“Tegnise a ventu”, vecchia metafora genovese marinaresca, calza a pennello per De Rossi e il Genoa, già utilizzata, anche se a Bergamo non c’è il mare. Mettersi a favore di vento non è soltanto una tecnica di navigazione, ma descrive anche ciò che ha fatto De Rossi con il suo staff dal suo arrivo.
Anche contro il Como, come nelle gare precedenti, non è stato un “abracadabra” la prestazione e i risultati del Vecchio Balordo, ma la dimostrazione di avere i mezzi per riuscirci, al di là degli errori.
Qualcosa di preparato con strategie tattiche diverse, con la contaminazione – non solo in corsa – dei moduli, l’elasticità degli interpreti e dei cinque cambi a disposizione, incidendo sia sui propri difetti sia su quelli degli avversari.
Quando il Grifone parte da dietro bene, anzi in modo efficace, l’azione viene avviata con un minimo di precisione. La precisione dei passaggi agevola i movimenti di tutta la squadra. L’imprecisione, invece, con palloni persi per errata misura, non crea risultati ma genera anche grattacapi in fase offensiva e difensiva.
De Rossi e lo staff preparano la strategia, lo schema, ma gli attori protagonisti restano i calciatori. Peccato che gli infortuni della qualità non aiutino il Grifone. La squadra, anche senza i “tenori”, contro il Como ha dimostrato di poter cantare bene se funziona tutto il coro.
Come contro la squadra di Fabregas, c’è curiosità nel vedere come De Rossi e lo staff cercheranno le contromosse al gioco di Palladino. Operazione riuscita alla grande alla sedicesima giornata di campionato, alla vigilia di Natale. Tutto andato all’aria per un rosso sventolato al portiere Leali al 3’ di gioco. Pur giocando in inferiorità numerica per più di 90’, il Vecchio Balordo ha tenuto testa agli orobici, che hanno vinto al 90’ su un colpo di testa da corner non intercettato bene dal terzo portiere genoano, tanto da far dire in conferenza stampa a Palladino di essere soddisfatto per aver vinto una partita sporca. La formazione domani sera alle 20.
Stagione 2026 di alti e bassi per la Dea di Palladino. Sfortunati nel sorteggio degli ottavi di finale di Champions nell’aver incontrato il Bayern Monaco, sfortunati nella gara di ritorno della semifinale di Coppa Italia, persa ai rigori contro la Lazio tra le mura amiche dopo che il portiere avversario ha parato quattro rigori, tutti calciati male dai giocatori orobici.
In campionato gli alti e bassi sono continuati, con sconfitte tra marzo e aprile in casa del Sassuolo e nell’ultima giornata alla Domus di Cagliari. Tante le scuse per questa sconfitta: l’eliminazione ai rigori con la Lazio, la stanchezza dopo i tempi supplementari; probabilmente, invece, è mancata l’adrenalina di una squadra in rincorsa all’Europa, con un calendario e poche prospettive.
La crisi continua dall’inizio della primavera: pareggio in casa con l’Udinese, vittorie con Verona e Lecce, pareggi in casa dell’Inter e a Roma contro la squadra di Gasperini, sconfitta tra le mura amiche con la Juventus. Su 24 punti a disposizione ne sono stati raccolti solo 9, che oggi valgono il settimo posto in classifica, inseguendo Roma e Como per un posto nelle coppe europee. La speranza della Dea è che l’Inter vinca la Coppa Italia: in quel caso quinta e sesta andrebbero in Europa League e la settima in Conference.
Tatticamente Palladino continua a seguire il maestro Gasperini per quanto riguarda i moduli: difesa a tre, centrocampo a quattro, uno o due trequartisti dietro la punta. Pressing alto, sovrapposizioni sulle corsie laterali alla ricerca del cross, meno marcature a uomo a tutto campo, con l’obiettivo di creare superiorità numerica scegliendo dove rischiare.
La differenza tra Palladino e Gasperini è che il tecnico della Dea vuole gestire i ritmi della gara, alternando aggressione e controllo per mantenere lucidità nella transizione del pallone, convinto di poter smussare gli angoli di un sistema di gioco su cui le squadre di alta classifica hanno iniziato a prendere le contromisure. Dea quasi al completo dopo i recuperi di Zalewski, Ederson e Hien (in ballottaggio con Bellanova), oltre a Raspadori, Pasalic e Djimsiti. In dubbio Scamacca, con Krstovic alternativa. Campionato finito per Bernasconi.
Arbitro designato Pezzuto di Lecce, classe 1984, esordio in Serie A nel 2015, 21 gare in 11 anni. Bancario, arbitro dall’età di 15 anni. Una sola gara in stagione dal campionato 2020/21: designazione utile più a mantenergli la categoria che per meriti sul campo. Primo assistente Colarossi (Roma), secondo assistente Yoshikawa (Roma), quarto uomo Turrini (Firenze). VAR Guida (Olbia), AVAR Prontera (Bologna).
Diffidati Atalanta: De Ketelaere, Djimsiti, Hien. Diffidati Genoa: Marcandalli, Vitinha.








