Nel dopogara della sfida tra Genoa e Fiorentina (clicca QUI per leggere la cronaca) è intervenuto mister De Rossi dalla sala stampa. Ecco le sue dichiarazioni.
Riprendendo quanto detto a Bucarest e analizzato in settimana, Daniele De Rossi ha preso il posto di Daniele De Rossi e ha fatto un partitone…
“Meno male che era solo una metafora. Onestamente credo che abbiamo lavorato nella stessa maniera da inizio ritiro e oggi stesso abbiamo fatto un primo tempo eccezionale. Se ti gira diversa pareggi e non è che la Fiorentina non meritasse di pareggiare. Il calcio è così: bisogna mantenere lucidità. Bisogna avere pazienza, e la pazienza dà tempo. Se pensi che un allenatore, un giocatore o un preparatore sono bravi, arrivano i risultati. E devo ringraziare la società per la pazienza, per la fiducia e per il tatto. Dopo Parma tutti avevano deciso che dovessi essere esonerato. Alla fine sono cinque partite. Sono contento per me, per il mio staff, e lo sono tanto per la squadra e per la mia società, per Andres e per Diego che mi hanno fatto sentire inchiodato a questa panchina”.
Su Wiafe: “Samuel è rimasto in ballottaggio fino a stamattina. Io l’ho detto e non faccio i complimenti finti: è un giocatore che può giocare anche dal punto di vista dell’esperienza. Non è uno che pecca in lucidità, oggi era un po’ troppo carico, ma ci può stare. La sua gamba è impressionante, fisicamente è un mostro. Sono contento per il suo esordio, per i ragazzi giovani, sono contento che si siano ritagliati uno spazio importante, anche giocatori tanto importanti per noi, per lo spogliatoio e non solo. Lo stesso vale per Puczka. Per Mitaj mi è dispiaciuto molto perché stava entrando, poi c’è stato Ehizibue coi crampi e ho modificato il cambio.
Su Traorè: “Per quanto riguarda Traorè, è un giocatore molto forte. Secondo me molto forte. Forse a volte leggiamo qualche dato, vediamo qualche allenamento un po’ sottotono e pensiamo a un giocatore che non sia pronto, ma poi la cosa migliore sarebbe buttarlo in campo. L’abbiamo fatto così con lui a Bucarest e l’amichevole, che ci ha fatto perdere Colombo, però ci ha fatto ritrovare un giocatore. L’abbiamo fatto così oggi con Stephan, che secondo me a Bucaarest non era sembrato così pimpante. Sono giocatori da campo, sono giocatori forti, sono giocatori da domenica, li devi buttare dentro. El Shaarawy ha fatto 55/60 minuti molto bene anche lui”.
Oggi non avete di fatto concesso gol, è un autogol con la deviazione di Vasquez, ma per il resto avete sporcato una quantità infinita di palloni alla Fiorentina. Questa loro manovra avvolgente l’avete gestita molto bene sui novanta minuti, anche quando secondo me le energie hanno incominciato a calare. Quanto è contento anche di questa parte di partita?
“La fase difensiva è stata fatta bene, dobbiamo cercare un pochino di sputarli e spingerli fuori, di non abbassarci troppo dentro l’area, soprattutto con squadre così forti. Soprattutto con squadre così forti che ti abbassano perché il controllo è sempre pulito, la palla può sembrare sempre decisiva. Altri giocatori un po’ meno tecnici dei vari Mastantuono si buttavano sempre dentro, come Ndour e gli altri, quindi è stata una prova di forza, di carattere e anche di organizzazione e di attenzione”.
Sulle condizioni di El Shaarawy e il cambio: “Un cambio dovuto alla condizione fisica che stava calando, lo stesso Junior Messias gli ultimi 5/10 minuti del primo tempo non capivo se fosse infortunato o se fosse semplicemente stanco. Già nell’intervallo abbiamo cercato di capire se sprecare uno slot o meno, poi mi hanno detto che avrebbero fatto altri dieci minuti forti e così è stato. Abbiamo giocatori importanti su quali contare, chi a partire dal corso, chi da inizio. Oggi è rimasta fuori gente che io ho stravoluto a tutti i costi qui, alcuni che ho strablindato qui, ma siamo tutti importanti. Lo dico sempre: non guardate chi gioca venti minuti e chi gioca cinquanta minuti. Nell’arco della vostra carriera non vi ricorderete più quanti minuti avete giocato, ma quanto siano stati importanti per un gruppo“.
