A due giorni dalla sfida di domenica all’ora di pranzo tra Genoa e Torino, il tecnico rossoblù Daniele De Rossi ha parlato in conferenza stampa. “Che partita sarà non lo so, ma so che sarà una partita importante contro una squadra forte, una di quelle che apparterebbe ad una classifica più alta di quella che ha in questo momento. Vive momenti di alti e bassi e credo che questo sia il problema di questa squadra, ma quando ha avuto momenti di down e difficoltà, poi è sempre riuscita a tirarsi fuori da questi momenti con prestazioni positive e vittorie, come successo col Lecce e, credo, a Roma con la Lazio dove andarono vicino alla vittoria in un momento complicato. Pareggiarono. È una squadra che potrebbe avere più punti per quanto ha dimostrato e per il valore che ha. me la aspettavo più alta in classifica. È di sicuro molto temibile per i valori e per i valori dell’allenatore che ha, che stimo ed è capace di stare anche in queste posizioni di classifica. Per questo il Torino è un avversario tostissimo“.
Sarà l’ultimo scontro diretto in casa in questa parte finale di campionato. Quant’è importante questa partita e vincerla?
“È sicuramente una partita da vincere e che vogliamo vincere. È il risultato che cerchiamo sempre di raggiungere. Ci abbiamo provato anche nelle ultime partite, in maniera diversa, e anche nell’ultima, dove penso avremmo meritato. Ecco, se al novantesimo fossimo zero a zero, non manderei il portiere a saltare di testa, anche perché la nostra esperienza – e gli allenatori con maggiore esperienza – ci hanno dimostrato che le partite che non si possono vincere, non si devono perdere. Penso che tutti abbiamo analizzato, accettato e apprezzato le prese di posizione degli arbitri in merito alle ultime partite vissute, ma escludendo quelle due partite che, magari, avremmo pareggiato, questa squadra non perde da dicembre contro la Roma, dove facemmo una partita pessima. Ma per quanto riguarda le gare successive, la squadra non ha mai perso perso e la classifica è cambiata molto anche per quello, perché abbiamo messo un punticino per volta anche in partite dove potevamo vincere, come quella col Pisa o gare come quella di Parma. Mettere comunque un punto in classifica non è mai una cosa negativa”.
State ritrovando Messias e Baldanzi. Quanto è importante avere scelta nel reparto avanzato e anche qualità?
“Per me è fondamentale avere qualità. La qualità fine a se stessa, non accompagnata da una fisicità importante, diventa ormai difficile da fare risaltare il un campionato così fisico e così tattico. La qualità dei giocatori, non solo a centrocampo, è la base. Un giocatore che sa controllare palla, allontanarsi dall’avversario e darla ad un compagno con la stessa maglia, è già un giocatore che mi salta all’occhio quando lo guardo. Poi si va a vedere la condizione fisica, la struttura, l’intelligenza calcistica. Penso che abbiamo un esempio lampante di chi sta facendo bene, pur partendo da una base di squadra piccola e provinciale, ed è il Como. È vero che fanno mercati molto importanti, ma li fanno anche altre squadre e si ritrovano sempre con giocatori e soldi che sembrano sempre sprecati. Loro, al contrario, prendono tanti giocatori giovani, ma il filo conduttore mi pare quello: inserire sempre giocatori di qualità. Non riesco. vedere un calciatore del Como che non abbia qualità. Questo non vuol dire che dobbiamo per forza essere come il Como, ma per me bisogna anche osservare chi fa bene nel nostro campionato, chi è considerato fisico e una delle squadre che giocano uomo contro uomo, molto tattica, e chi è considerata la squadra che sta facendo meglio in questa stagione, che sta over performando. Una squadra che ha puntato, con investimenti importanti, sulla qualità. Questo è qualcosa che ci aiuterà, spero il più in fretta possibile. Ogni tanto fantastico un po’ col direttore o da solo, prima di andare a letto, e mi immagino un Genoa molto forte l’anno prossimo, un Genoa che parte dalla qualità“.
Guardando i dati, si nota che da quando lei è arrivato, il Genoa ha decisamente cambiato passo, soprattutto in casa. Non vinceva e ha vinto. Non segnava e ha iniziato a segnare. Cosa significa per voi aver ritrovato un Genoa forte in casa e che margini di crescita ci sono ancora?
