A due giorni dalla trasferta in casa della Cremonese, il tecnico del Genoa, Daniele De Rossi, è intervenuto in conferenza stampa. “Come hanno reagito i ragazzi dopo la gara col Napoli? Hanno reagito bene. Hanno lavorato bene, come sempre. Ovviamente i primi giorni immediatamente successivi alla partita e a quella beffa avevano un umore diverso. Siamo tutti d’accordo sul fatto che si va avanti, che si può ancora raggiungere il nostro obiettivo, ma lo schiaffo lo avevamo ancora sentito, avevamo ancora la cinquina sulla faccia. Pian piano si è ristabilita anche la giusta serenità, che è così che deve essere. Abbiamo lavorato bene, secondo me. Oggi è un giorno di scarico, fondamentalmente, ma ieri e l’altro ieri hanno lavorato veramente molto forte. Sono contento perché non è cambiato niente rispetto al loro atteggiamento e all’approccio agli allenamenti nelle settimane precedenti“.
Sulla carta c’è una partita più alla portata, che ha anche un significato perché all’andata con la Cremonese il Genoa ha toccato il punto più basso della sua stagione. Cosa non dovete fare per sottovalutare la partita e cosa ti porta il percorso fatto?
“Sottovalutare neanche lo prendo in considerazione, neanche ne parlo. Forse non bisogna caricarla troppo emotivamente perché dobbiamo essere lucidi e tranquilli in campo. Dobbiamo essere sempre molto concentrati e molto consapevoli di quella che è la nostra classifica e del fatto che Cremonese è una nostra diretta concorrente per la salvezza. Lo è a tutti gli effetti. Quella partita ovviamente io non l’ho vissuta, ma ho vissuto gli strascichi che ci sono stati. Era una squadra che inizialmente era provata dal cambio allenatore, dalla maniera con la quale aveva salutato i tifosi, quindi non positiva. Come mi è sempre capitato, perché io sono sempre subentrato, ho sempre trovato uno spogliatoio sano, ma comunque provato da quello che è stato il loro recente passato. Quella partita l’abbiamo rispolverata in questi mesi parlando del fatto che non vogliamo tornare a quel livello di astio con i tifosi, a quel livello di “disperazione” e di delusione della nostra prestazione. È solo questo. Ne parliamo quando perdiamo e ci applaudono i tifosi per spiegargli quanto questo stadio e questa tifoseria sappiano andare oltre al semplice fatto che si perda. Contro il Napoli avevamo fatto zero punti, contro la Cremonese avevamo fatto zero punti, ma c’è modo e modo anche di perdere, cercando sempre di non arrivare a perdere. La partita è molto importante, come lo sono bene o male tutte le partite quando vai verso la fine della stagione, da un peso specifico importante. Non è la fine del mondo, non è l’ultima partita, non è lo spareggio, ma è una partita importante”.
L’altra volta hai affrontato Antonio Conte, stavolta affronti l’Antonio Conte delle salvezze, perché Davide Nicola non ne ha mai sbagliata una. Cosa vuol dire affrontare in una partita del genere un grande motivatore con grande esperienza in queste situazioni?
“Come ho sempre detto, lo stimo molto, lo ho detto in altre circostanze, ci siamo anche scambiati qualche messaggio nel corso di questi anni perché c’è una stima reciproca. Penso reciproca, c’è stima da parte mia. Sono amico del suo vice che è Simone Barone, ho un grande affetto per loro, ovviamente siamo rivali e giocheremo una parte importante della salvezza in questa partita. Sì, è più abituato di me non solo a lottare per la salvezza, ma come allenatore. Quindi, come tutti gli allenatori di esperienza, io li prendo come esempio. Oltre che tante salvezze, ha tanti subentri, se si può dire così. Visto che mi sono provato, seppur giovane, sempre a dover subentrare, spesso abbiamo studiato i più grandi allenatori del mondo, ma spesso vai anche a studiare quelli molto bravi a subentrare, quelli molto bravi a mettere a posto le situazioni che magari in questo momento sono, diciamo, claudicanti. E quindi è un esempio sia come persona, per mille motivi non stiamo qui a citare tutti i sanno. È un esempio di serietà, di professionalità e di forza, io lo stimo molto. So che è stimato anche qui a Genova perché c’è stato parecchi anni, però domani, domani torniamo ad essere per 90 minuti nemici sportivi, rivali sportivi. Però penso che una persona così lascia sempre del bene dietro di sé, penso che sarà così qualsiasi cosa succederà domani per lui con i Genoani”.
