A distanza di 365 giorni dalla caduta mondiale contro la Svezia, lo stadio “Meazza” si raccoglieva nuovamente intorno all’Italia per spingerla alla vittoria contro il Portogallo. Difficile, anche in caso di vittoria, sperare nell’accesso alle Final Four: il Portogallo accoglierà a Guimaraes martedì prossimo la Polonia e potrà eventualmente rimediare a un passo falso. Problema che Fernando Santos, selezionatore portoghese, non si dovrà comunque porre: Italia-Portogallo finirà infatti 0-0, come accadde contro la Svezia. Un pareggio a reti bianche dal peso differente, che si potrà metabolizzare con filosofia: quella attuale, nel gioco più ancora che negli uomini, è un’Italia diversa. Una Nazionale che, trovate le misure giuste per mantenere vicini tutti i reparti e gestire il possesso pallone con rapidità e precisione, macina un gioco a tratti assai convincente e colleziona decine di occasioni. Con un però: fatica tremendamente a trovare la via del gol. 

Il primo tempo dello stadio “Meazza” è la prosecuzione della seconda frazione contro la Polonia, quando Biraghi decise la partita nel finale su calcio piazzato. La formazione anti-Polonia è confermata, ad eccezione dell’assente Bernardeschi che viene sostituito da Immobile al centro dell’attacco. Là dove in Polonia c’era un Insigne in salsa “ancelottiana”, capace di intersecarsi e scambiarsi di posizione con Bernardeschi e Chiesa. La modifica non è di poco conto visto il curriculum di Immobile in Nazionale nell’ultimo anno (l’ultima sua rete azzurra è del 5 settembre 2017), tuttavia una decina di minuti di assestamento portano alla crescita azzurra e sembrano poter allontanare qualche scetticismo: in mezzo al campo si conferma funzionale il terzetto Barella-Jorginho-Verratti, con il mediano del PSG che, libero dal compito di sostare davanti alla difesa azzurra, sembra aver trovato un ruolo efficace e funzionale al gioco della Nazionale. 

Non a caso nascono da sue verticalizzazioni le due imbucate più pericolose della gara. Nel primo tempo quando serve Immobile, al 34esimo, l’attaccante della Lazio si conferma tremendamente in difficoltà nel tornare al gol in Nazionale e viene murato dall’estremo difensore lusitano. Nel secondo tempo, lo stesso Verratti gestisce un pallone a ridosso della linea di rimessa laterale e con l’esterno destro lancia Florenzi, il cui cross basso trova Insigne prima, il fondo campo poi. Jorginho amministra, Barella incalza e combatte, Verratti è l’ago della bilancia dal quale passano i palloni da spedire in profondità rasoterra, senza sofismi particolari e con grande efficacia. Quando il centrocampista del PSG cala (verrà sostituito con Pellegrini all’81esimo) e viene maggiormente fagocitato dal centrocampo lusitano, assieme a lui si affievolisce anche la manovra offensiva azzurra. “Il gol verrà” è la sintetica chiosa di Chiellini, capitano del nuovo corso azzurro alla 100esima presenza in Nazionale.

Del calo italiano dopo il 60′ e dello scarso cinismo approfitta il Portogallo, nel primo tempo quasi sempre ricacciato nella propria metà campo e costantemente pressato ed accerchiato da 4/5 azzurri. L’unica parata decisiva di Donnarumma si ricorda al minuto 76’ su tiro di Carvalho e l’Italia, supportata a metà novembre da una condizione fisica in ulteriore crescita, riesce a concedersi una prima frazione di gioco ad altissima intensità. Gli Azzurri di occasioni ne avrebbero ben di più dei portoghesi, ritrovandosi costantemente neutralizzati da Rui Patricio. Non propriamente  “un dettaglio” quello di non segnare, come spiegherà il ct Mancini nel post partita. 

L’amichevole di Genk contro gli Stati Uniti sarà un’occasione per sperimentare ancora e lavorare su questo aspetto: la strada ormai è tracciata nel modulo e negli interpreti sin dallo scorso ottobre, nell’amichevole di Genova contro l’Ucraina. In quell’occasione, in una città di mare, Mancini ha varato la nave del nuovo gioco al’italiana. Serve ora migliorare sotto porta perché il calcio moderno miete vittime ogni settimana fra quanti giocano bene e con chiarezza, ma senza segnare. La differenza saranno chiamati a farla i giocatori d’attacco, quelli tanto esaltati dalla gara contro l’Ucraina in poi e che non possono sedersi, cedere al nervosismo e presentarsi meno lucidi precludendosi così l’opportunità di segnare. Oltretutto “insediati” alle spalle dai vari Lasagna o Pavoletti.

La Nazionale, in fin dei conti, cresce senza gol. Non dovrà fare come la farfalla, che ha vita breve e si gode la propria bellezza per un breve lasso di tempo: la cura della longevità, un gruppo dall’età media di circa 26 anni, dovrà trovarla nella concretezza negli ultimi metri. Solo così sarà capace di centrare gli obiettivi che si prefigge. A detta di Mancini, il lavoro è già oltre le aspettative iniziali. Diventa imprescindibile migliorare il dato che parla, dall’avvento di Di Biagio a quello di Mancini, di sole 8 reti negli ultimi dieci impegni ufficiali (0,8 a gara). Per attribuire più lode che infamia a questo nuovo corso azzurro in vista dei sorteggi per Euro 2020 in programma il prossimo 2 dicembre.


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