Nel dopogara della sfida tra Juventus e Genoa (clicca QUI per leggere la cronaca) è intervenuto mister De Rossi ai microfoni di Sky Sport. Ecco le sue dichiarazioni, che partono dal fatto che la sua squadra è sembrata voler aspettare più pazientemente la Juventus senza adottare il solito pressing ad inizio gara, con gli esiti dello svantaggio immediato dopo 4′ di gioco.
“Che partita volevo e cosa non ha funzionato? Pazienza nell’impostare il gioco, quella sì, per cercare di tirare fuori Locatelli e creare dei buchi in mezzo tra la difesa e il centrocampo. Chiedevo pazienza perché dovevamo per forza togliere loro un po’ di ritmo, perché con la palla sappiamo come fossero forti, ma assolutamente non la avevo preparata così, poco aggressiva, solo che la differenza la fa anche la condizione dei giocatori avversari. Loro sicuramente la hanno preparata come nel primo tempo e non come nel secondo.
Sappiamo che ci avrebbero messo a giocare un po’ in blocco basso, ma dovevamo essere un pochino più bravi sul forzare delle risalite per poterli far regredire. Non ci siamo mai riusciti nel primo tempo, poi la differenza la fa anche la loro grande qualità. Nel secondo tempo ho visto molte cose migliori e purtroppo non siamo riusciti a riaprirla“.
Tra le cose migliori non c’è il quarto rigore sbagliato del Genoa, tra l’altro con quattro giocatori differenti, però tante cose belle si sono viste, È solo un giocatore, come Baldanzi, o non può essere solo lui ad aver riacceso il Genoa?
“No, io non voglio pensare che sia solo un giocatore, anche se lui è entrato benissimo e ha fatto quello che volevamo, tenere qualche palla in più. Perché poi è vero che siamo stati un po’ più aggressivi, è vero che abbiamo vinto qualche bluello in più, ma poi secondo me alla Juve dai fastidio se ogni tanto le levi il ritmo, il tenere la palla sempre in mezzo ai piedi, il poterti puntare con i suoi fortissimi esterni e con le mezze ali che entrano dentro. Insomma, le conoscete meglio di me le qualità della Juve. I giocatori della Juve sono più forti con la palla che senza, come tutti i giocatori delle grandi squadre. Baldanzi è stato bravo, è entrato in maniera energica, ha pressato, ma soprattutto quando aveva la palla non gli è mai scottata e ha permesso alla squadra di salire”,
Non è stato lo stesso Genoa visto prima della sosta. La sosta ha condizionato la preparazione di questa gara?
“La sosta ce l’ha avuta anche la Juventus, sicuramente con più nazionali di noi, quindi le difficoltà nel preparare la partita sono le stesse. Abbiamo avuto tre giorni pieni, venerdì, sabato e domenica: sono più che sufficienti per prepararsi. Sì, abbiamo avuto giocatori che si sono allenati poco, che hanno giocato, che hanno viaggiato, ma questo vale per tutte e due le squadre, anzi per tutte le squadre del campionato. Avevamo preparato una partita molto più aggressiva, sapendo che magari ci avrebbero fatto gol imbucandoci o in contropiede, trovandoci aperti, dovevamo riuscire a essere più aggressivi e rubare loro qualche palla per spezzargli il ritmo. Ci siamo riusciti solo nel secondo tempo, la differenza poi la fa anche che altre volte abbiamo provato la stessa partita e i giocatori di altre formazioni ogni tanto sbagliano il passaggio, allungano la palla, tremano le gambe anche a loro. Questi invece hanno una qualità e una disponibilità al palleggio che ti può far sembrare addormentato”.
Infine, una domanda sui talenti nel calcio italiano facendo leva sulla figura del padre di De Rossi, un’assoluta istituzione nel mondo dei settori giovanili in Italia.
“Avete citato mio padre. Noi abbiamo una scuola a calcio, una scuola di serie D. Nel nostro piccolo proviamo a far ripartire tutto quanto dalle basi, dalla tecnica, dall’uno contro uno. L’abbiamo spiegato mille volte, proprio grazie a voi abbiamo dato un po’ di voce a questa nostra iniziativa, quando ancora non era di moda parlare di uno contro uno, di esterni, eccetera, perché non era ancora successa la partita contro la Bosnia.
Penso che si debba sempre partire da lì, a patto che tutti quanti siamo d’accordo che i risultati non li vedremo nel prossimo Europeo, nel prossimo Mondiale. Se riparti dalle basi, dalle giovanili, li comincerai a vedere fra dieci anni, li comincerai a vedere fra quindici o vent’anni. Deve essere un movimento globale, culturale e anche un discorso di miglioramento da parte di tutti quanti noi, di avere un po’ di pazienza e di poter aspettare che questi talenti ricrescano.
Poi se il metro di paragone, come ho letto, sono Totti e Del Piero, non è detto che ne rinascano tanti altri. Poi il resto è fuffa, è aria fritta. Le PlayStation ci stanno in Bosnia, ci stanno in Norvegia, ci stanno dappertutto. Insomma, bisogna, secondo me, per quanto riguarda i maestri di calcio, differenziarli da quelli che fanno gli allenatori e che vogliono vincere un campionato, salire di categoria, perché è un’ambizione legittima, ma si deve differenziare. Per differenziare devi accettare che gente che fa quel lavoro venga pagata come una persona che lo fa per lavoro e non come uno che va a fare il dopolavoro. È un discorso vecchissimo, l’abbiamo fatto mille volte e cercheremo, almeno noi nel nostro piccolo, nella nostra scuola calcio, di andare in questa direzione”.









