LEGA SERIE A, FISSATA DATA PER RIPARTENZA DEL CAMPIONATO: LA NOTA

Dopo l’annuncio alla Camera da parte del Ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, in merito alla lettera inviata dal presidente FIGC Gravina in cui si fa menzione dell’accettazione di tutte le modifiche proposte dal Comitato Tecnico-Scientifico, a Radio Radio è intervenuto nuovamente Enrico Castellacci, presidente di LAMICA (Libera Associazione Medici Italiani di Calcio), chiamato a commentare anche le ultimissime dichiarazioni del ministro che, pochi minuti prima, aveva dichiarato a Palazzo Chigi come “i medici dovranno assumersi responsabilità molto chiare e precise“. Un punto controverso che manterrà i medici sociali sul piede di guerra. Medici sociali che chiedono una “condivisione responsabile del rischio“.

Se per la Federazione è tutto ok, vuol dire aver bypassato il problema. In realtà il senso di responsabilità che deve ricadere solamente sui medici del calcio non ha sfiorato minimamente la FIGC. Non ha alcun senso logico la proposta fatta dal Ministro Spadafora e che sia stata accettata dalla Commissione. Non è possibile pensare che il medico sociale sia l’unico responsabile di tutto: va al di là di ogni aspettativa di logicità. I medici non vogliono minimamente sottrarsi alle loro responsabilità perché sono quelle che hanno sempre avuto. Sono responsabilità alle quali non si sottraggono e non si sottrarranno mai. Non riesco a pensare, tuttavia, che possano essere gli unici responsabili.

Voglio fare un esempio: se mancano o non arrivano i tamponi e il medico non può farli, è colpa del medico se domani succede qualcosa? Se un giocatore, fisioterapista, magazziniere scappa e va fuori dal ritiro e poi ritorna, il responsabile è il medico che non ha controllato? E poi un’altra cosa. Non si era detto che il calciatore era un lavoratore, addirittura sottoposto alle tabelle INAIL perché il Covid-19 è un infortunio del lavoro, e non si era detto che il club era il suo datore di lavoro?

Capiamoci una volta per tutte. Ho messo di mezzo il mio ufficio legale: noi abbiamo proposto un tema che è quello dell’assunzione responsabile e condivisa del rischio. Prendiamoci la responsabilità, ma condividiamola. Non sta né in cielo né in terra che la FIGC abbia accettato e rimandato indietro il documento cosi com’è. Più della metà dei medici della Serie B mi ha mandato le dimissioni bianco e via mail. Se volessero ripartire in Serie B, in questo momento, si dimetterebbero. Anzi, due si sono già dimessi.

Ma ci si rende conto di quanto sia clamorosa questa situazione? La FIGC si rende conto che il medico sociale è venuto al centro dell’attenzione e io ancora non ho ricevuto una telefonata o una risposta alla mia mail? Come è possibile? Chiedetelo al presidente Gravina, che peraltro stimo molto e col quale non ho mai avuto problemi. Oggi tutti i medici della Serie C e Serie B si sono schierati dalla nostra parte e su questa posizione è anche gran parte dei medici di Serie A, anche se non lo dice. L’unica associazione che manca è quella dei medici del calcio, figura critica e fondamentale”. E sul rapporto contrattuale spesso non regolamentato tra società e medici, il presidente Castellacci è ritornato su un punto evidenziato già nella giornata di ieri ad un’altra emittente radiofonica. “Siamo l’unica figura non strutturata a livello federale. Spesso non ci sono contratti, nelle serie minori spesso si va gratis e si fa un altro lavoro. Chi ha un contratto lo ha di tipo privato, ma non è depositato in Lega e quindi non è tutelabile. Il medico del calcio, come il giocatore, l’allenatore, il preparatore atletico, deve avere un posto riconosciuto a livello di Federazione. Per pari dignità, niente più e niente meno”.

“Il problema è nato a monte perché si sono fatti protocolli lì per lì rigidi, scientificamente esatti, ma inapplicabili – ha proseguito ancora il presidente Castellacci, rispondendo anche alla domanda su come si muoverà a questo punto l’associazione nei confronti della Federazione. “Mi farebbe piacere che questa domanda rivolgeste a Spadafora e Gravina: perché l’associazione non sia mai stata contatta e come possa essere accettata questa decisione. Noi ci prendiamo le nostre responsabilità, assolutamente, ma è la condivisione del rischio che va fatta: noi abbiamo le nostre, gli altri si prendano le loro.

In Serie A ci sono problematiche diverse rispetto alla Serie B, con centri sportivi che si possono blindare e disponibilità di tamponi. Tant’è vero che la maggioranza dei medici della Serie B ha parlato di dimissioni perché non possono seguire queste linee guida. Questo tavolo andrà avanti perché andranno fatti protocolli per le serie minori perché anche i giocatori di Serie B e Serie C hanno diritto di allenarsi. Il rischio zero non c’è, lo hanno detto tutti i virologi. Chiederei al club dal punto di vista logistico, strutturale, dico anche economico, di permettermi di realizzare le linee guida. Altrimenti mi rifiuterei di partire. Queste sono cose che si discutono da un mese e da un mese diciamo le stesse cose. Non è cambiato niente: Spadafora ha solo detto che la responsabilità è del medico. Oggi siamo qui, siamo borderline, e mi sento dire che è impossibile che non siamo stati convocati“. 


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