Genoa Como 0-2. Peccato per il gol incassato dal Vecchio Balordo al 10’ del primo tempo per un errore importante di Otoa. Il Genoa gioca a zona in difesa, ma contro il Como De Rossi aveva fatto vedere di voler giocare anche a uomo, con un pressing dal centrocampo avversario in su. DDR avrà anche predicato che la zona bisognava “imbastardirla”, lavorando nel modo migliore sulla fase difensiva e in particolare sul modo di marcare a uomo quando serviva.

Il sistema di gioco è paragonabile a una scatola: conta quello che De Rossi e lo staff ci avevano messo dentro – coraggio, mentalità, corsa, pressing -, non la carta e il fiocco di coloro che si aspettavano all’arrivo delle distinte.

Per DDR non era una gara in cui crogiolarsi nelle etichette e nei numeri: saranno tanti i moduli che verranno sviscerati fuori dal Tempio, ma quello che contava più di tutti era l’equilibrio, continuato a vedere anche dopo il gol iniziale comasco.

Fabregas ha sofferto quando un difensore o un centrocampista genoano usciva dalla linea mediana per andare a pressare l’avversario che portava il pallone nel cuore del gioco, cercando di occupare lo spazio con tanti calciatori alla ricerca della superiorità numerica, con qualcuno dei rossoblù a quarti pronto a non far giocare i talentuosi Paz e Buturina.

La strategia tattica del Genoa era quasi perfetta, peccato che la tecnica non l’abbia supportata, sbagliando facili ripartenze per errori di transizione negli spazi lasciati da Da Cunha e compagni, costringendo il portiere Butez a uscire almeno quattro volte con i piedi fuori dall’area di rigore per respingere.

Dispiace che nella partita contro il Como non ci fosse Baldanzi: “spazio-tempo” avrebbe messo qualche compagno in grado di battere a rete con il giusto passaggio.

Peccato che fosse assente Martin, quello del passato, visti i calci di punizione diretti e indiretti avuti dal Grifone, senza togliere nulla a chi li ha calciati. Peccato che le sostituzioni non abbiano avuto la giusta “cazzimma” di chi giocava. Una bella sufficienza a Ekhator: per due volte, con il pressing ultra offensivo, ha rubato il pallone al portiere comasco, fiero del suo palleggio. Un segnale positivo anche per Amorim: palleggia, contrasta. per ottenere risultati ha bisogno di qualcuno che gli detti il passaggio.

Poche le occasioni da gol da entrambe le parti. Nessuna parata miracolosa dei portieri schierati. Nel tabellino non finiscono le azioni prodotte, ma quelle concretizzate. La capacità, la praticità di tradurre in gol le occasioni è stata la differenza tra Genoa e Como.

Si è visto un altro Como rispetto alle gare precedenti: il palleggio, i triangoli vari ci sono stati, ma dopo le ultime tre batoste in campionato hanno utilizzato molto la perdita di tempo nelle riprese di gioco, facendo innervosire la squadra di DDR, che aveva la voglia di giocare a ritmi rapidi. Nel secondo tempo lo scopo di Fabregas e compagni è stato quello di interrompere più il ritmo del Grifone che giocare il pallone, cosa che li ha resi famosi in questo campionato.

Grande festeggiamento anche dopo la sconfitta da parte della tifoseria: se avessero ascoltato le parole di De Rossi in conferenza stampa (leggerle su Buoncalcioatutti), ormai amante della Lanterna a colori rossoblù a quarti quanto il Cupolone della Capitale, la festa sarebbe andata avanti.


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