Alla vigilia della sfida tra Lazio e Genoa, il tecnico rossoblù Daniele De Rossi è intervenuto in conferenza stampa. Ecco le sue parole direttamente dal ritiro all’Acqua Acetosa.
Che settimana è stata dopo il pieno di entusiasmo per la vittoria, ma la strada è ancora lunga. Che clima c’è?
“Il clima è positivo dopo una partita del genere e l’umore è alto, ma non ci siamo distratti rispetto al nostro impegno su cosa dobbiamo necessariamente ottenere, ossia la salvezza, che è anni luce lontana ancora. Quando eravamo più un basso, facevo l’esempio delle 20/21 partite che mancavano. Alla mezz’ora di Genoa-Verona eravamo sotto uno a zero e ultimi in classifica, ma non ho smesso di dire ai ragazzi che in poche partite sarebbe potuto cambiare tutto. Adesso, se pensassero che è finita e che abbiamo raggiunto l’obiettivo che dovevamo raggiungere, sarebbero – e saremmo – degli stupidi. Ma stupidi non lo sono e ne sono sicuro che non lo siano. Come siamo arrivati in questa posizione che ci fa stare un pochino più tranquilli, in 3/4 partite è un attimo tornare giù. Questo lo ricordo come un mantra ogni giorno e i ragazzi mi sembrano consapevoli del potenziale che hanno e di quanto vogliano raggiungere la salvezza il più presto possibile. Non smetteranno di essere concentrati come lo sono stati questa settimana”.
“Una settimana che è stata un pochino diversa – precisa De Rossi, che racconta alcuni aspetti di questa quattro giorni romana in preparazione alla gara contro la Lazio – Non siamo a casa nostra, ma in una struttura eccellente, che ci ha accolto bene, sia come albergo sia come struttura e centro sportivo, che qui è di primissimo livello. Abbiamo avuto la possibilità di fare tutto quello di cui avevamo bisogno e addirittura ieri c’è stato un acquazzone e siamo riusciti a spostare l’orario dell’allenamento, riuscendo a portarlo a casa in un orario diverso. Siamo convinti di aver fatto il lavoro di cui avevamo bisogno. All’interno di questo lavoro c’è stato anche un po’ di tempo per i ragazzi e qualche giovane nuovo è riuscito a passare più tempo coi compagni. La reputo una settimana molto positiva”.
L’ultima trasferta a Roma è stata probabilmente la parte più difficile di questa sua esperienza al Genoa. Cosa non bisognerà fare per ripetere una partita così?
“Penso che già a Milano saremmo potuti incappare negli stessi errori. Affrontavamo in trasferta una squadra molto forte e in salute e siamo stati bravi a portarla a casa, sia come prestazione di volume che come risultato finale. La partita con la Roma penso sia stata la peggiore che abbiamo fatto, nonostante ogni tanto ci dimentichiamo il livello di quella squadra che ha vinto un po’ contro tutti e i primi quindici minuti nei quali eravamo partiti facendo la partita corretta. È tutta esperienza e conoscenza di sé stessi, degli avversari e di uno stadio dove giocano grandi giocatori e grandi squadre. La Lazio è una di queste, m aldilà del momento che non è uno dei migliori che hanno vissuto. Dovremo essere consapevoli che una squadra e un allenatore del genere possono ribaltare la situazione in pochi minuti. Dovremo essere concentrati e tenere a mente quello che siamo stati quando siamo entrati in campo senza commettere gli errori commessi a Roma, visto che quando li abbiamo commessi, siamo stati puniti in maniera pesante”.
Sulla situazione ambientale che si troverà di fronte il Genoa all’Olimpico, coi tifosi biancocelesti che diserteranno in massa la partita per protesta contro la proprietà, e sui rischi che può riservare uno scenario del genere: “Parto col dire, intanto, che è un gran peccato giocare in uno stadio vuoto, che sia la Roma o la Lazio o un’altra squadra. È un peccato che i nostri tifosi non possano venire in trasferta: pensavo fossero finite le giornate di squalifica e punizione, ma ne è spuntata fuori un’altra. È sempre una sconfitta non portare quelli che sono, alla fine, i protagonisti principali in uno stadio. Ed è un peccato, seppur per scelta loro, non avere i tifosi della Lazio. Noi facciamo questo lavoro per vivere atmosfere di calcio vere e non stadi mezzi vuoti. Non so quanta gente ci sarà, ma a noi deve interessare il giusto e dobbiamo fare la nostra partita di calcio. Ovvio che se pensiamo che la Lazio sia debole per l’assenza dei suoi tifosi, sbagliamo. In un momento in cui le cose non vanno bene, magari non avere i tifosi che ti contestano e portano un po’ di negatività quando le cose vanno male può essere uno scarico di pressione e pesantezza sulla schiena per i calciatori della Lazio. Può essere un svantaggio come un vantaggio. Di sicuro è un dispiacere perché non vedremo il solito calore del calcio italiano”.
