Il tecnico del Genoa, Daniele De Rossi, è tornato a parlare a quattro giorni di distanza dalla gara di Torino e lo ha fatto per presentare la sfida di dopodomani contro il Sassuolo.
Una partita che riporta a tutti in mente la gara dell’andata, dove ancora non era allenatore, ma aveva già accettato di diventarlo. Questo avversario può chiudere un cerchio? Potete scrivere un’altra pagina importante?
“Quella partita ha rappresentato la prima volta in cui ho iniziato a sentirmi parte di questa squadra, anche se non lo ero e non avevo ancora ricevuto la conferma ufficiale. Avevo però capito che ci potevano essere i presupposti. L’ho vissuta per la prima volta un pochino più da vicino al Genoa. Non può chiudere niente, ma può darci tre punti che sarebbero molto importanti. Non penso che ci mancheranno tantissimi punti da fare da qui alla fine per salvarci, ma sicuramente, anche dovessimo vincere, non saremmo salvi. Rimarrebbero sei partite, con diciotto punti in ballo. È sicuramente una partita importante e sì, possiamo vederla come un cerchio che si chiude: è da lì che ho iniziato a desiderare che il Genoa facesse punti ogni domenica”.
Che effetto le farà trovare da avversario Fabio Grosso, vecchio compagno in Nazionale?
“Il ricordo ci unisce, insieme a Fabio e a tanti altri ragazzi, non solo giocatori, anche tante persone che hanno fatto parte di quella spedizione. Lui è il volto più emblematico di quell’avventura visto che è stato decisivo con quel rigore, ma anche in altre circostanze in quel mese. Sono legato a lui, gli sono legato come persona. C’è una stima forte, penso che sia reciproca: è uno di quelli con cui continuo a sentirmi un pochino più spesso. Ci sentiamo fra tutti, ma ogni tanto ci scambiamo delle idee, qualche battuta, qualche partita di padel. Mi fa piacere rincontrarlo, mi fa piacere che stia facendo molto bene e penso che stia facendo una grande carriera. Se lo merita perché è un ragazzo fantastico”.
Riguardando la partita in questione quattro giorni, rivedendo il secondo tempo fatto a Torino, quanto rammarico c’è di non aver giocato alla stessa maniera il primo? Può darvi benzina in più in vista della sfida col Sassuolo?
“Penso di averlo detto anche lì a Torino quando parlavo con i suoi colleghi in conferenza: basta fare un’analisi onesta, cosa che abbiamo sempre cercato di fare, sia quando le cose sono andate meglio di quanto meritavamo, sia quando sono andate peggio di quanto pensavamo potessero andare. Si analizzano i due tempi, si analizzano le due facce, si cerca di capire fino a dove ho sbagliato io qualche scelta – e c’è stata questa analisi, fatta sia in privato con lo staff che con i giocatori – e poi ci si parla in maniera molto diretta, quando si è dentro la sala riunioni. Cerco sempre di tenere tutte quelle che sono le osservazioni su di loro per l’aspetto privato, perché poi è giusto che sia così: come loro, anche io ero esigente con me stesso da calciatore e non volevo che mi si dicesse soltanto che aveva sbagliato il mister, quindi va presentato loro anche il dove potevano fare meglio loro. Nel primo tempo sicuramente tante cose non hanno funzionato, ho percepito che si sia fatto – come ho fatto io dopo la partita – il paragone con le partite di Roma, di Torino e di Milano anche nel primo tempo. Quando si cercano analogie, tattiche, tecniche, eccetera, bisognerebbe anche guardare il valore degli avversari, la Juventus ha vinto tante partite lì in casa, ha fatto dei primi tempi altrettanto belli contro tante altre squadre. La Roma in casa all’andata ci ha sfondato sicuramente, ma ha battuto squadre molto forti in casa, soprattutto quel periodo lì sembrava imbattibile. l’Inter neanche ve la cito. A volte, quindi, c’è qualcosa da migliorare e non finiremmo mai di studiarci, di auto-studiarci. Poi ci sono anche dei livelli che a volte confermano le differenze che ci sono in classifica”.
