Nel dopogara della sfida tra Genoa e Bologna (clicca QUI per leggere la cronaca) è intervenuto mister De Rossi dalla sala stampa. Ecco le sue dichiarazioni, che ripartono chiaramente dal secondo tempo che ha visto il Genoa ribaltare la partita da 0-2 a 3-2.
“Cos’è successo? È successo che hanno giocato mezz’ora uno in meno e penso che abbia fatto tanto la differenza, oltre alla qualità dei nostri giocatori. Non è vero che siamo partiti male, secondo me, perché abbiamo fatto i primi 20/25 minuti ordinati, aggressivi. Riuscivamo ad essere aggressivi non li facevamo giocare troppo: abbiamo fatto una partita simile alla loro. Abbiamo provato a metterla sui loro punti di forza, le palle in verticale e le seconde palle. Ho cercato di mettere un giocatore offensivo in più in campo proprio per andare a prenderli alle spalle e non ci è sempre riuscito benissimo. Troppe seconde palle perse, troppe volte loro saltavano da soli e indisturbati. Nel secondo tempo, complice la superiorità e il gol subito dopo l’espulsione, anche l’umore lì ha fatto la sua, oltre al calcio che ci dice che in undici contro dieci. L’umore ha fatto un balzo in avanti, lo stadio ha fatto il resto assieme ai piedi dei miei giocatori”.
“Cosa ci dà questa partita? Ci dà, intanto, tre punti importantissimi perché la partita è corta, siamo vicinissimi a tutti e non dobbiamo dimenticarci che sono vicinissimi anche quelli sotto. Anche vincendo uno a zero non sarebbe stato questo l’umore: queste sono partite un attivino epiche e viverle dentro il tuo stadio ti porta grande gioia. Ci ricordiamo come siamo ripartiti dopo Milano e quel rigore, dopo Bergamo: abbiamo fatto una partita migliore di quella di oggi, prendendo un gol al 95esimo in dieci. Credo che sia un discorso di avere un grandissimo entusiasmo, ma senza perdere le distanze su cosa sia stata la partita. Io devo analizzare la partita. Stasera mangio un boccone e poi la riguardo per bene perché qualcosa che non è andato c’è stato, in primis qualche mia iniziale”.
Sul cambio di Vasquez: “È stato un cambio tattico: volevo metterci a quattro perché non c’era più bisogno di difendere a tre. Avevamo più giocatori di spinta offensiva proprio perché dovevamo pareggiare la partita. Ha sentito nel primo tempo un fastidio al ginocchio, ma credo una roba gestibile: lui è uno che non sai mai quando si è fatto male o no, non si risparmia“.
Questa partita è un punto di partenza? Qualcuno sui social sta scrivendo che sta nascendo il “derossismo”…
“Mi fanno sorridere queste cose. All’epoca dei social è facile dare etichette. Se il “derossismo” consiste nel far tirare sotto l’incrocio, da trenta metri, i tuoi giocatori, cercherò di studiarmi da solo. I giocatori fanno la differenza, nel bene o nel male. Bello che ci ci sia questo entusiasmo, non dobbiamo spegnerlo e fare i musoni. Io faccio questo mestiere per queste giornate qui. Per viverle. E anche per vivere un Milan-Gemoa dove, all’ultimo, vedi sfumare due punti così e per partite dove butti giù l’amaro boccone, riguardi la partita, riparti e ridai motivazioni ai ragazzi. Mi piacciono entrambe le cose: essere ambiziosi e vivere emozioni qui”.
È la volta in cui si è lasciato andare di più, vivendo di più sulla sua pelle la potenza che può avere il Ferraris…
“Emozioni incredibili. Incredibili. Mi sarei emozionato anche se avessi visto questa partita dal divano, giocandola altre due squadre. Vivo questo lavoro e questo sport per queste emozioni. Il calcio è bellissimo, e lo è anche per questo. Oggi è bellissimo per noi e bruttissimo per il Bologna. Altre sere abbiamo buttato giù bocconi amari. Penso anche che uno debba sapere dove è capitato. Questa partita da allenatore di un’altra squadra, con diecimila persone allo stadio che battono solo le mani, non mi avrebbe portato a fare quello che ho fatto. A volte rimango più freddo, a volte quando sono così impattanti mi lascio prendere. Le emozioni le voglio vivere. Mi lascio un po’ prendere: il calcio, questo lavoro, va fatto anche così. Non ho mancato di rispetto a nessuno: è molto bello così”.
Il calcio ci ha fatto capire oggi quanto sia importante la qualità. Una sua sfida di questi mesi potrebbe essere avere sempre in condizioni migliori gli Ekuban, i Malinovskyi, i Messias…
“È uno dei nostri obiettivi principali. Il mio prof Brignardello non ama le gestioni dei calciatori. È uno che pensa che il giocatore vada allenato forte, vene da quella scuola. In questa situazione di classifica ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti: “che facciamo?”. Quando hai giocatori così forti, con queste qualità che magari altri non hanno, che facciamo? Li spappoliamo ogni allenamento o ci tappiamo un po’ il naso perché – non perché loro non vogliano, anzi sono sempre disponibili – c’è uno storico, anche recente, di infortuni? Dobbiamo gestire tutto, dai carichi di campo poi carichi esterni. Se c’è uno che viene molto stressato viaggiando in aereo dobbiamo cercare di non farlo viaggiare in aereo. È un’altra cosa che abbiamo imparato a dover fare”.