“Intanto mi fa piacere a livello umano vivere belle nottate e bei pomeriggi al Ferraris coi nostri tifosi. Lo meritano i ragazzi in primis e io mi godo lo spettacolo quando tiriamo fuori una bella prestazione in casa. Quando sono venuto qui – e lo dico sempre ho detto sì che avevamo tre punti. Non ero preoccupato per niente perché vedevo una squadra forte, una società organizzata e perché sapevo di poter contare sul fattore Ferraris. L’unica cosa che non mi piaceva moltissimo era il calendario, sapendo che avremmo avuto nella seconda parte tanti scontri diretti fuori casa e tante partite difficili da vincere in casa. Vero che partite difficili da giocare le hanno tutti, ma avendo fatto pochi punti tra Lecce, Parma, Cremonese e Pisa, anche quando sono arrivato io, ero un pochino preoccupato dal calendario. Rimane non facilissimo, ma il fattore casa può valere in questo senso, quello di fare punti anche contro squadre che sulla carta sono alla nostra altezza oppure superiori, come eravamo riusciti a fare col Napoli”.
Nel lungo periodo una coppia Messias e Baldanzi può reggere i ritmi del centrocampo? E sulla coppia Malinovskyi-Messias vista a Cremona?
“Malinovskyi lo vedete in questa veste, ma è un giocatore molto offensivo. Noi giochiamo con una squadra non dico votata all’attacco, ma con giocatori tanto offensivi. Ruslan sta cambiando il suo raggio d’azione, forse anche il suo baricentro, e ha fatto un’ottima partita a Cremona. È una cosa che mi stuzzica molto lavorare sulla sua trasformazione. Loro possono giocare assieme e troveranno spazio, così come troverà spazio anche Amorim. Vediamo anche in base alla costruzione della squadra avversaria, come difende e come ci attacca, che fisicità ha il Torino. Prima parlavamo di scelte e voi parlate di farli giocare assieme: per me fa la differenza il fatto che levo uno forte e ne metto uno forte. Coi cinque cambi è la cosa che di questa squadra mi rende più felice, perché so che davanti levo due attaccanti forti e ne me metto due forti o levo un centrocampista offensivo, come Messias, e metto Baldanzi. O levo Malinovskyi e metto Amorim. Può succedere anche viceversa. È un percorso che stiamo facendo assieme e le partite pesano molto, ma sono contento del livello di qualità che hanno i miei giocatori e, soprattutto, i sostituti dei miei giocatori”.
Qual è stato il motivo della scelta di Ellertsson dal primo minuto a Cremona al posto di Martin, che sta vivendo forse un momento di appannamento e il cui errore nel finale sarebbe potuto costare caro? Domani questa scelta di Ellertsson a sinistra potrebbe essere riproposta?
“Io Martin lo vedo benissimo ed è un giocatore che ci ha dato tantissimo. Erroneamente abbiamo limitato l’analisi su Martin ai calci piazzato, ma ci ha dato molto anche in fase difensiva e in fase offensiva in termini di gioco sulle azioni giocate. Forse non è nel momento migliore della sua stagione. Ho parlato con lui, sa quanto lo stimi e quanto lo stimi anche come ragazzo. Sa benissimo il motivo delle mie scelte, legate solo ed esclusivamente al campo e a chi mi possa dare maggiori garanzie. Nella fattispecie di domenica scorsa sono stato in dubbio fino all’ultimo, ma non vi dirò con chi. Continuo così. Ho giocatori che hanno avuto momenti nei quali non giocavano, ma quando hanno cominciato a farlo hanno giocato benissimo, oppure giocatori che si sono alternati. Lui è un nostro titolare che, in questo momento, è stato per la prima volta scelto come sostituto dalla panchina. Non credo ci sia un momento negativo. L’errore di domenica? Era entrato da poco, in una partita molto convulsa e concitata: ci sta sbagliare una palla, a centrocampo, a cinquanta dalla porta. Il destino ha voluto che si sia trasformata in un’azione molto pericolosa per noi”.
