Si è chiusa ieri sera la quinta giornata completa di Serie A dalla ripresa dello scorso giugno. Siamo ora a cinquanta partite (54 considerando i recuperi della 25esima) che offrono un campione interessante su come si sia modificato il campionato italiano dopo il lockdown.

L’ultimo turno ha ulteriormente ridisegnato la classifica, condannando Genoa e Spal ad essere le uniche due squadre a non aver ancora vinto in questa lunga parentesi di calcio senza tifosi. Un dato allarmante, che ha restituito alla corsa salvezza il Lecce, ora virtualmente salvo con un punto di vantaggio sul Genoa. Dieci sconfitte interne nell’era dei tre punti il Genoa le aveva incassate non più di due stagioni fa, nel corso dell’annata 2017/18 e sotto la guida Ballardini. Tre insuccessi consecutivi al Ferraris non si registravano poi dal periodo a cavallo tra ottobre e novembre 2017. In ogni caso, un dato inequivocabilmente preoccupante e grave perché ripetuto per due stagioni delle ultime tre.

Potrebbero risultare decisivi i successi di Torino e Udinese contro Brescia e Spal per allontanare definitivamente granata e friulani dalla bagarre salvezza. Resta nel limbo la Sampdoria, che nonostante la sconfitta a Bergamo contro l’Atalanta mantiene quattro punti di vantaggio sul Lecce (cinque considerando gli scontri diretti a favore). Lecce e Genoa si osservano a distanza e lo faranno ancor di più dal prossimo turno: salentini a Cagliari, dove si è festeggiato (anche a mezzo stampa) il raggiungimento dei canonici quaranta punti, e Genoa a domicilio contro la Spal, fanalino di coda della classifica.

Oltre alla bagarre salvezza, un’altra lotta che terrà vivo il campionato sino alla fine è quella per il settimo posto che darebbe accesso ai playoff di Europa League alla luce della vittoria del Napoli in Coppa Italia. Se una Roma non troppo frizzante, graziata dall’arbitro Fabbri col clamoroso rigore non concesso al Parma all’Olimpico, si contenderà col Napoli la quinta piazza, il Milan avrà lo scontro diretto coi partenopei domenica prossima. Ci arriverà fresco della rimonta contro la Juventus, battuta dopo 14 scontri diretti in cui i rossoneri non erano più riusciti ad avere la meglio sulla Vecchia Signora.

I rossoneri dovranno difendere il settimo posto dagli assalti di Sassuolo ed Hellas Verona. De Zerbi guida una delle formazioni più in forma dopo la ripresa, forte di un’identità di gioco consolidata, e torna da Bologna con tre punti d’oro. Juric invece dà filo da torcere all’Inter, cogliendo un pareggio meritato e costringendo l’Inter a perdere ufficialmente il terzo posto.

Un piccolo drappello di squadre – e ci si augura di sbagliarsi – potrebbe avere ancora poco da chiedere a questa stagione: si tratta di Bologna, Cagliari, Parma e Fiorentina. Un dettaglio che non passa inosservato è che saranno tutte e quattro avversarie del Lecce in queste ultime sette giornate.

Andando per ordine, i felsinei si sono di fatto arresi al Sassuolo e la sfuriata finale di Mihajlovic è quasi parsa dire: “guardiamo alla prossima stagione”. Per non parlare del primo 0-0 del post-Covid tra Fiorentina e Cagliari, che non si sono fatte male al Franchi e hanno aggiunto un punto alle loro classifiche brindando piuttosto al ritorno in campo di chi da tempo era fuori gioco, come Kouamè. E poi c’è il Parma, che dopo la vittoria col Genoa non sa più vincere e raccoglie all’Olimpico, non senza polemiche per un rigore non concesso per fallo di mano di Mancini, la quarta sconfitta di fila.

Foto TanoPress

Questo è lo scenario che la 31esima giornata ha delineato. Ne scaturisce tutta la drammaticità sportiva del percorso del Genoa, assieme alla Spal unica squadra a non aver vinto ancora una partita. La rincorsa salvezza, specialmente da qui alla sfida col Lecce, diventerà una ricerca inevitabile dei tre punti.

