A due giorni dalla penultima trasferta dell’anno contro la Fiorentina, il tecnico del Genoa, Daniele De Rossi, è intervenuto in conferenza stampa. Ecco le sue dichiarazioni.

Tra Norton-Cuffy e Baldanzi recupera qualcuno?

“Messias ha finito la stagione e non tornerà prima della fine. Norton-Cuffy non riesce ancora ad andare senza sentire fastidio o sintomi, quindi dobbiamo ancora aspettare. Baldanzi si sta allenando già da qualche giorno con noi, sta bene, ma non voglio portarlo onestamente. Vorrei dargli più minuti, più metri, più allenamenti veri nelle gambe prima di rimetterlo in campo in una partita importante, come tutte quelle di Serie A, ma non è decisiva e fondamentale per noi. Quindi non credo di portarlo. Voglio che sia al cento per cento prima di riportarlo. Per me e per noi è un giocatore troppo importante per rischiarlo. Fosse stata una partita decisiva per la salvezza, giocherebbe dall’inizio”.

Non sarà decisiva la partita di Firenze, ma quella di andata fu l’inizio della sua avventura al Genoa. Nel post partita della gara di andata ci fu anche quell’abbraccio con Vanoli…

“Paolo è un amico, è stato un mio allenatore, anche se in seconda con Conte in Nazionale. È una persona di cui ho stima. Penso che abbia fatto un ottimo lavoro. C’era stato un intreccio tra me e lui, chi andava da una parte e chi dall’altra. Penso che abbiamo trovato sue belle realtà, due grandi piazze che è giusto restino in Serie A. Sono contento che abbiamo fatto bene il nostro lavoro”.

Salvezza raggiunta, ma occorrono stimoli per finire al meglio questa stagione. Su cosa ha puntato in settimana?

“Intanto la squadra deve trovarli da sola gli stimoli. Ho avuto un insegnamento importante proprio in una partita giocata contro la Sampdoria, all’ultima giornata, ed ero rientrato reduce dalla pubalgia. Dovevo giocare l’Europeo U21 e tanti giocatori più grandi avevano l’Europeo, quello del biscotto finale. Avevamo questa partita all’ultimo e nessuno voleva andare a giocarla per paura di farsi male. Io anche perché ero reduce da un infortunio e dissi a Capello: “Potremmo rigiocare, se fosse la partita della vita, ma preferisco tenermi”. Sbagliai parole, ero molto giovane. “Non è la partita della vita, ma una partita da Roma”. Non me lo scorderò mai. Questo per dire che una partita del Genoa è sempre importante. Un giocatore di calcio forte tira fuori stimoli dalla sua ambizione a lungo termine o breve termine, semplicemente dal vincere il duello con l’avversario. Facciamo tante partitelle in allenamento e vedeste come si incavolano quelli che perdono. Non possiamo non avere stimolo di vincere una partita di Serie A, c’è guardano tutti e i nostri tifosi. Giocassimo con la paura di fallire sarebbe veramente grave”.

Ci sarà modo di vedere qualche giocatore che ha visto meno il campo? Per esempio Zätterström…

“Di Zätterström lo posso dire perché già gliel’ho comunicato, vediamo qual è qualcun altro. L’unico mio desiderio, l’unico mio tentativo è non metterne troppi giocatori che non hanno giocato insieme, ma già ve l’ho detto questo, perché rischi di farli esprimere e giudicarli in un contesto che non è poi quello reale che avrebbero trovato. Troppi cambi, troppe sistemazioni, troppi pezzi del puzzle messi dentro a forza e spinti per forza giusto per dire che giocano, sarebbe un errore e banalizzerebbe la loro prestazione”.

Quanto hai visto crescere questo gruppo, quanto lo hai visto migliorare?

“Ne parlavo l’altro giorno, sia dal punto di vista di quello che cerchiamo noi nel gioco, di quello che andiamo a ricercare noi nelle giocate, nelle partite, sia dal punto di vista delle interpretazioni, dal punto di vista della qualità di allenamento, ci sono giocatori che hanno cambiato completamente il chip, in primis Ekhator. Jeff si allena da giocatore vero, da giocatore grande: prima si allenava – come è anche giusto che fosse – da ragazzo giovane aggregato alla prima squadra, ha dato una continuità di lavoro, di serietà, di presenza sia in campo di allenamento che in partita. Quello che non è migliorato mai è l’intensità dei giocatori, è sempre stata altissima e l’impegno dei giocatori è sempre stato top. Credo che ce l’avessero dentro loro e credo che in parte lo porti con sé questa piazza incredibilmente calda. E credo che anche lo staff precedente, Vieira e tutto il suo staff, avessero una cultura di lavoro molto seria, perché altrimenti non trovi una squadra così allenata e così pronta a fare tutto quello che le dici. L’unica cosa che n abbiamo migliorato è la classifica: abbiamo ottenuto delle cose interessanti anche dal punto di vista del gioco, quello che non è cambiato è l’attaccamento sia al Genoa che a questo gruppo ed è veramente fantastico, ce l’avevano dentro loro e non hanno dovuto faticare per trovarlo”.

