Nel dopogara della sfida tra Verona e Genoa (clicca QUI per leggere la cronaca) è intervenuto mister De Rossi dalla sala stampa. Ecco le sue dichiarazioni. “Sto bene e sono contento, ovviamente i risultati fanno tutta la differenza del mondo sia per sentirsi bene sia per essere acclamati. Sto bene perché, al di là dell’amore che c’è intorno a me e al mio staff, amore che sentiamo e apprezziamo, sto bene con questi giocatori e questa società. Si lavora bene. Questa è la classica settimana dove arrivi qui, snobbi la partita, pensi che il Verona sia già retrocesso, dai una partita molle e ti ribaltano perché il Verona è una squadra viva. Ma dopo due minuti avevo già capito che non c’era bisogno: la squadra era “settata” su quanto fosse importante questa partita, consapevole che il Verone fosse una squadra viva. La loro vittoria col Bologna ci ha anche aiutato da quel punto di vista, sul fatto che sono una squadra che non ti lascia – giustamente – niente. Quindi complimenti al Verona, ma complimenti ai miei giocatori perché mi fanno fare la metà della fatica a fare questo lavoro“.

I cambi la hanno ripagata immediatamente…

“I cambi sono così. Noi abbiamo qualità. Abbiamo guardato la loro panchina e c’erano Suslov, Belghali, giocatori interessantissimi. Poi abbiamo guardato la nostra e ci siamo detti che anche noi abbiamo armi e frecce da tirare nel secondo tempo. Le partite si decidono anche nel secondo tempo, mentre il primo tempo è stato un po’ contratto. Loro riuscivano a chiuderci bene, il campo era secco, c’era il vento. Non è facile giocare questo genere di partite. Nel secondo tempo è entrato un giocatore che ha fatto una giocata diversa dalle altre. In questi giorni avevamo lavorato sulla compattezza, sul fatto di non prendere gol e contropiedi, che erano la loro caratteristica migliore con questi giocatori che sono contropiedisti nati. Lo fanno bene e ci lavorano, ci giocano le partite. Non potevamo permetterci di prendere sei contropiedi nel primo tempo e sei nel secondo. Questa è stata la chiave: quando questa squadra non subisce gol, ha qualità incredibili e può portare a casa la partita”. 

C’era tutto te stesso in quella esultanza in panchina?

“Sono davvero contentissimo, penso che sia anche dovuto anche al fatto che la scorsa settimana non ho potuto esultare. Era una partita importante e lo sappiamo. Era un trappolone perché giocavi contro una squadra penultima in classifica e perché l’immagine che volevo della mia squadra non era di una squadra che potesse giocare troppo bene contro il Verona, come successo al Napoli o al Bologna, ma quella di una squadra matura abbastanza da capire che, se non avessimo preso gol, avremmo probabilmente portato a casa tre punti. Altrimenti veniva fuori una partita come Cremona, che meriti di vincere e non riesci a fare gol e finisce così. Anche un pareggio ci dava la dimostrazione di essere una squadra matura, che andava avanti nel proprio percorso”.

Bijlow continuava a parlarvi, forse lamentando un problemino. Così successo?

“Non ho verificato, ma credo gli si fossero rotti i pantaloncini. Ho cercato di capire se fosse una cosa fisica o tattica, ma poi gli hanno cambiato il laccio dei pantaloncini. Non ho capito perché lo chiedesse a me di cambiargli il laccio dei pantaloncini (sorride e con lui ride la sala stampa, ndr). Era molto stimolato perché la palla, quando giocano uomo contro uomo queste squadre, va all’unico uomo libero che è il portiere. Dovevo per forza cercare di giocare con lui e ho subito detto ai giocatori di non rischiare troppe giocate interne, anche se a me piace, perché ci avrebbero portato danni e problemi perché il campo era molto secco e la palla scivolava piano. Non so se questo ha stimolato Bijlow e gli ha strappato i pantaloncini, ma al di là di questo ci aiuta tanto, non solo coi piedi, ma soprattutto coi piedi”. 

Cos’ha provato sul gol di Vitinha?

“In generale, ho grande rispetto per i calciatori e so che il calcio è dei calciatori, noi cerchiamo di fare una ragnatela che possa permettere a queste qualità di uscire fuori. Non ho fatto niente di particolare per permettere a Vitinha di fare quel gol. Ero felice perché era importante e mi sono sfigato perché mi piace esultare e, a volte, finché la partita è in bilico, non esulto neanche, a prescindere da domenica che è stato un discorso a parte. Quello che più mi rende felice, più di tutti, è che questi giocatori sanno vivere il gruppo, sanno rappresentare come si fa il calciatore e come si sta dentro un gruppo. Per me questo è veramente cruciale. Non mi fa stare bene un giocatore che entra, fa gol e non esulta perché ce l’ha con l’allenatore. Poi i punti magari ce li prendiamo lo stesso, ma vedere Vitinha prima della partita, con gli occhi fissi su di me, che diceva “sì sì, ci sono” per poi entrare, segnare, abbracciarmi a fine partita. Non che non sia dispiaciuto di non giocare, ma questa squadra è una squadra che, ogni volta, ha tirato fuori giocatori che non giocavano e hanno sempre risposto presente. Giocatori titolarissimi che non giocano, vanno in panchina, entrano e decidono la panchina per poi ritornare in panchina, ma entrano con questo spirito qui. Questo mi rende felice, e ovviamente anche i punti, che mi sarei preso anche se avesse avuto il muso. È questo che fa la differenza, che permette di continuare a vincere partite, e per questo volevo una rosa più stretta perché quelli che non giocano, alla lunga, li perdi dal punto di vista del coinvolgimento, della spinta, della vicinanza. Ieri Leali stava lì a spiegare a Messias e Malinvoskyi come, secondo lui, calciare i rigori a Montipò. Magari sono sciocchezze, magari gli hanno chiesto una cosa che non si sarebbe verificata, ma quello che posso dare va bene, che sia il 20 per cento o l’uno per cento. Queste gruppo mi permette di non stancarmi tanto e di pensare al calcio, perché ogni volta che cerco di motivarli loro già stanno dieci giorni avanti rispetto a me”. 