Partendo dal presupposto che è davvero inaccettabile come, alla luce delle parole di un anno fa da parte del presidente Preziosi a Firenze sul fatto che non si sarebbe ripetuta la stagione scorsa, il Genoa sia già terzultimo a sette turni dalla fine e ben tre agenzie sportive abbiano raggiunto già il Genoa nel solo 2020 con tre arbitrati presentati al Collegio di Garanzia del CONI per mancati pagamenti pattuiti tra società e intermediari di mercato stessi, la squadra paga anche di aver perso le certezze pre-Covid ed essere tornata ad allenarsi diversi giorni dopo in attesa di quel protocollo che è stato vittima del tira e molla tra FIGC e Comitato Tecnico-Scientifico.

Spariti dai radar giocatori come Soumaoro, il cui intermediario è uno di quelli ad aver presentato arbitrato al CONI, e diventati oggetti misteriosi calciatori come Eriksson o Jagiello (anche il polacco al centro di uno scontro a distanza tra Genoa e Zaglebie Lubin, vedasi quanto scritto lo scorso 17 aprile su Buoncalcioatutti), il Genoa rischia di non avere la giusta tranquillità per affrontare questo finale di stagione. 

L’unica iniezione di fiducia, nell’immediato, potranno essere i risultati. Avrebbero potuto essere di grande aiuto i tifosi rossoblu, costretti non solo fuori dal Ferraris, ma anche ad ascoltare proposte della politica locale su possibili delegazioni di tifosi che potrebbero accedere allo stadio in occasione del derby. Boutade che fanno sorridere, anche perché dei tifosi in generale ci si è dimenticati ormai da settimane e il calcio delle grafiche televisive in stile videogioco pare vada bene così. Tutto estremamente triste.

Ma tornando al Genoa, senza guardare ad altri calendari e ad altre avversarie, dovrà essere bravo ad isolarsi il più possibile da tutto ciò che arriva dall’extracampo e prendere atto che dall’ultimo successo contro il Cagliari (2 febbraio 2020) domenica prossima saranno passati addirittura 161 giorni, dilatati dai mesi di stop forzato. Oltre cinque mesi fa gli ultimi tre punti. Superfluo dire che serve una riscossa, e che serve subito, perché gli scenari odierni documentano un calcio ben differente da quello che avevamo lasciato a San Siro il giorno della Festa della Donna.

Chi lo dice? Lo dicono, per esempio, i 184 gol fatti in 54 partite e una media di 3,4 gol a partita. Cosa non segue il trend europeo di altri campionati è piuttosto la mancata emorragia di vittorie casalinghe avvertita in competizioni come la Bundesliga, là dove dopo 54 partite il segno “1” in schedina era sceso del 20%. In Italia si sono accentuati altri dati, come ad esempio la quasi totale assenza in queste prime partite post-Covid degli 0-0 oppure l’incremento della media gol a partita (+0,5) passata dal 2,9 pre-Covid al 3,4 post-Covid.

Da quando è ripresa la stagione, senza tifosi e nel silenzio degli stadi che stona profondamente con quanto si vede fuori ogni giorno, sono poi state 24 le vittorie in casa, 20 quelle in trasferta e solamente 10 le gare di parità. Il dato che perde percentualmente di più rispetto al pre-Covid è sicuramente quello dei pareggi, che sono passati dal 23% al 19%. Questa perdita del quattro per cento è andata a distribuirsi tra vittorie casalinghe ed esterne. I successi a domicilio sono passati dal 41% al 44%, quelli in trasferta dal 36% al 37%.


IL QUADRO DELLE 44 PARTITE POST-COVID

  • 24 vittorie in casa (44%)
  • 20 vittorie in trasferta (37%)
  • 10 pareggi (19%)

IL QUADRO DELLE 256 PARTITE PER-COVID

  • 104 vittorie in casa (41%)
  • 94 vittorie esterne (36%)
  • 58 pareggi (23%)

LA MEDIA GOL: COME CAMBIA IL DATO

  • media gol post-Covid: 217 gol in 54 partite (4 gol a partita)
  • media gol pre-Covid: 746 gol su 256 partite (2,9 gol a partita)

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