Chiave bulgara Galabinov usata come passe-partout da Ballardini per violare la serratura del Sassuolo dopo aver fatto fatica per buona parte della gara. Ballardini ha festeggiato il suo compleanno con un vittoria importante. Ha vinto, ancora una volta, coi cambi giusti al momento giusto.

A confezionare l’uno a zero sono stati i tre Magi assenti alla vigilia. Intanto Lazovic nell’inedito ruolo di mezzala al Ferraris, visto tante volte in allenamento, ma questa volta chiamato a schermare la mente sassolese Magnanelli liberando Rigoni e Bertolacci pronti a sfruttare l’occasione di una maggiore indipendenza. Proprio Lazovic è l’autore del passaggio in profondità per Laxalt che finalmente avrebbe poi seguito l’ordine di Ballardini, che buona parte della partita l’ha passata con il braccio destro alto ad indicare il cambio campo.

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A quel punto Laxalt è stato bravo nel trovare sulla corsia di destra libero Biraschi che ha confermato fisico e corsa, anche con un solo allenamento nella settimana precedente, e soprattutto piedi delicati con cross pennellato per Galabinov, smarcatosi nello spazio luce con Acerbi e Goldaniga al buio. Ecco quindi la calza della Befana rossoblu: oro, incenso e mirra.

Oro i tre punti per la classifica. Incenso il profumo di aver superato 20 punti dopo venti gare. Mirra il balsamo per affrontare con più tranquillità il futuro, compreso il calciomercato, soppesando bene chi deve uscire e chi deve entrare. Ogni discorso sul modulo di Ballardini è incoerente. Lontano dal sembrare cartesiano, si parla di un gruppo di rette calcistiche pronte a intersecarsi in un solo punto: tirare in porta. Balla Cartesio ha una strategia che porta avanti da 8 partite. Lascia il dubbio dell’esistenza di un gioco, in procinto di annegare per 60’ in un bicchiere d’acqua, salva tutto sempre con  le tre mosse dei cambi che danno la certezza di portare a casa il risultato.

Le partite del Genoa al Ferraris sono alla Bergman, tanti “sussurri e grida” di disapprovazione ad ogni giocata riuscita male che, infine, finiscono con sospiri di sollievo e di gioia per il risultato confezionato. La difesa del Genoa è un muro non tanto perché non prende gol ma perché quando un avversario sta cercando di tirare in porta si trova accerchiato, chiuso da almeno due grifoni. Difesa genoana che esalta Perin. Altra grande parata da 3 punti su tiro di Matri.

Iachini ha detto che il risultato non è giusto e fino al 60’ ha ragione: è stata una partita a chi fa meno. Quando con i cambi di Ballardini il gioco del Genoa non è stato più orizzontale ma verticale, i lanci lunghi dalle retrovie sono smessi (20 nel primo tempo, 12 nel secondo). Ed ecco che non è un paradosso e neppure una logica da umoristi se il Vecchio Balordo ha poi vinto.

Ballardini continuerà a lavorare perché il Genoa concretizza poco. Con due falsi nove o  solamente uno, con un attaccante oppure due, è sempre nella sala parto non soltanto del gol, ma pure del tiro. Balla sbraita per invitare i suoi a tirare o ciabattare da fuori area, ma nessun Grifone osa.

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Ad ogni modo, vincere contro il Sassuolo è stata una buona medicina per dare seguito a quanto di positivo fatto e soprattutto per cercare di dare una svolta a un campionato iniziato male, anonimo e senza sorrisi. Il mercato non agita i sonni di Ballardini: per il tecnico si potrebbe stare anche cosi sfoltendo solamente la rosa. Urge pensare prima di dare via Galabino, se non per una cifra seria: infatti si parla ad oggi del capocannoniere  del Genoa con 3 reti pur avendo giocato solo 550 minuti.

Una citazione anche per Lapadula: “toro scatenato” come Jake LaMotta dopo il cazzotto da KO ricevuto da Consigli numero del Sassuolo. E un’altra anche per Rossettini, che non più nel deserto dei Tartari, ha fatto la sua figura.

L’Epifania tutte le feste le porta via, ma non in casa Genoa se resterà nelle mani oltre che nella testa e nel cuore di Ballardini. Tutto questo non basterà in futuro: la svolta dei calciatori dovrà continuare per smentire  le delusioni e le aspettative di inizio campionato.

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