Come sta Malinovskyi, che abbiamo visto un po’ claudicante a fine gara?

“Ha preso una botta sulla schiena o sul fianco, non ho capito dove. Era un po’ dolente e l’abbiamo sostituito”.

Torniamo sulla partita di Frendrup. Da tanti anni qui a Genova, anche prima che arrivasse lei, ci diciamo che Frendrup deve migliorare dal punto di vista della gestione del pallone, così come lei settimane fa aveva spiegato come fosse un giocatore che vede prima il pericolo. Oggi, in tal senso, la sua partita è stata di alto livello e anche da un ulteriore miglioramento di un calciatore come lui passa questo grande momento del Genoa…

“Gli ho parlato ieri dicendogli che, in quello che gli avevo detto di lui all’inizio, vedevo dei cambiamenti. Ieri abbiamo fatto una partitella a ranghi misti senza ritornare troppo sulla tattica e vedevo la qualità del gioco di questa squadra. Era interessante, era bello vedere come giocavano anche i giocatori che magari prima mi sembrava che vedessero un po’ meno giocate. È stato piacevole vedere la partita da appassionato di calcio e mi sono avvicinato a lui dicendogli questo. La sua grande disponibilità, la sua grande umiltà gli stanno permettendo di migliorare. Non che io stia facendo niente, ma questo è uno che è titolare, titolarissimo, uno dei capitani e ogni allenamento si ferma mezz’ora, 40 minuti insieme a Patrizio Masini, insieme a Marcandalli, insieme a Norton-Cuffy per cercare di migliorare le letture, per cercare di alzare la testa, per cercare di capire come girare la testa. E secondo me si sta vedendo. Poi è un vantaggio per chiunque lo alleni perché ti permette di giocare come se avessi due gemelli, capito? Io lo dicevo per scherzare ai miei compagni in squadra, dicevo “facile con i gemelli De Rossi” perché sostenevo di correre tanto e di correre nella zona giusta. Con Frendrup sembra di poter giocare con un giocatore in più perché quando c’è da aggredire aggredisce, quando c’è da leggere prima la seconda palla la va a pulire. È un giocatore incredibile che farà un salto più alto nella sua carriera del Genoa, ma per farlo deve continuare a lavorare sul possesso palla, sulla gestione palla, sulla lettura delle giocate perché a certi livelli più alti lo deve fare meglio. Non è abbastanza”.

Su Ellertsson: “Premesso che tutti sono protagonisti e premesso che non fa mai un gol o un assist, quindi nel tabellino non ci entra mai, finora prima metto Ellertsson e poi metto gli altri dieci perché ti dà dinamismo, perché ti dà corsa, perché ha personalità. Ha anche piede, gioca a piede invertito, gioca in mezzo al campo. È come il discorso di Frendrup: puoi fare una partita allo stesso tempo aggressiva e un po’ più coperta e con lui puoi fare un cambio in meno. Noi facciamo sei o sette cambi ogni volta perché lui l’abbiamo messo a sinistra, a destra, poi lo metti in mezzala. Oggi eravamo un po’ corti al centrocampo, ho messo Martin e lui si è messo in mezzo: è un giocatore che dà grande disponibilità e secondo me è in assoluto il più sottovalutato di tutta la rosa”.

Cosa pensa guardando a cinque mesi fa, quando è arrivato il primo giorno e la squadra, seppur reduce da una vittoria, era in fondo alla classifica? Oggi è la vittoria della maturità?

“Penso che questa squadra se la sia meritata un po’ di euforia, ma guai a pensarsi salvi. S penso a come mi sento adesso rispetto a quella prima parte della mia avventura mi sento soddisfatto del lavoro che sto facendo e mi sento felice delle persone con le quali lo sto condividendo. Io senza il mio staff farei mosca cieca, giocherei al buio, non saprei dove andare e cosa fare. Tanti altri allenatori sono più accentratori, io senza queste persone non riuscirei neanche a fare un allenamento e sono contento delle persone che condividono questo percorso con me. Parliamo spesso dei tifosi, ma la differenza nel quotidiano, oltre all’allenatore, la fanno l’allenatore, il direttore sportivo, l’amministratore delegato, il presidente che oggi era contento come un bambino, tutti quelli dello staff del Genoa che ho trovato qui e ho abbracciato subito insieme al mio staff perché siamo tutti una cosa sola“.

“Sono felice. Oggi dopo la vittoria è normale che tutto sia rose e fiori. L’unica cosa che non va bene è che non siamo ancora salvi. Venerdì arriva un avversario fortissimo per me, forse per certi versi superiore a noi. Oggi c’erano tremila tifosi, dobbiamo moltiplicarli per dieci e vivere una grande notte venerdì sera. I ragazzi sono carichi, stavolta non c’è più niente da dire perché prima della partita contro la Roma ho messo loro una scaletta di giorni liberi che avranno a seconda dei punti che faremo in queste tre partite e finora sono a punteggio pieno, quindi manca poco per prendersi una secchiata di giorni liberi che però meritano”.


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