Esistono quattro ipotesi per una ripresa della Serie A, ma rimangono tutte diretta conseguenza dell’annientamento del contagio da coronavirus e degli organi competenti, che giudicheranno quando e come sarà possibile provare a tornare alla normalità. Mentre all’orizzonte, nel weekend, è pronto ad arrivare un inasprimento della quarantena per tutto il Paese, domani si terrà un vertice tra Lega Serie A e rappresentanti dei club. La direzione è quella di proporre una data (3 aprile) per una ripartenza in contemporanea dei lavori delle 20 squadre di Serie A. Si avrebbe così tutto il mese di aprile per effettuare una nuova preparazione e presentarsi, ad inizio maggio, ai blocchi di (ri)partenza.

È l’ipotesi estremamente rosea che ieri ha ventilato anche il Ministro Spadafora e che, nonostante un ammiccamento tutt’altro che nascosto per playoff e playout, prediligerebbe anche il presidente FIGC Gravina. Ricominciare nel mese di maggio porterebbe a giocare 9 turni nel weekend e 4 infrasettimanali, considerando anche i recuperi della 26° giornata (ad esempio, Inter-Sampdoria). Solo il ritorno in campo il 2/3 maggio assicurerebbe di non sforare oltre il 30 giugno, data di scadenza dei contratti dei calciatori. Per fare un esempio che da vicino riguarda il Genoa, al 30 giugno 2020 scadrebbe il contratto di Goran Pandev. Altre ipotesi includerebbero inevitabilmente il mese di luglio, aprendo a scenari di discussione tra procuratori, società e federazioni. Non un capitolo da sottovalutare.

CHI SI È FERMATO – Cinque club, nel rispetto dei decreti governativi e della chiusura dei centri sportivi, hanno deciso di rimandare a data da destinarsi la ripresa dei lavori. Si tratta di Genoa, Roma, Spal, Torino e Bologna. Domani sarà più chiaro a tutti se la Lega Serie A troverà un’intesa su un’unica data condivisa da tutte le formazioni del campionato. Il 3 aprile? E se il Governo dovesse prorogare e inasprire il decreto, a quel punto cosa accadrà? Sono domande lecite nel quadro di un’emergenza segnante e imprevedibile. Cinque club (che diventano 12 considerando le società in auto isolamento) sono in attesa di risposte condivise e di una garanzia di sicurezza nel poter tornare a lavorare normalmente, anche se per gradi.

CHI HA IDEA DI RIPARTIRE – In ordine di data, tra le prime squadre che ripartiranno a gruppi contingentati c’è il Cagliari, che dovrebbe ritrovare Asseminello da lunedì 23 marzo. Il presidente Giulini è sulla stessa linea di molti colleghi, come lo stesso Enrico Preziosi: niente playoff o playout, solamente rispetto del regolamento iniziale. E, se possibile, concludere il campionato. Così auspica anche la Lazio, in piena lotta scudetto, che non si allena da due settimane. La squadra di Inzaghi dovrebbe tornare in sella (in sicurezza) dal prossimo lunedì. Stessa data per Lecce, Milan e Napoli.

CHI È IN AUTOISOLAMENTO – In via ufficiale sono sei i club in auto isolamento per contagi all’interno dei rispettivi spogliatoi o di quelli di una delle ultime avversarie prima della pausa forzata del campionato. Diventano sette a voler considerare anche l’Atalanta, che non è chiaro se tenterà di riprendere a gruppi ristretti già dai prossimi giorni. Quel che è certo è che da stamattina, come scritto dal Corriere dello Sport, l’ottavo di finale di San Siro, Atalanta-Valencia, lo si è iniziato a considerare “partita zero” nella possibile diffusione del contagio da Bergamo a Valencia. Un’ipotesi plausibile, ma non certificata al cento per cento. A raccontare la realtà di Bergamo sono soprattutto le immagini dei mezzi dell’Esercito che trasportano via le bare di alcuni deceduti: non è più possibile procedere alla cremazione in territorio bergamasco. Immaginare una ripresa degli allenamenti già dalla prossima settimana con questo tragico contorno sembra, francamente, improbabile.


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