Il campo della Fiorentina è quello su cui Genoa non vince da più tempo. Possiamo cercare di non arrivare a cinquant’anni anni? Gli stimoli si possono trovare da soli, però tante volte avete sfatato delle cose che sembravano segnate, può essere qualcosa in più, un ingrediente in più?

“Ma perché no. Mettiamo tutto nel minestrone degli stimoli, perché male non fa, anche se penso che sarà ancora più bello provare a vincere l’anno prossimo, quando i punti peseranno veramente tanto. Penso che comunque sia uno stimolo in più e una cosa singolare, non me l’aspettavo, perché ho visto che Genoa più recentemente ha vinto contro la Juve fuori casa, contro l’Inter. Lo stimolo in più è qualcosa in più che ricorderò ai giocatori, ma noi dobbiamo farlo diventare una cosa di contorno, una cornice di quello che poi mettiamo dentro la partita. Noi dobbiamo fare la partita nostra sempre, sempre e comunque la prestazione, per noi, per la crescita nostra, perchè poi un giocatore è così: se giochi alla Playstation vuoi vincere, se giochi a carte vuoi vincere, se giochi a qualsiasi altra cosa cerchi di vincere. Questo è il nostro lavoro, ci pagano per questo, quindi tutte queste curiosità dovrebbero essere soltanto una cornice per far risaltare ancora più il fatto che l’obiettivo nostro è fare grandi partite”.

Ha parlato di anno prossimo: domenica è la prima partita che giocate da squadra salva matematicamente, aspetto che ha fatto scattare il suo rinnovo automatico? Io non so se già in settimana avete parlato in chiave futura: che effetto le fa  questo?

“Noi parliamo in chiave futura da settimana, forse mesi, quindi quello non è cambiato di una virgola. Siamo salvi da tanto tempo secondo me, ma confesso che quando è finita Cremonese-Lazio è caduta un po’ di tensione, questa cosa qui è successa veramente in realtà ed è bello perché alleno da poco, vivo come tutti gli allenatori per raggiungere i miei obiettivi, quindi è stato bello il giro delle telefonate che ci siamo fatti tra noi e lo staff, la telefonata con Diego Lopez, tutto molto piacevole, tutto molto all’insegna della condivisione. Questo non deve essere mai un rapporto squilibrato né con voi né con i giocatori né con la piazza e questo è un obiettivo che abbiamo raggiunto tutti insieme. E lo dico veramente: l’abbiamo raggiunto tutti insieme nel momento in cui ho perso tre partite di seguito e sono venuto qui e non ho mai sentito il coltellino dietro la schiena, non mi sono mai sentito osservato sì, ma giudicato negativamente. Non mi sono mai sentito sotto pressione, mi sono sempre sentito appoggiato dai giocatori, dalla società, dal Presidente, che è meno presente, ma lo è con i sentimenti. Era un obiettivo condiviso, quindi è stato bello – nonostante fosse già bene o male raggiunto, come si può dire, idealmente –  averlo concretamente in mano”.

Tornando alle scelte di campo, è stata un’occasione per provare qualche schema diverso, anche la difesa a quattro, oppure toccare troppo sarebbe un problema?

“Come abbiamo giocato contro il Como? Come abbiamo giocato contro il Sassuolo? Non lo dico con presunzione perché io non dico niente, perché siete sempre molto gentili qui con me, quindi non vi vengo a disturbare, ma se andate a rivedere contro il Como, contro il Sassuolo, l’80% della partita abbiamo difesa a quattro. Il calcio è diventato molto fluido, soprattutto con queste squadre che si muovono molto, che hanno grande qualità. A volte fai delle corse per andare ad accorciare gli spazi, ad accorciare e riprendere gli uomini, altre volte invece scegli di partire già in partenza con dei giocatori che, se leggi la formazione sul foglio, sembra che tu stia giocando sempre alla stessa maniera. Sabelli invece con il Como ha fatto il centrocampista esterno, non il terzino. Poi quando abbiamo la palla noi, cerchiamo di dare pochi punti di riferimento, però quando giochi con i quinti, quasi sempre in stallo, ma faremo esperimenti sempre nella misura di poter vincere la partita, quindi legati alla strategia di gara, non tanto per vedere altre cose. Penso che sia giusto così”.