Abbiamo avuto l’opportunità di intervistare Baldanzi, già molto calato nella parte e carico. Ha spesso parlato di quanto gli piaccia giocare negli ultimi trenta metri di campo, a ridosso dell’area di rigore avversaria. È il Genoa che vorrà vedere anche domenica col Torino? E, ancora: Baldanzi potrebbe partire dall’inizio?
“intanto ho letto poco fa la sua intervista e mi è piaciuta. Ha detto cose che stavo dicendo su di lui la volta scorsa, ma poi mi sono fermato perché non sapevo se le potessi dire. Aver detto pubblicamente che vuole essere riscattato mi piace. Si è integrato alla grande nel gruppo e nella realtà genoana. È un ragazzo cambiato. L’ho preso dall’Empoli che era un bambino ed era molto timido quando è arrivato alla Roma, perlomeno le prime settimane o il primo mese. Qui lo vedo con più parlantina e tenta la giocata: mi piace in questa dimensione e spero vivamente di poterlo allenare qui, insieme, in Serie A l’anno prossimo. Mi piace giocare negli ultimi trenta metri avversari, è lì dove si fanno i gol e dove si può essere più pericolosi, ma dipende se sono d’accordo i nostri avversari. Alcune squadre non lo sono. Magari parti bene, ci vai in maniera più diretta o più manovrata, però ci sono squadre come Napoli, Roma, Lazio, Inter che prendono e decidono di metterti basse. E una squadra che vuole salvarsi deve saper giocare anche in blocco basso, un aspetto su cui lavoriamo tanto. Voglio che la mia squadra, quando sta in blocco basso, si comporti come una squadra provinciale, che deve lottare per la salvezza, perché ad oggi è quello che siamo”.
“L’idea è una: non prendere gol. Già non prendere gol è aver fatto metà del tuo lavoro e i ragazzi se ne sono resi conto, sono dentro questa realtà e sono dentro questa mentalità. Ho visto Messias aggredire e poi fare blocco basso e proteggere i centrocampisti e l’ho visto fare anche a Baldanzi. Lo fanno tutti quanti quelli che sono a disposizione. Anche Malinovskyi si sta sacrificando molto in fase di non possesso. Giocatori abituati a fare la differenza in quei trenta metri si rendono conto che il calcio è cento metri e cento metri spesso dipendono anche da quanto è forte l’avversario. In vista di domenica prossima possiamo pianificare la partita che vogliamo contro l’Inter, posso raccontare loro che li mettiamo dentro l’area, in trenta metri, e non li facciamo uscire, ma racconterei loro una bugia perché l’Inter molto probabilmente, quando decide, prende e ti mette nella tua area. Non al Genoa, ma a tutte le squadre migliori del campionato”.
Vitinha, Messias, Colombo, Baldanzi, Malinovskyi: tutti assieme in campo può reggerli la sua squadra?
“Me li ripete un attimo? Sì. Ovviamente sarebbe una squadra con un baricentro abbastanza spostato verso l’attacco. Questa squadra può reggere mettendo Malinovskyi davanti alla difesa, ruolo che può fare, e potrebbe farlo con Baldanzi e Messias mezze ali, con Vitinha e Colombo davanti. È una cosa molto bella. Sarebbe molto romantico, ma vorrebbe dire lasciare in panchina Frendrup, un giocatore con caratteristiche diverse, ma che in questo momento si fa fatica a tenere fuori perché ti dà un equilibrio e una prudenza differenti. Lui vede il pericolo prima ancora che se ne avvedano gli avversari stessi. Lui previene e un giocatore così, paradossalmente, diventa ancora più importante quando metti giocatori così offensivi e così votati all’attacco. Si può fare in alcuni momenti di partita. Sarebbe un inserire tanti giocatori che, come prima idea, hanno quella di fare qualcosa di positivo in fase offensiva e, per me, in questo gruppo di giocatori che ha citato, metterne uno che è un po’ il pessimista della situazione e va a tappare i buchi e risolvere e spegnere gli incendi prima che divampino, è necessario”.
Ha qualche indisponibile per domani o tutti a disposizione?