Le prossime tre partite, di cui due in casa con ottime avversarie come Sassuolo e Como, possono essere un trittico dove se non vi giocate tutto perché ne mancano sei, vi giocate quasi tutto per la salvezza?
“Sono partite importanti. Ne mancano sei: meno partite mancano, più diventano importanti i punti in ballo e di sicuro la nostra maniera di salvarci è quella di farlo con le nostre gambe e non in seguito ai mancati punti delle squadre che ci sono dietro, quindi noi vogliamo fare punti in casa, in trasferta. La nostra storia recente ci ha detto che possiamo fare punti, come abbiamo fatto contro il Verona, ma possiamo farli anche in casa contro la Roma, quindi non è detto che le partite decisive saranno solo queste qui. Avremo il Milan in casa, avremo l’Atalanta fuori casa, la Fiorentina fuori casa. Abbiamo partite delicate perché i punti adesso pesano per tutti, sia per chi sta sopra sia per chi sta dietro. Noi siamo consapevoli di aver fatto un ottimo lavoro fino adesso, siamo riusciti ad affrontare questa parte finale con la testa un minimo fuori dall’acqua, però ho sempre battuto il tasto del “non essere salvi e del sentirsi sempre in pericolo”. Non “un po’ in pericolo”, perché lo siamo. Sapevo che quelle vittorie con Roma, Verona, anche Torino ci avevano messo in una posizione di privilegio, ma non è finita e si continua a pedalare forte”.
Come si affronta il Sassuolo? Pensa che, avendo scollinato la fatidica quota quaranta, potrebbero essere un po’ più tranquilli oppure sarà ancora più difficile di come su possa pensare?
“Tranquilli no, perché lo erano anche contro il Cagliari: bene o male erano tranquilli per i punti che avevano, perché 39 erano penso sufficienti per sentirsi salvi, eppure hanno fatto una partita contro una squadra che è nella nostra stessa condizione come il Cagliari, che ha tre punti in meno addirittura, quindi con motivazioni incredibili. Hanno vinto. Escono fuori le qualità che ha quella squadra e l’organizzazione della società, che a parte un anno in cui è retrocessa, ha continuato a fornire una squadra sempre di grande qualità. Avete citato i tre attaccanti, io devo citare un giocatore come Matic, uno come Kone, lo stesso Thorstvedt, Muharemovi che, purtroppo abbiamo visto tutti quanti nell’ultima partita in Nazionale quanto possa essere importante. È una squadra forte, una squadra forte con grande qualità, una delle migliori che abbiamo affrontato ultimamente secondo me. Potrebbero non sentirsi tranquilli, ma venire qua con la testa sgombra e giocare ancora più leggeri, giocare ancora meglio. Perché le motivazioni fanno tanto, ma anche sentirsi leggeri può aiutare. Noi dobbiamo affrontarli come li avevamo affrontati mesi fa, cercando di mettere in risalto le loro lacune , he ci sono, e cercando di tenere a bada le loro qualità maggiori, che sono un po’ quelle che hai citato tu, oltre una grande organizzazione di gioco”.
L’ingresso di Baldanzi a Torino ha dato una scossa: è pronto dal primo minuto?
“Onestamente coi dottori ci eravamo detti che potesse giocare dal primo minuto anche la gara di Torino. Nella sosta si è allenato bene, ma pochi giorni prima della partita con la Juventus ha sentito un po’ di rigidità nello stesso punto dove si era fatto male. Un po’ di stanchezza. La scelta era dovuta a quello e al fatto che Messias sta facendo ottime prestazioni. Fisicamente è tornato a livelli molto buoni e domenica giocherà dall’inizio”.
Tornando alla partita di domenica, ci ha messo la faccia dicendo cosa è riuscito. Spalletti ha invece parlato del secondo tempo. Il primo tempo, che non è stata una questione tattica, è stata una questione di calma o una questione legata ai risultati degli altri? Nel secondo tempo si è visto un Genoa migliore: è stato solo un calo avversario o l’aver affrontato la gara con un mediano in più?
