Questa sera riannodiamo i fili con le precedenti puntate de “La Buonanotte col Sorriso” e col passato recente del Genoa ascoltando le parole di Pietro Pisano, genovese,  37 anni. Dal 2008 al 2014 è stato addetto stampa del Genoa, passando nella stagione 2014/15 all’Inter e diventando nel 2015 Direttore dell’Area Comunicazione dell’Hellas Verona. Terminata la stagione 2016 tornerà a Genova, dove diventa Direttore delle Relazioni Esterne dell’Ospedale Policlinico San Martino e contemporaneamente continuerà a lavorare nel calcio gestendo la comunicazione e le relazioni esterne di Leonardo Bonucci e Mattia Perin. Oltre a questo si occupa della comunicazione di Liguria Digitale, dello Yacht Club Italiano e di tante altre aziende del territorio. Questa sera il suo ricordo va soprattutto al Genoa 2008/2009.


“Intanto vi volevo ringraziare per aver pensato a me. Quando si parla del Genoa 2008/2009 sai che sono piuttosto restìo a voler raccontare dei miei aneddoti per una questione di riservatezza. Faccio un’eccezione perché ho trovato straordinariamente bella e un po’ commovente la diretta live che hanno fatto su Instagram Mimmo (Criscito, ndr) e Raffa (Palladino, ndr), che ha portato alla memoria ricordi pazzeschi dei tanti ragazzi coinvolti in quell’esperienza fantastica.

Come vedi conservo ancora la camicia ufficiale della stagione 2008/2009 che per me è stata indubbiamente uno dei momenti più alti della mia carriera da addetto stampa nel mondo del calcio. Quella squadra è stata piattaforma di lancio per tanti giocatori. Un paio li ho alle spalle: qua dietro ho la maglia di Milito e di Thiago dell’Inter. Una piattaforma di lancio lo è stata anche per me perché probabilmente se non avessi lavorato in e con quel gruppo di uomini veri non avrei presumibilmente raggiunto l’Inter, dove sono andato poi a lavorare dopo i sei anni e mezzo al Genoa. Quella squadra, a mia memoria, è sicuramente la più forte nella storia del Genoa.

Sono ancora legato a mister Gasperini, così come lo sono alla famiglia Preziosi, soprattutto a Fabrizio che non dimenticherò mai perché ad un ragazzo giovanissimo ha fatto firmare un contratto a tempo indeterminato, e queste cose qua non si dimenticano. Sono molto unito alla famiglia Preziosi e a tutti quelli che ancora oggi lavorano al Genoa, come l’amministratore delegato Zarbano, piuttosto che a Dino Storace e Daniele Bruzzone. I contatti e i rapporti sono rimasti gli stessi di allora. Quella società, quello staff tecnico e quel gruppo avevano creato un ambiente unico. Nel calcio conta vincere, c’è poco da fare. E la continuità di risultati positivi ci permetteva di lavorare in un clima ideale, il buonumore regnava sovrano in quella situazione.

Ricordo bellissimi aneddoti: dalla difficoltà a far fare le interviste a Marco Rossi ai rifiuti nel farle fare da parte di Diego (da quel punto di vista sono i giocatori più ostici che abbia conosciuto in carriera). Come ho detto e scritto su alcuni miei profili social, la bellezza sarà quella di ritrovarsi con questo gruppo di ragazzi – Mimmo, Raffaele, Ivan, Diego e Thiago – magari tanti anni dopo. Sono sicuro che quando ci rincontreremo, sperando succeda presto, si riderà e scherzerà come se ci fossimo salutati ieri e non dopo la fine di quel Genoa-Lecce che…se ci penso ancora mi vengono i brividi. Uno dei ricordi che ricordo con più piacere è proprio quello: alla fine della partita siamo andati tutti sotto la Nord e Diego, in lacrime e acclamato dalla Nord, mi guarda, mi punta, mi fissa e mi abbraccia. Ho sentito il boato della Nord dietro: un’emozione incredibile.

Su quella stagione potrei raccontarti delle cene scaramantiche che facevamo io e Palladino il lunedì sera alla Barcaccia di Castelletto. Era un modo come un altro di far conoscere a uno come lui – che poi si è innamorato di Genova – la città; piuttosto che ai tanti incontri extra lavorativi che facevamo fuori dal contesto sportivo proprio perché la situazione lo permetteva. Lo stesso mister aveva il piacere di circondare lo spogliatoio di persone non necessariamente orientate al lato sportivo di quella squadra e società, ma aveva bisogno della positività di tutti. Non vietava l’accesso agli spogliatoi a certi profili, come per esempio il mio. Di questo sono stato onorato perché comunque, poter entrare nello spogliatoio con il grande team manager di allora, Salucci, ci permetteva di conoscere al meglio anche gli aspetti non solo sportivi, ma umani di quei giocatori che hanno fatto la storia del Genoa.

Mi auguro e spero che prima o poi la società voglia celebrare quella squadra, quello staff, magari proponendo una giornata allo stadio piuttosto che un momento di incontro con tutti quei giocatori che hanno fatto e vissuto quella cavalcata. Il mio più grande rammarico resta la partita con la Fiorentina che purtroppo non ci ha concesso di andare in Champions League, però quella situazione non cancella ricordi indelebili di una squadra che ovunque andasse faceva tremare di paura ogni avversario. Grazie per la possibilità di avermi fatto raccontare questi aspetti, spero di rivedervi presto“.


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