“Otoa, ieri, ha avuto una distorsione alla caviglia e vediamo come starà. Ci sembra che per domenica non starà bene: vedremo domani come starà la caviglia e quale sarà il gonfiore. Sarà l’unica assenza. Gli altri hanno qualche botta, qualche acciacco o fastidio, ma nulla di preoccupante in funzione di domenica. Neanche Otoa ha qualcosa di preoccupante, ma a causa del dolore non dovrebbe esserci domenica. Se starà a riposo? Macché riposo, qua non ce n’è riposo. Non ce la fa. Ci riposiamo questa estate”.
Ha la tentazione, dopo averlo fatto esordire a Cremona, di inserire dall’inizio Amorim?
“Si sta inserendo molto bene, molto velocemente, come i giovani forti sanno fare. Lui, infatti, ha personalità, ha voglia, vuole giocare e me lo dice: non perde occasione per ricordarmelo. Non è questione di suo inserimento o di sue qualità, è questione di dover levare qualcuno che, in questo momento, è un giocatore importante per noi. Parlo di giocatori coi quali abbiamo fatto una media punti che sarebbe buona per la salvezza e coi quali saremmo undicesimi dal mio arrivo. Non è questione di Amorim: sarà il centrocampista titolare del Genoa sicuramente l’anno prossimo e, secondo me, per tanti anni ancora. Penso che sia un acquisto molto brillante e va nella direzione verso cui vorrei portare questa squadra. Ha dinamismo, non è un classico regista dai pieni buoni che sta fermo e sempre posizionato. Si muove, si sposta, gioca mezzala e davanti alla difesa. È rognoso senza palla, quando non la ha cerca di recuperarla. È un giocatore forte. Il problema che a centrocampo, bene o male, ne giocano tre e devo pensarci sopra sul levare uno di quei tre. Non è per l’età, non è per il suo inserimento, ma è questione di giocare in una posizione dove, di solito, gioca Malinvoskyi e Ruslan, al netto di una partita giocata meglio o peggio, ogni partita fa un assist, un tiro in porta decisivo, un gol, una battuta da un calcio piazzato. Un giocatore così, in partite così importanti (e fermo restando che fa anche altro), faccio fatica a levarlo. È un giocatore che in questa squadra ha personalità, piede, grinta, mentalità. Non gli piace perdere. Non esiste l’inserimento di Amorim: esiste la difficoltà di trovargli spazio perché ci sono altri giocatori che stanno facendo bene”.
Norton-Cuffy, che nelle ultime due gare è andato vicino al gol e appare cresciuto invase difensiva, con Cremonese e Napoli ha paradossalmente fatto veder qualcosa di meno sui novanta minuti in fase offensiva. Può andare a chiudere più spesso l’azione? È forse anche lui in un momento dove gli manca lo spunto che aveva sino a qualche settimana fa?
“Non sono d’accordo. Secondo me, nel primo tempo col Napoli, ha fatto molto bene. Siamo usciti tutti un po’ storti col Napoli per la gestione degli ultimi due o tre cross, in dieci contro undici, ci ha lasciato un po’ di amaro in bocca, oltre al come è finita la partita. Questo ci fa sembrare che abbia fatto una gara non buona, invece col Napoli ha fatto un’ottima partita sia in fase di spinta sia in fase di difesa. A Cremona è stato pericoloso e vivo. Vogliamo di più. Non so quanto sia il fatto che giochiamo a cinque: magari a quattro partiva da più lontano e caricava il motore arrivando in corsa, ma ora stiamo giocando a cinque e dobbiamo trovare la maniera per riaccenderlo. Ha fatto ottime partite prima di quelle che lei ha citato. È un giocatore fortissimo, potenzialmente incredibile, e la cosa che mi piace è che è un lavoratore, un curioso, uno che chiede e non si accontenta della sua forza fisica e della sua esplosività, ma vuole capire e trovare soluzioni per riuscire a giocare sempre meglio. Ne stiamo cercando di ogni tipo, cerchiamo tutte le soluzioni per capire quale possa essere il vestito perfetto per Norton-Cuffy per sprigionare tutta la potenza che ha”.
Rassegna Stampa | Genoa, parlano Baldanzi e Bijlow. Per l’ex Roma esordio dal 1′ con il Torino?