“Questa potrebbe essere una lettura. Io non mi nascondo, anche vedendo come è entrato Patrizio Masini, sicuramente ci ha dato una grande mano e sul giornale del lunedì è abbastanza facile. Il giorno dopo anche io mi sono accorto che con Masini in campo abbiamo giocato un po’ meglio. Cerco sempre di tenere un po’ più di qualità, soprattutto perché la Juve è una squadra meno asfissiante della Roma, per esempio dal punto di vista del pressing, anche se poi ti pressano anche loro. La mia idea era quella di tenere in campo quei giocatori che con la loro qualità ci avevano fatto fare un’ottima partita contro l’Udinese, secondo me forse la miglior partita che abbiamo fatto. La lettura è stata questa, probabilmente un errore di matrice tecnica e tattica. Mio. Quello che posso analizzare è che mi fa molto piacere che ci siano tutte queste analisi dietro la sconfitta a Torino: diciamo che c’è stato un primo tempo brutto e un secondo tempo bello. Vuol dire che abbiamo alzato l’asticella, che vi stiamo abituando bene. Io quello cerco quando parlo di sogni, di ambizione, però forse un po’ di tempo fa la sconfitta a Torino per 2-0, con un primo tempo fatto male, l’avremmo liquidata semplicemente con un “vabbè, sono più forti, è finita, ciao, pensiamo alla prossima”.
“Invece mi piace che anche voi abbiate questa ambizione di andare a Torino e fare due tempi come abbiamo fatto il secondo tempo. A volte sono delle piccole indecisioni o letture sbagliate mie, a volte ci sono anche le letture degli altri. L’allenatore è fortissimo ed è più forte di me, i giocatori sono fortissimi che probabilmente, per la classifica e per la maglia che indossano, sono più bravi dei nostri. Ai giocatori dico sempre la verità e non li prendo in giro. Tutto l’insieme fa sì anche che a volte, anche lavorando in maniera giusta, gli altri ti passino sopra come hanno fatto loro per 45 minuti, perché sono meglio di noi come allenatore e come squadra. E, poi, hanno avuto anche un episodio che dopo quattro minuti gli ha messo tutto quanto sul velluto, quindi sicuramente non abbiamo fatto benissimo, ma ci sta anche. Non ci rassegniamo a questa idea. L’abbiamo fatto a Roma, abbiamo fatto molto male, ma non ci siamo rassegnati. Abbiamo rigiocato con la Roma, ci siamo leccati le ferite, abbiamo giocato molto meglio, abbiamo vinto la partita. Chissà, magari, consapevole degli errori che ho fatto questa volta, giocheremo contro Spalletti e la Juve e magari vinceremo la prossima. Sicuramente ci proveremo”.
Occorre un allenatore o un selezionatore per la Nazionale?
“La differenza sta nel ruolo che ricoprono in quel momento. In passato tutti i selezionati che ci hanno reso grandi erano allenatori. Lippi nasce come allenatore e poi si traverse da selezionatore. Smetti di lavorare tutti i giorni sul campo, inizi a lavorare tutti i giorni come vuoi che sia formata la tua squadra quando poi arriveranno le partite che devi affrontare. È un mondo che io conosco molto bene ed è un lavoro completamente diverso: hai tre giorni per preparare una partita, hai giocatori che ti arrivano nel 90% dei casi e hanno la testa al proprio club, fino ad arrivare a queste partite decisive o addirittura all’Europeo e al Mondiale, quando poi tutti quanti pensano all’Europeo e al Mondiale. È una cosa abbastanza conosciuta, soprattutto per chi come me quel mondo l’ha frequentato per vent’anni, sia dal lato dei giocatori sia dal lato dello staff, quindi penso che abbiamo bisogno di un bravo allenatore, di un bel progetto, di un po’ di pazienza perché si dovrebbe ripartire. Spero che gli diano continuità, qualche anno, e spero che i dirigenti che lo accompagneranno siano persone che sanno come si sta nel mondo del calcio. Ho letto tantissimi nomi, spero veramente che si prenda il meglio del meglio perché siamo un’eccellenza del calcio mondiale e lo siamo sempre stati. Stiamo prendendo qualche batosta, ma poi ci vuole poco per ritornare in auge e per far muovere e rivivere tutto il movimento come abbiamo fatto poi nel 2021, quando tutto sembrava già un po’ in crisi, ma abbiamo fatto quel grande risultato”.