Le ultime partite hanno avuto alcune costanti. Una sono gli episodi un po’ controversi sul discorso sul VAR e dalle tue parole, questa settimana, c’è stato un grande seguito, con tanti che hanno detto di pensarla come te. L’altra costante sono i minuti finali. È qualcosa su cui potete lavorare?
“Io parto dalla fine dicendo che l’unica volta che i genoani erano tranquilli al novantesimo è stata Roma contro la Roma. Noi siamo sempre lì sul filo perché rimaniamo in partita contro tutti. Siamo rimasti in partita contro l’Inter, siamo rimasti in partita contro il Napoli, siamo rimasti in partita con l’Atalanta e senza fare i piagnistei inutili sappiamo che forse avremmo meritato in tante di queste partite, a prescindere dal discorso del VAR, qualche punto in più. Lo sappiamo benissimo, però questo intanto è il sintomo di non uscire mai dalla partita, di non fare mai partite come quella di Roma, quasi mai, perché preferisco perdere al novantesimo così, anche se fa più male, piuttosto che vedere la mia squadra giocare come abbiamo giocato dal dodicesimo in poi a Roma. E lo dico veramente, nonostante faccia molto più male poi prendere lo schiaffo all’ultimo minuto”.
“Per quanto riguarda le mie parole, è ovvio che noi allenatori siamo un pochino più condizionati quando il torto ci viene contro, quando il torto ci dà qualche punto. Io non sono superiore a questa dinamica, non sono al di sopra di questa dinamica. Spero che le mie parole possano aiutare noi stessi, il calcio, gli arbitri, il VAR, spero che ci possiamo trovare magari a metà strada per capire innanzitutto una cosa omogenea. Perché io condivido le parole della società al 100%, il fatto che gli arbitri si siano esposti a una critica dicendo che erano episodi errati in entrambi i casi. Open VAR è una trasmissione che dimostra la trasparenza degli arbitri, altrimenti non parteciperebbero, non la gestirebbero così e questo lo apprezzo molto. Quindi se c’è trasparenza, c’è anche buona fede, non l’ho mai messa in dubbio. Spero che riusciremo a trovare una cosa che ci aiuti a farci digerire meglio il regolamento e la gestione del regolamento, perché anche all’interno di Open VAR, anche all’interno delle nostre chiacchierate con gli arbitri subito dopo la partita, si capisce che non c’è un filo conduttore continuo. Uno dice una cosa, uno dice un’altra, quindi secondo me è quello che possiamo andare a migliorare. Non l’errore che ci sarà sempre, non la nostra incazzatura quando perdiamo all’ultimo minuto e non il fatto di voler portare acqua al proprio mulino. L’episodio ci sembra sempre un po’ più giusto a favore nostro e sbagliato a favore degli altri, quello non ce lo leviamo, siamo italiani, siamo sportivi, vogliamo vincere, c’è tanta posta in gioco molto alta, quello probabilmente cambierà poco. Ma un regolamento un po’ più facile, un po’ più uniforme secondo me ci aiuterà. Come con il fuorigioco o il gol/non gol. Qualcosa che ci aiuti e aiuti anche loro secondo me, quindi questo è”.
Come procede il recupero di Baldanzi?
“Ci prendiamo ancora due giorni per vedere come sta. Si sta allenando, vediamo come sta e lo vedremo in questi due giorni in base a tutto il suo quadro generale. È un giocatore che mentalmente è titolare dentro la squadra dal primo giorno in cui ha messo piede qua. Dopo tre giorni mi chiamava e mi diceva ‘quanti siamo forti, voglio giocare, mi sento dentro, mi sento pronto’. Ovviamente ha dovuto attendere un pochino per queste piccole vicissitudini che sta risolvendo, quindi vediamo un altro paio di giorni per valutare bene lui e in questi prossimi giorni valuteremo anche tutti gli altri, perché poi questo è il nostro lavoro”.
