I vertici della Premier League si sono riuniti oggi per delineare un protocollo sanitario e voteranno il prossimo 7 maggio per cercare di ottenere dal governo inglese il via libera agli allenamenti di gruppo a partire da metà maggio. Sul tavolo della discussione anche l’utilizzo (e con che frequenza) dei test, una stima dei danni economici, un punto d’incontro sui diritti televisivi. Quello sugli stadi, secondo il Times, potrebbe trovarsi a metà strada: campi neutri comunicati a staff e squadre solamente poche ore prima della partita, onde evitare assembramenti di tifosi nei pressi degli stadi.

Dopo circa 4 ore di video-conferenza, le 20 squadre di Premier si sono dette concordi sull’annullamento di tutte le partite dei settori giovanili, non ancora ufficiale, così come sulla volontà di provare a giocare le restanti partite del campionato dal prossimo 8 giugno. La priorità in caso contrario, a detta dei vertici, è di evitare azioni legali da parte dei club come accaduto in Olanda e Francia. Anche il segretario di stato Oliver Dowden ha confermato questo pomeriggio un’accelerata: “Abbiamo dato inizio a una serie di incontri per pianificare un ritorno in sicurezza allo sport professionistico. A porte chiuse e solo quando sarà sicuro farlo su consiglio di medici ed esperti”.

Se le società sembrano tutte sullo stesso gradino, “la maggior parte dei giocatori è spaventata” all’idea di poter ricominciare a giocare in tempi brevi. Ad annunciarlo è Sergio Agüero, attaccante argentino e miglior marcatore di sempre nella storia del Manchester City, in una lunga intervista rilasciata ieri ai colleghi della BBC. “Anche i giocatori hanno famiglia, figli, genitori. Quando anche dovessimo ricominciare, mi immagino che ci sarebbe molta tensione, saremmo tutti molto attenti ma nel momento in cui qualcuno dovesse star male cosa succederebbe? Tutti ci chiederemmo cosa stia accadendo”. 

Il Liverpool attende il titolo di campione d’Inghilterra da più di trent’anni, ma il sindaco Joe Anderson si dice anch’egli contrario alla ripresa del campionato anche per il rischio di ritrovarsi di tifosi a cantare fuori dagli stadi. In particolare quelli dei Reds, che in caso di rientro in campo a porte chiuse vedrebbero la loro squadra trionfare in televisione. “Molte persone non rispetterebbero le regole e non resterebbero lontano dagli stadi – sostiene Anderson – Penso che molte persone uscirebbero a festeggiare e quindi credo che (la ripresa, ndr) non sia da prendere in considerazione. Per noi sarà difficile provare a fermare eventuali raduni di persone, specialmente tra i più giovani, nei parchi quando le condizioni meteo saranno buone. Ho paura che la gente ignorerebbe le regole e per la polizia sarebbe davvero difficile far mantenere il distanziamento sociale se qualcuno andasse a festeggiare fuori da Anfield. Sarebbe farsesco. La miglior cosa da fare credo sia terminare qui la stagione dando il titolo al Liverpool, che se lo merita. Ma se i punti più importanti oggi restano salute, sicurezza e salvaguardia della vita, penso che il calcio dovrebbe finire in secondo piano”. Dichiarazioni aspramente criticate dalla società tramite un comunicato.


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