Lei ha spiegato a fine partita col Bologna che ci sono stati degli errori corretti a gara in corso. Domani rivedremo il Genoa del secondo tempo col Bologna?
“Per quanto riguarda gli uomini in campo faccio sempre una strategia pregara che si riferisce a quello che penso incontreremo in campo, alle posizioni che potremmo utilizzare per andare ad attaccare gli spazi dell’avversario. Se trovassimo una squadra che gioca in modo molto simile al Bologna, non sarei preoccupato a schierare una squadra simile, magari facendo degli aggiustamenti, spiegandolo in maniera diversa e facendo degli accorgimenti che possano permetterci di fare una gara migliore. Fermo restando che, analizzata bene, anche quella col Bologna ha visto cose andate meno bene, ma non è che siamo stati massacrati per i primi sessanta minuti. Perché sì, mi piace dire la verità in conferenza, ma dopo leggo ricostruzioni che non sono corrette. Il Bologna non ci ha massacrato per sessanta minuti. Detto ciò, la Lazio gioca in maniera abbastanza differente dal Bologna. È una squadra che difende in maniera molto più di reparto che non sul riferimento uomo a uomo e può essere che cambieremo delle cose in funzione di questo, non in funzione che nel primo tempo col Bologna non abbiamo trovato gli spazi che volevamo, anche se dopo 6/7 minuti avevamo trovato due occasioni nelle quali potevamo mandare il nostro attaccante da solo tu per tu col portiere, ma abbiamo sbagliato passaggio. Può succedere”.
Sulle condizioni di Baldanzi: “Baldanzi ricomincia la fase di riatletizzazione e riabilitazione. Ha avuto una piccola recidiva, un piccolo riacutizzarsi del suo problema (anche se non è stata una lesione) nell’ultimo allenamento a Trigoria. Non ho precisamente in testa quanti giorni ancora gli serviranno, anche perché il dottore ci ha dato una data, ma lui dice che si sente bene e vuole rientrare. Sicuramente l’atmosfera del Ferraris non ha “aiutato” domenica a fargli avere la giusta cautela: vorrebbe giocare già domani, ma ovviamente non è ancora in grado. Lo valuteremo di settimana in settimana, senza andare a rischiare. Partite ce ne sono tante, lui ne giocherà tante e non dobbiamo andare a commettere errori stupidi solo per la voglia di vederlo in campo”.
Un suo giudizio sulla prima partita in rossoblù di Bijlow?
“Della prima partita di Justin sono contento: ha fatto pochi allenamenti e l’ho visto subito al centro della porta. Al centro della squadra. Si è preso le sue responsabilità. È uscito quando doveva uscire, ci ha dato una mano, anche coi piedi non ha avuto paura e non gli è scottata la palla tra i piedi. Sono contento della partita che ha fatto, ma anche dell’atteggiamento che ha nei confronti di questa nuova esperienza. Cerca di studiare italiano, di imparare qualche parola chiave per guidare la difesa. Vedo che parla e scherza coi compagni e si sta integrando molto bene. Ovviamente non giocava da tempo e non gioca due partite di seguito da non so quanto tempo, quindi dobbiamo anche gestire i carichi di lavoro settimanali. Sono, però, soddisfatto”.
Su Alexsandro Amorim, le sue caratteristiche e la singolarità di vedere un direttore sportivo, Diego Lopez, partire tre giorni per il Portogallo come ai vecchi tempi, tornando con un giocatore per la squadra: “Diego Lopez è un direttore molto moderno dal punto di vista della ricerca dei giocatori, dell’analisi dei dati e della vicinanza all’allenatore. Condividiamo veramente tanto. A volte fa questi exploit alla Sabatini, che aveva il doppio orologio coi due fusi orari. È partito, è andato a convincere il giocatore, la società e il procuratore perché abbiamo visto qualcosa di particolarmente interessante in Alex Amorim. È un ragazzo molto giovane. La reputo un’operazione intelligente. Abbiamo valutato tantissimi profili: alcuni non erano raggiungibili e alcuni non ci hanno convinto. Questa penso sia una sfida un po’ più ambiziosa. Si potevano prendere tanti giocatori in uscita da altre squadre di Serie A, che magari sarebbero arrivati qui, avrebbero indossato la maglia del Genoa e avrebbero già avuto chiaro in mente dove si trovassero e cosa avrebbero potuto fare nel calcio italiano. Per me, invece, va premiato il talento e va ricercata la grandezza. È un ragazzo giovane, che deve adattarsi al nostro calcio e alle nostre richieste, ma se penso ad un giocatore che mi piacerebbe allenare, penso a lui. Se penso ad un giocatore che il Genoa possa fare fruttare nei prossimi anni, rivendere o far diventare una bandiera di questa squadra, penso ad un giocatore come lui, che ha qualità incredibili nel giocare sempre a testa alta, in avanti, conducendo palla. Volevamo un centrocampista che fosse un po’ diverso dagli altri, sia per dinamismo sia per tecnica sia per geometrie. Penso che potrebbe rivelarsi un grande acquisto“.