Potrebbe, invece, essere arrivato il momento di Amorim? E se così fosse, potrebbe portare ad un avanzamento di Malinovskyi, che è molto ispirato a livello realizzativo?
“Amorim è un altro che scalpita, vuole giocare, me l’ha detto. Abbiamo un centrocampo che secondo me sta funzionando abbastanza bene, siamo contenti un po’ di tutti quanti gli altri. Vediamo se già da domani o se col Torino, ma sento che è matura la sua presenza dal primo minuto, ci stiamo riflettendo. Sarà una partita di un certo tipo e per me la strategia e il risultato della partita viene prima di tutto. Ma è un giocatore che secondo me è una grande lettura di Diego Lopez questa. Io ero contento di Amorim, ma avevo anche aperto i miei orizzonti a giocatori che conoscessero meglio questo campionato, che conoscessero meglio me, quindi c’erano altri nomi che giravano. Diego ha insistito per portare Amorim e dopo dieci giorni posso dire che ha fatto bene, ho fatto bene a fidarmi, perché poi ci si fida fra di noi, questo è bello. Abbiamo un patto, non prendiamo giocatori che piacciono solo a uno e all’altro no. Lui è stato subito folgorato da questa operazione e io giorno dopo giorno penso che ho fatto bene a fidarmi di lui, perché è un giocatore che secondo me può diventare veramente molto forte”.
“Ha 21 anni, non è che ne ha 17, quindi è già pronto per giocare. Poi ci sono le strategie di gara, ci sono gli avversari, ci sono le tipologie di avversari che incontreremo, ma è un giocatore che a breve nella mia testa diventerà un punto fermo del Genoa, ovviamente se lo meriterà con le prestazioni. Ma è uno che ho intenzione di buttare dentro alla mischia in pianta stabile. Baldanzi potrebbe anche per domani, ora valutiamo tra oggi e domani tutto quanto: i carichi di lavoro, la sua condizione, la sua condizione generale e capiamo se è il caso, ovviamente non dall’inizio,, ma se è il caso di portarlo subito e dargli qualche minuto per poi magari dargliene un po’ più col Torino. Lui ha fretta, noi non dobbiamo averne. Lui non è lucido perché ha tanta voglia di giocare, sono stato calciatore e so che a volte si affrettano i tempi anche contro il parere dei medici e perdere una partita non è un dramma, sarebbe un dramma farlo rientrare e perderlo per altre 6-7 partite”.
Ha qualche rimpianto da quando è sulla panchina del Genoa?
“Ho rimpianti in base a qualche scelta che posso aver sbagliato. Un po’ di rimpianti per Fini e Venturino, che rimangono nostri, ma sono giocatori forti ai quali avrei potuto dare più spazio. Ho puntati su giocatori che, da quando sono arrivato, ci hanno dato un buon percorso. Qualche partita non mi è piaciuta, soprattutto quella contro la Roma, ma se guardo al quadro generale posso ritenermi soddisfatto dei punti fatti. Sono sempre molto onesto, lo avete visto sia pre partita che post: cerco sempre di essere molto onesto, anche quando l’entusiasmo porterebbe a dire che siamo stati stupendi e abbiamo vinto 3-0 col Cagliari. Sono io che freno voi e dico che non è una partita da tre a zero. Onestamente, se guardo le partite giocate, questi giocatori avrebbero meritato 4/5 punti in più, al di là del discorso arbitrale. Hanno fatto delle prestazioni tra le quali è emblematica quella contro l’Atalanta, dove in dieci abbiamo rischiato più noi che loro di fare gol. E abbiamo visto che altre squadre in dieci prendono due o tre gol. Io sono soddisfatto di quanto stiamo facendo. Ogni persona che fa, che sceglie, prima di un evento avrà rimpianti, a parte qualche mostro sacro del calcio che non sbaglia mai. Ma anche loro magari qualche volta sbagliano. Io sono contentissimo sia del posto dove sono sia di questa piccola follia che ci ha colpito nelle ultime 4/5 partite, anche se non è mai stata troppo positiva se non nella partita contro il Bologna. Sono contento, soprattutto, del mondo Genoa, sia di come mi ha accolto sia della maniera in cui accoglie anche gli eventi che sembrano negativi, che magari farebbero lanciare seggiolini in campo a qualche altra tifoseria. Mantengono lucidità perché vedono dei giocatori che danno tutto e mi fa piacere. So che non sarà eterna questa cosa e so che i risultati sono molto importanti, ma ho più motivi per essere contento e ottimista che rimpianti”.