Ritiene che qui ci siano le condizioni per aprire un ciclo?
“Nel pre-gara faccio sempre dei discorsi prima di lasciare l’albergo e oggi ho parlato di un sentimento troppo sottovalutato e bistrattato, che è l’invidia. Per me è un sentimento sano, se pulito e se non ci porta ad essere criticoni. Ho detto loro che oggi giocavamo contro una squarta che invidio, contro un allenatore che invidio perché è più bravo di me e fa sempre bene ogni anno che passa. Qualche anno fa il Bologna non era quello di adesso, era una squadra di metà classifica e il Genoa, ai tempi di Gasperini, andava in Europa. Io voglio stimolare anche il sentimento dell’invidia nei miei giocatori. Giochiamo contro un giocatore che è più bravo di noi e dobbiamo essere tutti ambizioni e arrabbiati a tal punto che dobbiamo dirci perché non possiamo farlo. Dobbiamo giocare con questo sentimento contro queste squadra, un’espressione pulita di questo gesto. L’Italia è il Paese degli invidiosi. “Eh sì, Italiano fa bene, ma..”. “Eh, Fabregas fa meglio di tutti, però hanno speso 200 milioni…”. “Eh sì, Spalletti però non vince lo scudetto…”.
“Ogni allenatore ha il suo carico di invidiosi. Io non perché non ho ancora vinto niente, ma spero arriveranno presto perché mi sarò tolto delle soddisfazioni. Importante che non sia quell’invidia che ti fa stare sul divano a rosicare. Questi dirigenti li stimo, questo allenatore lo stimo e voglio dare loro battaglia per diventare più bravo di lui e per far diventare il Genoa nei prossimi 3/4 anni più forte del Bologna di oggi. Non vedo perché non si possa fare, ma deve essere trainato da tutti: società, dirigenti, calciatori, piazza. La piazza deve starci dietro, questo stadio è fantastico, ma dietro la panchina al settimo minuto c’era già il “metti uno, togli l’altro”: Fai il tifo. Ci sono trentamila tifosi che fanno il tifo e tu pensi che al settimo devo mettere uno perché non ho fatto giocare un altro. Giornate così ci possono dare la spinta per andare tutti quanti nella stessa direzione. Chi deve fare il tifo, fa il tifo come ha fatto la Gradinata e il novantanove per cento dello stadio. Chi deve allenare, stasera si riguarda e capisce dove sono gli errori che ha commesso. Questo è il cuore che questo stadio merita. Il secondo tempo lo metto in una delle più grandi emozioni della mia vita, non solo da allenatore. Adesso è fresca, mi sembra tanto bella. Ne ho vissute tante così ed è bella per mille motivi. Perché eravamo in casa, perché sono contento di quanto mi sta accadendo a Genova, perché ci tengo tantissimo. È bello perché è successo a questi ragazzi che in settimana stavano chi zoppo da una parte, chi rientrava da un infortunio dall’altra, chi appesantito da un’altra ancora. E tutti vogliono dare una mano al Genoa in qualsiasi modo possibile. Nella partita col Cagliari ho preso Ekuban e gliel’ho fatto fare il discorso pre partita. Lui combatte con quello che è il suo fisico, che ogni tanto lo molla e lo tradisce, ma lui non tradisce noi. Il fatto che lui, Messias e Malinovskyi abbiano portato la squadra alla vittoria mi fa piacere perché sono ragazzi che ci tengono tanto e che hanno lo spirito che si deve emulare, come tutti gli altri”.
Quanto è contento dei tre gol arrivati dalla panchina?
“Il fatto che i gol arrivino coi cambi non è una casualità. Questa squadra si è tolta tante soddisfazioni grazie ai cambi e all’atteggiamento identico a quello di chi è entrato oggi. Se fai tre cambi che sembrano così geniali, vuol dire che all’inizio hai fatto un po’ di casino e può essere sia successo nella preparazione della gara”.
Il 3-4-1-2 è quello che vedremo quando ci sarà Baldanzi in piena condizione?
“Sì. Guardiamo tanto i numeri, ma noi dobbiamo essere organizzati in fase difensiva e in fase di blocco basso, dove dobbiamo decidere se vogliamo difendere 5-4-1, 3-5-2 o 3-5-1-1. Sono cose che abbiamo alternato. In fase di possesso ci alterniamo: non è detto che sotto la punta debba esserci Baldanzi, possono esserci anche due uomini che possano giocare. Abbiamo preso un giocatore forte, che ha questo spirito ed è sceso negli spogliatoi con gli occhi rossi. Non si aspettava un primo saluto allo stadio di questo tipo”.
Serie A | Genoa-Bologna: De Rossi sfida Italiano al Ferraris – LIVE DALLE 15