Sulla crescita di Ekhator che più gioca, più migliora…

“Tutti i giocatori di calcio più giocano e più migliorano e questo mi fa pensare che forse avrei potuto schierarlo ancora di più un pochino prima, però Colombo ha fatto il suo, ci ha trascinato fuori da quelle zone brutte di classifica. Vitinha è un giocatore unico, non raro. Unico per quello che ti dà, anche senza palla, non solo per quello che fa con la palla, che è molto importante. Ekuban ha una struttura, una esperienza tale che magari non ha più l’esplosività di Jeff, anche se ce l’aveva in passato, ma ha quel tipo di esperienza che in certi momenti di partita ti serve. Lo ha dimostrato perché ci ha fatto due o tre gol importanti, decisivi e vitali. Ha avuto spazio, non ha avuto lo spazio che sta avendo adesso e non lo sta avendo soltanto perché potrebbero sembrare meno importanti le partite, ma semplicemente perché credo moltissimo in lui. Ha giocato con il Bologna in casa, ha giocato contro la Roma in casa, anche quando la situazione era meno tranquilla, quindi non è un premio alla simpatia del ragazzo perché siamo salvi, ma è un voler vedere che cosa sarà questo giocatore in futuro”,

La sua precedente risposta mi ha fatto venire in mente una domanda. Io ho visto tanti principi di gioco da Luis Henrique in queste due partite di semifinale come l’attaccare con Sabelli da mezzala o il terzino andare a fare mucchio in mezzo al campo. Sono principi di gioco e bisogna farle i complimenti perché ha preso tanto dagli allenatori che ha avuto, anche da suo padre…

“Sì, ho preso tanto da mio padre, come ha detto, ma da tutti gli allenatori che ho avuto, perché chi è curioso e vuole migliorare cerca di ricordarsi sempre che una cosa può servire in futuro. Una cosa non fattibile adesso al Genoa, magari mi servirà in una squadra dove andrò fra X anni, quindi tutto serve. Luis Henrique mi ha aperto gli occhi su un mondo diverso e l’anno con lui è stato forse più importante della mia vita calcistica perché mi ha proprio inserito non solo in quel tipo di calcio, ma anche nel voler essere un allenatore di un certo tipo, nei rapporti umani, nell’essere una persona diretta. Sono contento dei risultati che ottiene: è molto importante per me anche il confronto con lo staff. A volte tante idee non nascono necessariamente dalla semifinale di Champions, ma da partite di livello più basso, perché c’è un allenatore bravo in Serie B o in Serie C, quindi con il mio staff a volte ci rendiamo conto che difendere aggressivo, come vogliamo difendere noi, a volte ci porta a doverci un po’ snaturare, a spostarci. A volte basterebbe spostarsi già all’inizio partita, mettersi un po’ più a specchio rispetto agli altri, avere delle corse meno lunghe: poi l’interprete uno lo sceglie sia per difendere ma anche per attaccare. Sabelli ci sta dando una continuità di prestazioni incredibile, quindi lo possiamo adoperare sia da quinto che da centrocampista esterno e le idee che ho per il futuro vanno in quella direzione, sono tanti giocatori con certe caratteristiche sia fisiche che di qualità tecnica, e poi cercare di amalgamarli tra di loro in base alle partite che affronteremo”.

Mister, sabato è stato stuzzicato a Sky, ma ha risposto benissimo sulla società, sulla squadra, sul futuro. C’è stata solamente una frase che qualcuno ha voluto usare per creare castelli in aria, perché era romanesco ed era rivolto a tutti gli allenatori, quella sul fare la fine dei sorci. Cosa ha da dire su questo?

“No, no, quando noi diciamo fare la fine del sorcio intendiamo che non vogliamo fare una brutta fine, quello è il gergo che ho usato. Pensavo fosse chiaro, quando dico noi, non dico noi qui al Genoa, ma noi allenatori in generale, che siamo costretti ad essere non pessimisti ma a prevedere quello che può essere il futuro, perché dal primo settembre in poi siamo seduti su quella macchina e per modificare la squadra di nuovo devi aspettare gennaio. Intendevo quello, la fine del sorcio è una fine che siamo destinati a fare. Trapattoni disse che gli allenatori si dividono in due categorie, chi è stato isolato e chi sta per essere isolato. È il nostro lavoro e intendevo quello, non c’era nessun messaggio criptato, offensivo: era un discorso per chiarire il fatto che stavo parlando di quanto io spinga per avere una squadra forte come tutti quanti”.