Sui cinquemila tifosi che seguiranno nuovamente il Genoa dopo quattro trasferte vietate: “La responsabilità di questa presenza alle spalle la abbiamo avuta sempre, anche quando siamo andati a giocare e loro non c’erano. Penso che sia un’immagine bella per il calcio italiano, a prescindere che siano i nostri tifosi, avere i tifosi in trasferta, che vengano a vedere numerosi la partita. Perché quando si chiude una trasferta a cinquemila persone per il gesto che hanno fatto in dieci o venti, è sempre una sconfitta sia di chi chiude sia di tutti noi sportivi. Il fatto che in un’ora abbiano incenerito i biglietti fa capire che voglia di Genoa e che voglia di salvezza ci sia. Per noi è sì una responsabilità, ma anche un sostegno importante e una cosa molto bella”.
Come sta Cornet e come ha reagito dopo il rigore nel finale di Genoa-Napoli?
“Il giorno dopo la partita era uno straccio, durante la riunione ha voluto prendere la parola e chiedere scusa a tutti. È ben voluto in gruppo, è un ragazzo positivo. Era entrato bene nelle ultime due circostanze con Bologna e Lazio, lo avevo visto bene. Ha chiesto scusa, ma non c’era bisogno per due motivi: uno perché non era rigore e due perché gli errori si fanno. Al di là delle battute, abbiamo analizzato la parte calcistica e ha commesso un’imprudenza, potendo andare in modo un po’ più prudente su quel contrasto. Visti questi tempi, si può difendere in modo più prudente. Quello che sto chiedendo è di cercare di essere scrupolosi al massimo, oltre il dovuto, perché dietro l’angolo c’è sempre il rigore, in ogni circostanza. Anche semplicemente il rigore giusto che è stato dato contro la Lazio all’ultimo: se vediamo che non arriviamo sulla palla, non proviamo ad allungare un braccio per tenere l’avversario perché potrebbe sbatterci il pallone addosso. Lui sa benissimo che poteva essere un pochino più prudente, ma se vogliamo rovesciare la medaglia diciamo che ha avuto una grandissima voglia di riprendere quel pallone e difendere. L’equilibrio tra il volersi aiutare e il non commettere un’ingenuità è sottile, dobbiamo lavorarci. Il ragazzo sta bene, è recuperato ed è ben voluto da tutti”.
Se avete migliorato la fase offensiva, dovete ancora migliorare la fase difensiva. Ci state lavorando?
“Sì, ci abbiamo lavorato sia oggi sia ieri. Molto. Se parliamo di difesa, ci tengo veramente che si interpreti come fase difensiva. Il gol dell’1-1, per esempio, è un insieme di posizioni sbagliate sulle quali avevamo già lavorato e che siamo andati a ritoccare ulteriormente in settimana. Non è un difensore che sbaglia, i tre difensori, i cinque: tutti assieme potevamo fare molto meglio. Poi ci sono state delle circostanze abbastanza casuali. Con la Lazio fino al primo rigore non ci avevano mai tirato in porta. Col Napoli abbiamo subito il tiro da trenta metri di un campione. Dobbiamo cercare di far fare agli avversari i gol belli, come quello di McTominay. Cerchiamo di far fare loro i gol belli e non quelli dove sembra più facile farci gol. Così saremo salvi sicuramente”.
Cosa non vuole vedere assolutamente domani contro la Cremonese?
“Non voglio vedere una squadra nervosa, isterica, impaurita, visto che è una partita importante. A marzo il peso delle partite si alza e può aumentare. Non voglio vedere una squadra con l’ansia di vincerla a tutti i costi. Ero a fianco ad Antonio Conte in panchina quando ha detto ai suoi “se non la vinciamo, non la dobbiamo perdere”. È un insegnamento di grande equilibrio e intelligenza. I numeri ci dicono che stiamo segnando tanto, quindi non prendere gol e non essere disordinati potrebbe essere la strada più veloce per portarci alla vittoria”.