Dal punto di vista emotivo quanto aspettavi di poter rivivere una giornata così al Ferraris? Cosa hai provato sia durante la partita sia alla fine?
“Le emozioni sono state tante, perché questo è un lavoro che ti strattona verso l’alto. Adesso sto al settimo gelo, so già che sabato affronteremo una partita tanto difficile, mentre dopo Parma era uno straccio zuppo. Le emozioni sono tante perché vivi voi vedete quei novanta minuti, noi viviamo tutti quelli che sono gli avvicinamenti a questi novanta minuti. Tutte le dimostrazioni che ho ricevuto in questi giorni da parte dei giocatori. Piccoli messaggi, un abbraccio, una frase, chi è venuto in ritiro anche se non era convocato, chi ti dà un abbraccio e ti dice “sono contento per te”. Facciamo questo lavoro per le emozioni. Non è successo niente, abbiamo 4 punti in 6 partite, è molto lunga e vivremo anche probabilmente emozioni negative e continueremo a viverle. Abbiamo vinto col Südtirol in Coppa Italia e abbiamo detto festeggiamo, proviamo a far finta di essere contenti come una partita di campionato, ma mancava questo. E questa vittoria è arrivata in maniera bella, perché il primo tempo è stato travolgente, perché siamo stati molto bravi e perché speravo nel terzo gol. Mi dicevo: “questi li devi ammazzare perché se no rientrano in partita” e perché c’erano giocatori che ti fanno gol in ogni istante. Mi sono sembrati una squadra viva, unita, compatta nelle ultime partite, e quindi tante emozioni”.
Sullo schieramento visto dal primo minuto e se sarà riproponibile anche in futuro dall’inizio…
“Possiamo pensare che questo sia uno schieramento che noi riutilizzeremo, però poi ci sono gli avversari e bisogna capire che partita andiamo a fare. Giocare con la Fiorentina non è come giocare con la Roma, non è come giocare con il Venezia. Sono tutte squadre un po’ diverse e non dobbiamo troppo snaturarci noi in base ai nostri avversari, ma soprattutto quando gli avversari sono, in teoria, sulla carta più forti di noi, un pochino ci dobbiamo adattare e dobbiamo capire che per fare questo modulo con gli esterni aperti, con gli esterni alti che saltano l’uomo, ne abbiamo un po’ pochi. Dopodiché ci sono giocatori che secondo me possono farlo: Junior Messias può farlo, Robinho Jr può farlo, Vitinha può farlo, ma di giocatori alla Mastantuono, quello che devono farlo proprio di lavoro, ne abbiamo un po’ pochi, quindi fino a gennaio dobbiamo gestire queste scelte di formazione perché sappiamo che, nel secondo tempo, se vuoi mantenere quell’assetto non hai molti cambi in panchina con quelle caratteristiche”.
Quando non vinci da sei mesi in campionato può pesare, però certi finali non li fai se mentalmente la squadra non regge e quello non era facile…
“Sì, la squadra ha retto, la squadra è rimasta unita sempre con gli atteggiamenti e dentro i piccoli gesti anche a Pegli. Mi ha ricordato un po’ la mia prima vittoria qui con il Verona, dove avevamo fatto peggio di oggi e ovviamente il Verona era meno forte della Fiorentina, ma anche lì nel finale un po’ di confusione, un po’ di braccino, un po’ di stanchezza, comunque eravamo stati abbastanza compatti e bravi a rischiare poco. Oggi l’attenzione era più data sia dalla pressione loro, sia dal fatto che ogni azione potevano farti gol viste le caratteristiche di questi giocatori che sono incredibili. La Fiorentina ha un parco di giocatori molto forti”.