Sui ragazzi che sono venuti ad allenarsi tornando dal prestito, ossia Barbini, Consiglio e Doumbia: “Era un peccato perdere tempo, sono ragazzi che hanno fatto bene in Serie C, sia Consiglio che Barbini sia Doumbia, che ha fatto bene all’Altamura. Sono giocatori interessanti che vorrei rivedere nel prossimo anno o che magari possiamo valutare per poter continuare ad allungare questo percorso di crescita che stanno facendo nelle serie inferiori”.

Su Colombo, per il quale è scattato il riscatto obbligatorio, e su Messias, che potrebbe essere confermato: “Colombo è stato decisivo per la nostra salvezza, per la nostra crescita, è un po’ l’emblema della nostra salvezza, che arriva attraverso delle belle giocate sue e di altri giocatori come Messias, Malinovskyi, Ekuban. Tutti quanti hanno messo la loro firma in questo piccolo percorso, ma mi piace pensare che il primo punto l’abbiamo fatto perché con quel gol, diciamo, un po’ sporco, con rimpalli su rimpalli. Questa squadra è una squadra di lottatori, seri, che hanno cuore, quindi lì ho iniziato a capire. Penso che sarà difficile giocare peggio di quello che abbiamo fatto con la Fiorentina all’andata, ma hanno lottato. Ci sono varie tappe nel nostro percorso che mi hanno fatto dire “ci salviamo” e poche volte ho pensato che non sarebbe successo, onestamente, al di là del pessimismo del post partita quando sbagli il rigore al 95esino e quando dici sono maledetto. Onestamente ho sempre pensato di potermi salvare proprio partendo da questo atteggiamento, di Colombo, di tutti questi, di Frendrup, di Vazquez, di Østigard. È persino un peccato fare dei nomi perché hanno lottato tutti quanti come dei guerrieri appunto.

Messias è uno di quelli che parla poco, ma quando parla è tanto importante per lo spogliatoio. È un punto di riferimento per tutti, è un punto di riferimento per me e per il mio staff perché è un ragazzo serissimo ed è probabilmente a 360 gradi il giocatore più forte che abbiamo, però è un po’ delicato a livello fisico. Più che altro viene da una serie di infortuni negli ultimi anni che lo hanno reso un po’ più delicato, quindi va gestito dal punto di vista sia dei carichi nell’allenamento sia del minutaggio in partita. Se non avesse questa situazione fisica non credo che giocherebbe a Genova perché ha un tasso tecnico e anche fisico perché ha uno strappo incredibile quando sta bene per poter giocare ancora a livelli più alti. Noi ci stiamo trovando benissimo con lui, ci ha dato grandissima disponibilità, pensavamo che non si potesse male allenare, invece ogni volta che è stato bene, ha spinto, ha guidato il gruppo, sono contentissimo di lui e sono contento di averlo scoperto a livello più umano perché non lo conoscevo, anche se ci ho giocato un paio di volte contro e basta”.

Quando sei arrivato c’era il dubbio se il Genoa potesse rimanere o meno in Serie A. Ci siete rimasti e in settimana Østigard ha manifestato di voler rimanere qui per fare un Genoa ancora più forte. Che differenza può fare questo legame dentro che avete creato?

“Non l’ho creato io, ce l’hanno loro dentro e questa, senza ruffianeria, è la piazza, perché il Geno- è una squadra storica, ma in questo momento storicamente è una squadra media, in Serie A, se vogliamo anche meglio bassa perché si è sempre nella seconda parte della classifica, ma c’è una città fantastica e c’è qualcosa di speciale quando scendi in campo. Se la gente rimane qui non penso che guadagni più qui che dall’altra parte, non penso che sia più vicino qui ad arrivare a Barcellona o Real Madrid. Se la gente sta bene qui è perché i calciatori sono stimolati perché fanno questo sport, ma per chi lo fanno. E qui c’è una cosa speciale, una cosa diversa da tantissime altre parti, è diverso da tutti. Qui si sta bene, si lavora bene, non hai nessun motivo per dire “ok scappo”. Se poi le cose non vanno bene, se poi non sei felice perché giochi poco o perché l’allenatore non ti fa giocare la posizione che ti piace o perché non riesci come allenatore allo sviluppo che vorresti avere, allora inizi a pensare alla professione, ma qui c’è tutto per stare bene, per fare bene e credo che non vada disperso questo entusiasmo che abbiamo dentro lo spogliatoio, che non è assolutamente merito mio, è merito loro. Sono giocatori legati a questo posto ed è merito della piazza che è diversa da tantissime altre piazze, non da tutte perché ci sono altre piazze calde e belle come il Genoa e io ne so qualcosa, ma è speciale”.


Genoa | La situazione indisponibili e infortunati – IN AGGIORNAMENTO