Si sta giocando il Mondiale della vergogna, delle polemiche e del business, e i tifosi italiani si consolano con la Nazionale italiana di Silvio Baldini. Una Nazionale costruita in appena dodici giorni e curata con la naturalezza del mister, subito apprezzata dai calciatori.

Baldini è stato sottovalutato dal calcio italiano pur avendo iniziato ad allenare a 26 anni, partendo dalla Seconda Categoria e arrivando fino alla Serie A, proponendo uno dei calcio più futuristi degli anni Duemila. Nel 2002 portò l’Empoli in Serie A con la sua formula di sempre: gioco e giovani.

È bastato un momento di rabbia durante un Parma-Catania del 2008, una discussione con l’altro allenatore, Di Carlo, per un episodio arbitrale terminata con un calcio nel sedere rifilato da Baldini, per marchiarlo definitivamente. Da quel giorno sono arrivate le tante etichette che lui stesso ha ricordato dopo la vittoria in casa della Grecia.

Di situazioni ne ha viste tante e tante ne ha subite. Ai ragazzi portati nella Nazionale maggiore ha chiesto una sola cosa: dimostrare che non è “uno scappato di casa”.

È arrivato alla Nazionale maggiore in un momento di abulia e di crisi del calcio italiano, senza dirigenti stabili e con tutti impegnati nella campagna elettorale per il prossimo presidente, dai Dilettanti alla Serie A. Nel frattempo, le riforme continuano a mancare e il fondo del barile viene raschiato da troppo tempo, non soltanto sul prato verde.

Baldini, traghettatore azzurro migliore di Caronte, ha mostrato un altro modo di fare calcio. Per vedere qualcosa di simile, i tifosi italiani devono spesso aspettare i martedì e i mercoledì di Champions League, quando in campo ci sono le grandi squadre europee.

Non è un uomo da social né un “follower”, ma proprio sui social ha ricevuto numerosi attestati di fiducia per il futuro. I sondaggi, pur senza poter vantare il curriculum degli altri candidati, confermano che una sua permanenza alla guida della Nazionale non sarebbe affatto una follia.

Chi si affida soltanto ai curriculum dovrebbe fare un passo indietro e ricordare quello di Bearzot quando vinse il Mondiale, oppure quello di Vicini, passato dai ruoli federali e dalle Under 21 e Under 23 fino a raccogliere l’eredità di Bearzot a Italia ’90.

Bearzot e Vicini seppero dare spirito e appartenenza alla Nazionale. Silvio Baldini, forse ancora di più, lo ha fatto con ragazzi che si affacciavano per la prima volta alla Nazionale maggiore. Anche loro, come ha sottolineato il CT, non sono «scappati»: hanno percorso tutto il cammino azzurro, dall’Under 15 fino all’Under 21. Spirito e appartenenza alla maglia azzurra che erano mancati negli ultimi spareggi per la qualificazione mondiale.

Baldini spera che il problema del passaggio dall’Under 21 alla Nazionale maggiore sia stato finalmente compreso dalle società di Serie A, dai dirigenti e dagli allenatori, grazie all’impronta lasciata dalle due gare disputate. Le selezioni giovanili italiane lavorano bene e i risultati lo dimostrano: l’ultimo esempio è l’Under 17, campione d’Europa 2026. Sarebbe folle, da parte del calcio italiano e della Lega di Serie A, disperdere il patrimonio umano visto in queste due amichevoli, compreso il CT a tempo, che non urlava ma sussurrava ai propri giocatori per spiegare gli errori.

Questi calciatori promossi in Nazionale, che nel resto del mondo non vengono considerati inesperti a vent’anni, non possono continuare a essere dispersi o relegati in panchina per un’intera stagione mentre si acquistano stranieri di livello modesto, favoriti da intermediari e procuratori che trovano più facilmente terreno fertile presso famiglie e ragazzi provenienti da realtà difficili. Tutto questo avviene nel tentativo di aumentarne il valore economico, anche a causa di un campionato che spesso non è all’altezza dello sport più bello del mondo.

I giovani, non solo quelli visti con Baldini ma anche quelli del Campionato Primavera, dell’Under 18 e dell’Under 17, se dotati di una buona tecnica non possono essere dispersi. Non possono essere penalizzati da allenatori che, per paura del risultato, preferiscono un calcio antiquato, snaturandone le qualità e imprigionandoli nella tattica, nella costruzione ossessiva dal basso, nei passaggi orizzontali a centrocampo o nei continui retropassaggi al portiere alla ricerca del punto, del “muso corto” o del contropiede favorevole.

Al calcio servono velocità, palleggio, pressing, profondità e soprattutto dribbling sulle corsie laterali per creare spazi e superiorità numerica. Ai giovani di talento non si può negare il coraggio di osare oltre la tattica, perché la spudoratezza, una volta persa, fatica a tornare. Nei club di Serie A, dietro le scrivanie, servono persone preparate, anche giovani, con conoscenze moderne, visione e competenze calcistiche. Affidarsi esclusivamente agli algoritmi può portare a perdere rapidamente la direzione.

Difficilmente il calcio italiano tornerà competitivo e riuscirà a qualificarsi ai prossimi Mondiali se continuerà con il tran tran del passato, restando in riva al fiume ad aspettare l’occasione per colpire con il catenaccio e il contropiede, oppure festeggiando più per non aver subito gol che per averne segnati.

In Europa il calcio è avanti di anni. Lo spareggio di Zenica ha strappato il velo non solo sul valore effettivo dei calciatori italiani, ma anche sul livello, a tratti quasi inguardabile, della Serie A. Senza i fuoriclasse stranieri, molti degli italiani convocati in Nazionale farebbero fatica a emergere. Le fondamenta del calcio italiano stanno crollando mentre tutti inseguono i 35 punti per salvarsi o le quattro posizioni utili per andare in Champions League.

Tocca ai manager del calcio italiano fare qualcosa di diverso, oltre a curare il bancomat delle televisioni, che nel futuro potrebbe non essere più così ricco, considerata la crescita di altri sport.

Aspettiamo l’elezione del presidente della FIGC e la decisione sul prossimo allenatore della Nazionale, al quale bisognerebbe chiedere subito qualcosa di diverso: osare qualcosa alla Baldini, perché non può più essere considerato un azzardo.

Non convocare in Nazionale calciatori che i club non fanno giocare con continuità potrebbe creare un problema. L’opinione pubblica li scopre, i club vorrebbero tenerli nascosti per evitare pressioni, ma giornali, web e tifosi iniziano a chiedersi perché in campo vadano giocatori stranieri insufficienti mentre restano fuori giovani italiani promettenti.

Non ho l’anello calcistico al naso. È ovvio che nelle partite da dentro o fuori la musica cambi completamente. Intanto, però, godiamoci chi, con Silvio Baldini, ha riportato un piccolo sorriso non solo tra le stanze di Coverciano, ma ha anche lanciato una nuova generazione di calciatori pronti a giocarsi la Serie A.


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