Cosa c’è al di là dei risultati tra lei e il tifo rossoblù?
“Diciamo che è un insieme di qualche risultato che è arrivato. Risultato non clamorosi, ma comunque buoni risultati. È una sintonia, un feeling che piace. Non lo so. In panchina hanno uno che vive questo sport in maniera focosa. A me ogni tanto mi fanno ste domande e mi hanno chiesto perché a Torino mi hanno applaudito. Io non ho mai fatto niente per arruffianarmi né tifosi del Genoa né i tifosi della Juve, anzi. In campo ero uno che faceva l’opposto, sembrava proprio quello che stava più sulle scatole ai tifosi avversari. Ovviamente adesso i tifosi del Genoa sono i miei tifosi e io parlo facendo le loro veci, cercando di difendere, di mettere il Genoa avanti a tutto, perché questo è il mio lavoro. Domani sarà un’altra squadra e penso che ragionerò alla stessa maniera. Quello che è vero è che ci sono similitudini fra me e loro, tra come vivono il calcio loro e come lo vivo io e se loro cercano una persona focosa o una persona appassionata, io sicuramente cercavo una tifoseria che ti spingeva come hanno fatto loro fino adesso, quindi penso che questa simpatia e questo affetto sono assolutamente reciproci. Ieri sono andato in giro per la città e c’era una bella atmosfera e ogni tanto sono io che dico “stiamo calmi, non siamo salvi, può essere che fra due o tre settimane mi vorrete meno bene”. Cerchiamo di fare i punti che dobbiamo fare, però percepisco anch’io che c’è una bella atmosfera, che c’è una bella relazione. Spero che vada avanti a lungo”.
Lei ha un modo di porsi decisamente diverso rispetto ad alcuni allenatori che magari utilizzano più frasi fatte, con meno parole, schivano eventualmente determinate analisi. Lei è un po’ così…
“È anche un po’ l’impostazione, non so. Penso che quando cresci in una città come Roma, da giocatore comunque importante, e hai una conferenza stampa così, magari trovi cinquanta giornalisti collegati con cinquanta radio diverse. Devi fare una scelta. Puoi fare 0-0 ogni volta, e questa cosa qui inizia a darmi fastidio. All’inizio per proteggermi cercavo di fare 0-0, cioè cercavo di non dire niente, di non sbilanciarmi, di non sbagliare niente. Adesso cerco di non sbagliare, cerco di non mancare di rispetto a nessuno, ma cerco di rispettare me stesso. ho giocato a calcio vent’anni, spero di fare questo lavoro per altri di trenta. Io non ho voglia di stare cinquant’anni nella vita mia a dire bugie, a non dire la verità, a tenersi sempre tutto. C’è un aspetto, c’è uno spogliatoio, c’è una sacralità di rispetto, quindi non vi parlerò mai di quello che succede lì dentro, e tante cose me le tengo dentro, perché me le sono tenute dentro a Roma negli anni da calciatore e da allenatore. Me le tengo dentro perché vanno risolte così e non ti puoi approfittare di questo microfono per mettere loro, i giocatori, in una posizione peggiore rispetto alla tua”.
