Dall’uscita dello scoop della testata Agi sull’avviso di garanzia per Rocchi e Gervasoni, responsabili degli arbitri di Serie A e B e delle designazioni, si è subito evocata un’altra Calciopoli, dimenticandosi — solo per fare “sgobb” — che, anche se il Giudice di Milano parla di corruzione sportiva, in Calciopoli si trattava di “un giro di corruzione e frode sportiva atto a pilotare i risultati” sfociato in associazione a delinquere.

Se Rocchi o chi per lui è intervenuto a Lissone per correggere il VAR ha fatto il suo compito da responsabile, nel tentativo di salvare risultati considerati tutti gli errori commessi anche in questa stagione con il VMO non all’altezza degli arbitri in campo, esclusi per problemi tecnici e poi riciclati al VAR in un contesto sempre avvelenato da gelosie e invidie, come dimostrano le denunce di chi si è sentito penalizzato nelle valutazioni dei commissari arbitrali.

Rocchi e Gervasoni si sono autosospesi: al massimo, dopo le decisioni del Procuratore federale, e dopo aver archiviato la denuncia dell’arbitro calabrese dello scorso giugno, rischiano una multa e una sospensione. Rocchi a giugno terminava il mandato di quattro anni e già dallo scorso periodo era stato indicato come successore Orsato di Schio.

Il Presidente dell’AIA, sospeso per 13 mesi per aver convinto i designatori di Serie C a lasciare il posto a Orsato e Braschi, domani sarà davanti alla Corte Federale e all’AIA per spiegare il suo operato.

Nella giornata di domenica, oltre al Procuratore federale Chiné che ha difeso il suo operato di giugno, la Lega di Serie A ha precisato che un avviso di garanzia non può mettere in crisi il campionato, ormai prossimo alla conclusione, mentre il presidente dell’Inter Marotta ha rassicurato che la sua società non c’entra nulla. L’avvocato di Rocchi ha chiesto perché sia uscito solo il nome di Rocchi e non quello di altri soggetti che, secondo l’avviso di garanzia, avrebbero collaborato.

Serve calma: prima di formulare sentenze bisognerà attendere ulteriori elementi, eventuali intercettazioni telefoniche o ambientali, se presenti, considerando che la Procura di Milano indaga dallo scorso giugno. La politica vorrebbe commissariare la FIGC per almeno due anni, ma il mondo del calcio non ci sta.

Malagò e Abete, per essere eletti, avrebbero contattato prima le società di Serie A garantendo sgravi fiscali e maggiore attenzione ai fondi derivanti dalle scommesse, oltre a coinvolgere l’associazione calciatori e allenatori sui loro problemi, dimenticando però di affrontare una vera riforma strutturale del calcio, con l’obiettivo di riportare l’Italia al ruolo che le spetta, con le quattro stelle sul petto non solo della Nazionale ma anche dei club, oggi spesso fuori dalle competizioni europee e con una percentuale di stranieri in campo molto alta.

Commissariare la FIGC? Bisognerebbe fare i conti con l’UEFA, che avrebbe già fatto sapere alla Federazione che, in caso di commissariamento, le squadre italiane non parteciperebbero alle competizioni europee nella stagione successiva. Inoltre, verrebbe compromessa anche la possibilità di ospitare Euro 2032 insieme alla Turchia sui campi italiani.


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