Non è stato un ritiro come tanti altri, ma un ritiro forzato per via della rizollatura del “Signorini”. È stata un’occasione utile per conoscervi anche meglio, per rendere ancora più coeso un gruppo che gioca lo è molto. È così?
“Avevamo la possibilità di fare questa rizollatura prima della partita di Parma o prima della partita con la Lazio. Nella partita di Parma avremmo potuto cercare un centro sportivo o a Brescia o addirittura a Coverciano, e invece questa con la Lazio abbiamo optato per lo stesso albergo della partita con la Roma e per questa struttura che ci ha aiutato tantissimo. Abbiamo scelto questa perché era quella più lontana all’interno del mese di gennaio e potevamo immaginare di avere già avuto qualche arrivo esterno al Genoa e qualche giocatore nuovo, che ha potuto godere di questi giorni insieme anche per inserirsi meglio nel gruppo. Il gruppo l’ho visto affiatato. Hanno avuto la loro libertà perché non mi piace portare cinque giorni la squadra in ritiro e chiusa dentro l’albergo. Quando ci allenavamo, al pomeriggio potevamo fare una passeggiata. Siamo vicino al centro ed era giusto che si godessero anche l’aria aperta perché non era un ritiro punitivo o per ritrovare la concentrazione, ma semplicemente per ritrovare un campo migliore a Pegli quando torneremo e anche per unirci tra di noi come gruppo squadra”.
Sulla sfida contro la Lazio, che da ex giocatore e bandiera della Roma è sicuramente un’avversaria che non è come tutte le altre: “Sono molto concentrato su quello che è l’aspetto calcistico. Ritorno in uno stadio dove ho giocato per tutta la vita, abito a cinque minuti dallo stadio. Ci sarà un piccolo sapore di casa. Stavolta affronteremo la squadra che per me è stata la rivale principale per tutta la vita, ma vestendo una maglia diversa da quella della Roma non vivo ciò come un derby, lo vivo come una partita importantissima per la nostra salvezza. So che con lo stadio pieno avrei avuto un’accoglienza diversa, ma per come sono fatto io – quando parlo di emozioni, parlo anche di quelle agrodolci – io mi caricavo di più quando giocavo fuori casa che in casa. Nonostante non ci siano divieti, ma è una scelta loro, mi mancherà anche l’accoglienza spigolosa dei tifosi laziali, che mi hanno sempre regalato. Per me è parte del calcio, delle emozioni e del bello di questo lavoro, di come l’ho sempre fatto io”.
“Quando ho parlato nella conferenza stampa d’addio al calcio ho parlato anche di questo, di come mi sarebbero mancati non solo l’Olimpico e la Roma, ma anche quelli che mi odiavano calcisticamente. Penso pure che quelli del Genoa mi vedessero così fino a qualche mese fa (ride, ndr). Mi sarebbe piaciuto giocare questa partita in uno stadio pieno, nonostante mi avrebbero dedicato qualche coro. Sono molto concentrato sul calcio e sulla partita. Nelle prossime due incontrerò Sarri e Antonio Conte che sono due degli allenatori più forti che l’Italia ha partorito negli ultimi trenta o quarant’anni: sono forti, vincenti e difficili da affrontare. Ho un buon rapporto con entrambi, L’ultima volta che ho incontrato Sarri era a Figline per Figline-Ostiamare, entrambi presidenti delle due squadre. L’amore per il calcio ci porta in vari posti, ma non cambia la passione e l’interesse per questo sport. Mi fa piacere abbracciarlo in un campo di Serie A, anche se fu bello farlo in un campo di Serie D”.
La scorsa partita ha segnato un po’ il ritorno del vero Messias. Come l’hai visto questa settimana? Pensi di poterlo impiegare per più tempo?
“Ne avevamo parlato anche prima della partita contro il Bologna, è uno che sai di dover centellinare col minutaggio. Quando entra, l’ha fatto a Udine, Parma e col Bologna, ci ha portato quattro punti. Si tratta di un giocatore diverso da tutti, se stesse bene probabilmente uscirebbe dal campo dieci minuti a partita, ma noi dobbiamo gestirlo per quella che è la realtà che conosce anche lui. Lui si sta mettendo a completa disposizione cercando di allenarsi il più possibile. Sappiamo che dobbiamo tenere il bilancino a metà tra allenarlo e giocare minuti in più, ma non farlo troppo rischiando che si faccia male. Penso che andando avanti con il tempo e trovando una stabilità, lui tornerà ad essere un giocatore abile e arruolabile per più tempo e più partite consecutive. Adesso siamo ancora in quella fase nella quale dobbiamo parlarci, chiedere come sta. La mia idea sarebbe quella di farlo partire dall’inizio domani, ma dobbiamo capire come sta e se dal primo minuto può avere dei contraccolpi o se siamo già convinti di avere un cambio assicurato perché così sarebbe. Oppure se a partita in corsa con distanze lunghe e avversari stanchi, lui possa essere più efficace come è stato con il Bologna”.