“Questo microfono l’ho usato per mettere tutti quanti quelli che stanno qua dentro in una posizione più comoda di quanto non fossero venti minuti fa. Però ripeto: io non ho voglia di stare lì, di dire bugie, di mentire o di sembrare infallibile. L’ho detto dopo la Juve. tanti anni DA calciatore di alto livello, vincendo pochissimo, ti hanno detto che tu puoi fare le cose anche molto bene, ma c’è un anno che magari vinci 25 partite e l’Inter ne vince 26. Non penso che tu hai fatto male il tuo lavoro, ma penso che c’è qualcuno che l’ha fatto un pochino meglio. Questo discorso qui ti mette di fronte a quella che è la realtà: che siamo fallibili, che non siamo i Superman di nessun campo nel calcio, e quindi un giorno vengo qui e vi dico che ho sbagliato a non mettere Masini dall’inizio. Ve ne siete accorti voi, forse me ne sono accorto pure io. Non è detto che se avesse giocato dall’inizio avremmo fatto il primo tempo come il secondo tempo, però questa è l’impostazione mia. Sì, forse è un’impostazione, è una scelta e cerco di rimanere il più onesto possibile. Paga forse dal punto di vista empatico con la gente. Può piacere, poi ogni tanto però ti esponi perché la prossima volta il vostro collega mi dirà “sei uno scemo, l’altra volta non hai messo Masini” e quindi ammettere che può essere un errore una scelta tattica può far risultare simpatico un allenatore, ma poi dopo ti presenta il conto perché tu ti apri e dici “ok, ho sbagliato”, mentre tanti miei colleghi cercano altre motivazioni.
Sulle condizioni di Norton-Cuffy, Onana e Cornet e su eventuali novità dall’infermeria: “Non ci sono novità all’infermeria: continuano il loro programma di lavoro e di recupero e li avremo le prossime settimane. Speriamo“. Nel finale, il mister ha rilanciato dell’iniziativa che verrà rilanciata in occasione della partita di dopodomani tra Genoa e Sassuolo. Di seguito i contorni dell’iniziativa.
Genova, 10 aprile 2026 – Genoa CFC e Corepla promuovono, insieme al Comune di Genova e AMIU Genova, l’iniziativa “La differenziata è un gioco di squadra. Un derby per la città”.
Il Consorzio Nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica ha prodotto 300 maglie speciali per i tifosi del Grifone, interamente realizzate con PET 100% riciclato.
Ogni tifoso può scaricate l’app Recopet e raccogliere punti per ogni bottiglia di plastica inserita in uno degli eco-compattatori RecoPet presenti nella provincia di Genova (elenco completo sul sito www.amiu.genova.it). Al raggiungimento dei 2.500 punti, la maglia speciale potrà essere ritirata direttamente al Genoa Store in Piazza Banchi 1.
La maglia, ideata dal Genoa, ha un gusto retrò anni 2000, ispirata a maglie tecniche del passato, base blu con colletto rosso e inserti rossi e bianchi, testo SINCE 1893 sul back, la scritta identitaria GENOA sul front.
Genoa CFC è la prima squadra di Serie A in Italia a partecipare a un’iniziativa di questo tipo,diventando apripista di un progetto che Corepla intende portare avanti con l’obiettivo di coinvolgere sempre più tifosi nella raccolta e nel riciclo delle bottiglie in PET.
Il progetto nasce con l’obiettivo di sensibilizzare giocatori, tifosi e cittadini sull’importanza di comportamenti responsabili e virtuosi nei confronti dell’ambiente, trasformando la raccolta differenziata degli imballaggi in plastica in una sfida positiva per l’intera città.
Johan Vásquez, capitano del Genoa CFC, è testimonial del progetto e portavoce del messaggio che la sostenibilità, proprio come il calcio, è un vero gioco di squadra. La gara Genoa-Sassuolo è dedicata alla promozione di questa iniziativa. Tutto il Ferraris, oggi, scende in campo per vincere il “derby per l’ambiente”.
L’iniziativa punta in particolare a incentivare la raccolta delle bottiglie in plastica attraverso il progetto RecoPet e si inserisce in un più ampio piano di attività che Corepla, insieme ad AMIU e al Comune, intende promuovere a Genova. Attualmente la città è dotata di una trentina di ecocompattatori per il conferimento delle bottiglie in PET che, dal 2023, hanno consentito una raccolta di oltre 6 milioni di bottiglie.
Genoa | La storia di Tobia, da Ancona al Ferraris per la sua prima volta allo stadio