Prima di altre domande, il nostro direttore fa una considerazione relativamente all’episodio del rigore concesso nel finale. Si continua a parlare di Regolamento sui falli di mano occasionali. Nel 2017 è uscita, col mister ancora in campo, la moviola che dice che il fallo di mano deve prevedere volontarietà e deve esserci il movimento verso il pallone. Dopo il VAR si è spostato dalle sedi degli stadi a Lissone ed è uscita la regola, con una foto, che dice che se il pallone picchia sull’avambraccio, non è fallo. Ma c’era la spiegazione nell’articolo, ossia che devono esserci sempre le stesse caratteristiche del regolamento. Si è rimasti male che un arbitro come Massa vada a vedere le immagini. Insomma comanda il VAR. Dopo questa considerazione, si passa alle due domande.
Abbiamo dei problemi davanti a giocare di testa, sui palloni lunghi, con Colombo. Non salta, si appoggia col fisico allo stopper. Come la vede?
“Cerchiamo di fare arrivare a Colombo palle più giocabili possibili da dover prendere di testa perché una palla di testa è meno controllabile, ma quando la palla gli arriva lui lotta e salta di testa così come Vitinha. Forse Ekhator è il più forte di testa. Anche Ekuban usa perfettamente il corpo per prendere posizione. Quello che chiedo io è più di prendere posizione e controllare la palla che di fare una semplice spizzata, anche se ci sono momenti della gara dove anche una spizzata ti fa prendere dieci metri. Colombo comunque salta, sono soddisfatto di lui come di tutti gli altri attaccanti. La mia direzione è quella di fare arrivare palle un po’ più basse anziché un pochino più alte. In futuro gli faremo arrivare palle più giocabili”.
Onana può aiutare sui palloni alti?
“Sta bene, si sta allenando bene. Questo è il motivo principale per cui non lo abbiamo lasciato andare, anche se inizialmente voleva andare, per il fatto di aver perso in maniera non inaspettata, ma non progettata e programmata Morten Thorsby. Ci dava struttura sulle palle alte offensive e anche difensive. Anche Onana può darci una mano, a partita in corso e dall’inizio. Ha buona gestione della palla. Anche lui è molto apprezzato all’interno del gruppo perché sempre molto positivo”.
Un allenatore che lei ha avuto, Luciano Spalletti, ha detto che chi ha il pallone lo deve giocare in avanti e che il pallone va giocato ad un giocatore in movimento. È quello che lei vuole fare con il Genoa?
“Sì. Quello che dice Spalletti sul calcio è sempre illuminante. Sono molto influenzato dalla sua idea di calcio perché Spalletti mi ha allenato per più tempo di tutti gli altri allenatori che ho avuto. Quello che dico sempre è che è obbligatorio fare movimenti in avanti, è obbligatorio che, quando la palla è giocabile, ci sia qualcuno che vada nello spazio. Non è obbligatorio dargliela, qualcuno deve per forza andare a fare spazio davanti, a chiedere palla alle spalle della difesa, a muoversi tra le linee e fare un taglio di cinquanta metri anche solo per mettere paura agli avversari. Quello è obbligatorio. Non posso vedere una squadra ferma e statica senza palla. Chi ha la palla, non è obbligatorio che gliela dia: si può giocare anche indietro o vicino per prepararsi a costruire a approfittare dello spazio creato da quel pazzo che è andato in profondità”.
Che corde ha toccato con Colombo?
