“Il mio amico Lino mi ha chiesto di raccontare un episodio simpatico della mia carriera e colgo l’occasione per raccontarvi quello che è un episodio capitato all’inizio della mia vita calcistica”. Questa sera si unisce alla nostra rubrica Mario Ponti, che settimanalmente – in presenza del calcio giocato – ci ha sempre raccontato i prossimi avversari del Grifone e che tornerà a farlo non appena tornerà il calcio. Intanto siamo andati un po’ indietro, agli anni Ottanta, a quando militava nella Primavera del Genoa prima di esordire in prima squadra a Napoli nella stagione 1982/83.

 

Erano gli inizi degli anni ’80 e giocavo nella Primavera del Genoa, che però aveva terminato il proprio campionato. Allora visto che la Beretti – ora Under 18 – era approdata alle fase finali, io e altri due e tre ragazzi dei più bravi, che potevano ancora essere in età, siamo andati a rinforzare la squadra Beretti, a quei tempi allenata da mister Maselli diventato poi allenatore della prima squadra.

Eravamo impegnati in una trasferta a Bologna: a quei tempi si usava fare venerdì allenamento, poi ritirare il borsone per poi al sabato mattina partire. E così successe. Ritirammo il borsone, andai a casa ad Arenzano e siccome dovevo fare una commissione a mia mamma lasciai in custodia la borsa al mio amico Luigi, che all’epoca aveva una pescheria mentre ora ha un ristorante di pesce. Con il mio amico Luigi e altri ci facevamo scherzi di ogni tipo: soprattutto telefonici, ma veramente goliardici che ci facevano divertire. Fatta la commissione presi la borsa, andai a casa a dormire per poi l’indomani partire con il pullman da Pegli verso Bologna. Arrivati a Bologna andammo a mangiare al ristorante, dopodiché ci recammo al campo. Una volta arrivati al campo andammo a vedere il terreno di gioco per decidere con che scarpe giocare: o con i tacchetti di gomma a 13 o con i tacchetti a sei di ferro. Optai per le scarpe a 13 e lasciai le scarpe a 6 nel borsone.

Una volta aperto il borsone delle scarpe si incominciò a sentire una puzza di pesce incredibile: non si poteva stare dentro gli spogliatoi. Mister Maselli era furibondo e andò dai dirigenti del Bologna lamentandosi, ma questo odore di pesce continuava ad esserci quindi prese del cotone e gli diede fuoco con dell’alcol, ma non se ne andava. Giocammo la partita e, dall’odore che c’era, mi ricordo che non rientrammo neanche negli spogliatoi. Terminammo la partita vincendo, rientrammo negli spogliatoi facendo la doccia in fretta e furia: non ci si poteva stare, veniva veramente il vomito. Ripartimmo per Genova e arrivammo a Pegli intorno a mezzanotte, io presi come tutti il borsone e andai a casa.

Arrivato a casa lasciai il borsone nel corridoio perché non potevo disfarlo visto che i miei e mio fratello dormivano e andai a dormire anche io. L’indomani mattina – mi ricorderò sempre – mia madre mi venne a svegliare con le lacrime agli occhi dicendomi: “Cosa fai? Sei matto? Tieni i pesci nelle scarpe?”. Ecco svelato il mistero. Non l’ho mai detto né a Maselli né a nessuno, penso che ancora adesso il mister e i dirigenti del Bologna si stiano chiedendo da dove veniva quell’odore di pesce. Un augurio a tutti e un consiglio: teniamo duro che ce la facciamo“.


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