De Rossi non porterà un bacione a Firenze, cambiando il verbo come cantava Spadaro: lo vuole prendere, come fatto in tutte le altre gare.
La stagione è stata salvata in anticipo; adesso il Grifone deve continuare a volare per incrementare una media punti oggi da parte sinistra della classifica, proseguendo al Franchi di Firenze puntando sull’orgoglio, sul DNA di De Rossi, sull’autostima, restando uniti e giocando da squadra. La salvezza del Genoa dall’arrivo di De Rossi è una bellezza da leggere con i numeri.
Appena salvi, anzi prima, subito a fare le pulci al futuro del Vecchio Balordo, dimenticandosi che le chiavi, facendo tesoro del passato, sono in mano a De Rossi e alla dirigenza genoana, pronti a salire un altro step nel futuro campionato.
Le analisi di De Rossi sono state sempre lucide, oneste, precise grazie alla sua schiettezza, non solo per i risultati e le prestazioni ma anche per la società.
È bastata una frase al plurale in romanesco (“noi allenatori rischiamo de fa la fine del sorcio, cioè di finire in trappola) subito ribaltata al singolare per creare castelli di supposizioni in aria.
I soldi nel calcio da soli non fanno la felicità e non confezionano risultati. Aiutano a vivere meglio, a guardare al domani con la gestione della società con serenità all’ombra della Lanterna a ponente.
Quando De Rossi ha parlato in precedenza di cosa gli piacerebbe fare, non ha parlato di Inter, Milan e compagnia, ma di altre squadre che hanno fatto passi in avanti con le idee, non solo sul campo ma anche attraverso il calciomercato in entrata e uscita.
Diceva Sant’Agostino: solo i fatti possono dare credibilità. Le idee viste in questa stagione, non solo sul prato verde, vogliono andare in quella direzione.
In campo domani un buon Genoa, perfetto negli accorgimenti tattici difensivi, con un blocco e un pressing difensivo efficaci, una difesa a zona ben protetta da due linee compatte e corte, e una fase offensiva efficace in profondità. Anche al Franchi, più che il numero del modulo, la strategia di DDR non può essere raccontata in anticipo o attraverso i freddi numeri.
I principi di gioco saranno sempre gli stessi; a De Rossi e allo staff piacerebbe che, gara dopo gara, diventassero più facili sfruttando la qualità e utilizzando le 5 sostituzioni. Tempo e pazienza: il DDR-play si continuerà a cercare anche in vista futura. Strategia e formazione domani alle ore 14.
La Fiorentina, pur essendo fuori dalla zona rossa ma non ancora matematicamente salva, continua a vivere una delle peggiori crisi della sua storia calcistica.
Attualmente sedicesima in classifica, 37 punti, cinque di vantaggio sul Lecce, con 8 vittorie, 13 pareggi, 14 sconfitte, 38 reti realizzate e 49 incassate.
I dati negativi sono confermati dalla prestazione nell’ultima giornata in casa della Roma, padrona del campo contro una viola molle e difficilmente in gara; solo il centravanti della Primavera Braschi è stato l’unico a impensierire il portiere della Lupa dopo aver sostituito Gudmundsson, falso nove, alla fine del primo tempo.
Tutto continua a essere colpa del passato, compresa la morte del presidente Commisso e l’uscita di Pradè, che aveva fatto la squadra, per fare posto a Paratici.
I problemi viola arrivano nelle prime 10 giornate di campionato con 4 pareggi. In tre mesi, tre allenatori in panchina dopo le dimissioni di Palladino: è tornato Pioli, ma i risultati non sono arrivati, così come il gioco; mandato a casa il 4 novembre, interim con Galloppa, poi l’arrivo di Vanoli.
In crisi i leader Dodô, Gudmundsson e Kean; rabbia a Firenze perché facevano girare le proprie nazionali.
Viola salvati parecchie volte dal portiere De Gea e non dal mercato estivo, dove i Commisso avevano investito tanto con Piccoli, Nicolussi Caviglia, Viti, Džeko, Fazzini, Sabiri e Richardson. Eccetto Piccoli e Fazzini, tutti usciti nel calciomercato di riparazione, ai quali bisogna aggiungere Sohm, Nzola e Pablo Marí.
Paratici ha portato avanti un’altra rivoluzione in entrata con Brescianini, Solomon, Harrisson, Fabbian (tutti centrocampisti) e il ritorno in Italia di Rugani.
Vanoli, a fatica, è riuscito a risalire la classifica cercando di mettere i calciatori a disposizione nel proprio ruolo e concedendo più libertà di gioco. Gud, bloccato nella tattica con tutti gli allenatori, non si è ancora ritrovato dopo l’esperienza al Genoa.
I moduli di Vanoli passano dal 4-1-4-1, alla ricerca dell’equilibrio e degli inserimenti dei centrocampisti, al 4-3-3 con i centravanti Kean o Piccoli ancora in dubbio contro il Grifone, con Gud a supporto e Solomon esterno alto a sinistra.
Senza i due centravanti, assenti contro la Roma, la soluzione è stata il trio fantasia con Gud falso nove, Fagioli punto fermo davanti alla difesa e i rientri di Gosens, schierato in difesa, e Pongračić.
Il problema del ds Paratici non è solo salvarsi o confermare Vanoli, ma nel prossimo calciomercato far rientrare la proprietà di almeno 90 milioni di euro con la vendita delle stelle che non hanno brillato nel cielo fiorentino. Anche per la Viola modulo e formazione domani alle 14.
Arbitro Luca Massimi di Termoli, classe 1988, bancario, arbitro dal 2007, esordio in Serie A febbraio 2019: il primo arbitro del Molise nel massimo campionato. Tra le sue caratteristiche principali è considerato un comunicatore, non utilizzando molto i cartellini. 38 gare in Serie A, una sola in stagione. Con la Fiorentina 4 gare: 1 vittoria, 2 pareggi, 1 sconfitta; con il Genoa mai diretto nella massima serie.
Primo assistente Mokhtar (Lecco), secondo assistente Cavallina (Parma), quarto uomo Calzavara (Varese), VAR Massa (Imperia), AVAR Pairetto (Nichelino)
Diffidati Fiorentina: Kean. Diffidati Genoa: Marcandalli e Vitinha.
Fiorentina-Genoa | Prima volta in Serie A coi rossoblù per Massimi. Massa al VAR