“A parte che ha grandi qualità, mi ha sorpreso e non pensavo che fosse così completo. Non credo che sarebbe stato un giocatore che avrei chiesto ad inizio stagione. Invece sa proteggere palla, di sinistro ha qualità e ha forza esplosiva nel tiro in porta. Ha anche fiuto del gol, si crea occasioni, sa giocare per la squadra e sa tenere palla. Lo bastono un po’ perché voglio che non si accontenti mai. Non dico che si lasci bastonare, ma accetta il fatto che io lo pungoli e che non sia mai contento al cento per cento di lui. Lui sa che valuto la prestazione ancor prima del gol. Ha fatto grandi prestazioni e non ha fatto gol. Col Napoli ha fatto gol che si è creato da solo, ma ad esempio ha giocato meno bene del solito ed era d’accordo con la mia analisi. Mi sta piacendo molto e i fatti dicono che ci sta dando tantissimo in termini di punti e gol. Sta facendo la differenza per noi ed è innegabile. Poi chi fa assist e gol fa sempre la differenza. Ha in canna almeno altri 4/5 gol da qui a fine stagione, spero li faccia e che ci possa salvare. La salvezza fa scattare un riscatto automatico e obbligatorio e penso che sia per il Genoa una doppia buona notizia perché resterebbe al Genoa e perché il Genoa sarebbe in Serie A. Spero che sia al Genoa l’anno prossimo, in Serie A, ma penso che abbia ancora degli scalini in sù da fare. Alcuni attaccanti ci arrivano già fatti e mangiati a diciotto anni e sono subito pronti per squadre topo, altri hanno bisogno di una maturazione diversa, più lenta, e hanno bisogno di prendere qualche musata e qualche stop. Lui si sta forgiando come carattere e il livello del Genoa, una squadra media di Serie A, non penso sarà il livello più alto che toccherà in Serie A”.
Sulla visita di Branco e Bortolazzi al centro sportivi di Pegli: “Branco non lo conoscevo, Mario per me è un amico ed è stato il mio vice in Nazionale. Al di là del fascino di rivedere questi giocatori, penso che ci sia bisogno di memoria. Alcuni ragazzi talvolta non sanno nemmeno chi siano Bortolazzi e Branco” – dichiara De Rossi, che dopo aver raccontato una vicenda accaduto a Trigoria con Giacomo Losi, aggiunge: “Mario, Branco e tanti altri giocatori che hanno fatto la storia del Genoa, riportarli e fare capire cos’era il Genoa e cosa rappresenta per queste vecchie generazioni è uno dei passi che potremo fare in futuro come società. Un riportare dentro un po’ di memoria e di Genoanità, persone che rivedendo questo stemma ricorda e prova e mozioni diverse da tutti gli altri. Mario Bortolazzi è venuto perché è amico mio, ma gente così pulita e che ama il Genoa va riportato sempre più vicino a questo club. In ogni club un po’ di memoria storica non fa mai male, sia per in giocatori sia per chi vede che i beniamini di un tempo tornano dentro i centri sportivi”.
Infine, un passaggio sull’addio di Thorsby: “È una testa diversa, una mente pensante. E’ un ragazzo che mi ha fatto un discorso di una lucidità, dignità ed educazione pazzesca quando ha detto che voleva andare via. Non era previsto. Lo ritenevamo un giocatore importante. Ma per la sua correttezza e per il fatto che gli stavo dando meno minuti, al di là del fatto che l’affare economico potesse essere giusto economicamente per un giocatore in scadenza, era giusto accontentarlo. Ma proprio perché era lui, perché è un giocatore e una persona che merita. Quando di mezzo c’è l’occasione di giocare un Mondiale e la consapevolezza che potrebbe non capitargli più in futuro, uno deve fare un passo indietro. Diamogli una mano perché non siamo sicuri di potergli dare i minuti che gli serviranno per partecipare a questa competizione. Lo stimo molto, nel momento più critico della nostra esperienza qui ha tolto le castagne dal fuoco, ci siamo aggrappati a lui. Poi nelle scelte ha trovato meno spazio e ha deciso di andare a giocare altrove. A parte domenica, gli auguro tutto il meglio. E’ un ragazzo in gamba ed è un buon calciatore, limitarlo è complicato. Va a cercare gloria in posti difficili da marcare. Avremo un occhio particolare per lui, per Djuric che è due metri e altri giocatori forti in area. Dovremo cercare in primis di tenerli lontano dall’area, perché sono più pericolosi con il pallone vicino alla porta“.
Luigi Ferraris | Comune riconosce l’interesse pubblico del progetto di Genoa e Sampdoria