Sul ritorno a Roma il prossimo sabato: “Non iniziamo già al sabato della settimana del ritorno a Roma, perché l’anno scorso non ha portato benissimo. Quindi è una partita complicata, perché giochiamo contro la squadra più forte del campionato, o la seconda squadra più forte del campionato, a mio avviso. Sarà complicata, però ci pensiamo. La prepareremo, speriamo, come abbiamo preparato il ritorno l’anno scorso”.
Sulla partita di Osmajic: “Lui ci ha portato, a proposito di serenità, soluzioni in profondità, ha portato una caratteristica un po’ diversa da quella che avevamo tra i nostri attaccanti. È molto più simile a Ekuban, a Ekhator, che l’anno scorso sono stati i giocatori che ho utilizzato tanto. È stata la mia prima richiesta quella di avere giocatori che vanno tanto forti in profondità. Non era il primo della lista, ma sono tanto contento di non essere riuscito a prendere i primi della lista. Non lo conoscevo bene, avevo paura dell’approccio nel nuovo campionato visto che giocava in Serie B inglese, anche se poi c’è da vedere se il livello della Serie B inglese sia tanto inferiore al nostro. Avevo paura di queste capocciate che ogni tanto dava. Non era il primo nella lista, ma abbiamo con Diego Lopez riconosciuto subito quello che ci serviva, che era lui. Ha portato energia anche a telecamere spente. Scherza con tutti, parla con tutti, parla con gente che non parla inglese, non si capisce, ma lui riesce a essere centrale nel nostro spogliatoio. È un acquisto incredibile da parte della società. E un direttore forte non deve prendere giocatori forti, deve prendere giocatori giusti. Forse nella lista, globalmente, quei giocatori che erano prima di lui possiamo considerarli forse più forti. Lui è più giusto di tutti e sono contento del fatto che sia qui”.
L’abbraccio di Messias dopo il gol forse testimonia più di ogni altro aspetto, perché è arrivato durante la partita, quegli atteggiamenti che segnalava poco sopra avvertiti in settimana, in un momento delicato…
“È emozionante questa dimostrazione e questa di oggi se la porta dietro anche tutta l’emozione che ho vissuto dentro lo stadio, ma sono più emozionanti quei momenti che abbiamo vissuto qui nel corridoio, con la società, con Andres Blazquez, con Flavio Ricciardella, con tutti quanti, con i giocatori, e quelli che piano piano mi dimostrano tutti i giorni dal cameriere ad Alessandra passando dal ragazzo della portineria. Ogni volta che arriviamo a Pegli la sensazione è che la gente vorrebbe continuare a lavorare con te anche quando tutti intorno forse sperano in un cambio”.
Sembra che alcuni giocatori abbiano già il vestito addosso per questo modulo, come Ellertsson, che ha fatto forse il miglior primo tempo della stagione oggi…
“Sì, alcuni sono fatti apposta per giocare in questa maniera, ma potremmo riacquisire più minuti anche per i vari Sabelli, Mitaj, Puczka, giocatori che sono terzini veri e propri e da quinti non hanno quelle caratteristiche che cerco nei quinti, quella velocità, quello strappo, quell’uno contro uno. loro troveranno spazio, così come Drameh. Abbiamo dei giocatori che si trovano bene in questo schieramento. Non abbiamo tante alternative. Una squadra che vuole giocare così magari di esterni così ne ha cinque rosa e noi abbiamo giocatori che a volte magari dovrebbero adattarsi, ma che lo possono fare. È vero che giocare a quattro, giocare a cinque adesso diventa veramente una favola, perché poi dopo due minuti chi gioca a quattro costruisce a tre, attacca a cinque, attacca a sei. A volte è più una chiacchiera che viene portata da fuori più che un reale modulo che tu usi in campionato o in campo, ma è una cosa che noi possiamo fare, perché acquisiamo più giocatori davanti che fanno quello che piace a me. Io arrivo alla Roma da mostro sacro, da leggenda. Giocavo a cinque e mi metto a quattro dopo un minuto. Non è che io non voglio giocare a quattro, questa è una squadra costruita a tre, quindi a volte arrivi un po’ corto”.
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