a mantenere l’appeal di due anni fa quando venivano considerati i centravanti del futuro calcio italiano? Faggiano probabilmente, oltre a sfogliare la margherita di questo dubbio, si dovrà dare da fare nel trovare anche in altre categorie calciatori che abbino avuto la dimestichezza nel muoversi dentro le aree di rigore vedendo e sentendo la porta, una terza o quarta punta capace di essere utile in caso di necessità. Personalmente, visto e considerato che si parla sempre di calcio in mano ai giovani all’inizio di ogni stagione, punterei su due visti giocare costantemente nel campionato Primavera dello scorso anno: Rovella a centrocampo e Flavio Bianchi, il più pronto attaccante visto nelle ultime due amichevoli. Giocatori nati nel  2001 e 2000 che quando li vediamo giocare nelle coppe europee strabuzziamo gli occhi. Di calciomercato in generale, non roseo, non solo per il Grifo, ne parleremo lunedì.

Dopo 21 anni e dopo aver aspettato bonifici da varie cordate con importi che non superavano gli 800mila euro per 4/5  mesi,  è finita l’era Spinelli a Livorno. È finita un’era, quella di Spinelli, nel calcio professionistico e in una città che ama il calcio che ora gioca in Serie C. Ha venduto i labronici per 500mila euro a 4 imprenditori, rimanendo socio per il 10%. Operazione che dovrebbe far riflettere tutto il mondo del calcio. È difficile da capire, ma nel calcio e nel calciomercato, come sempre nel passato, in questo momento particolare della vita dove c’è la paura del futuro non solo calcistico e dove non si investe, non si consuma ma si risparmia. È solo illusione, far passare la vita come la salsa fa passare il pesce.


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