Genoa e Napoli, il prossimo sabato, si affronteranno per la seconda volta nella loro storia nella giornata del 16 settembre. L’ultima volta accadde cinquant’anni fa, domenica 16 settembre 1973, e a ricordarlo è la Fondazione Genoa con un approfondito articolo che ripercorre tutte le tappe di quella partita, che non era di campionato, bensì di Coppa Italia.

La casualità del sorteggio del calendario della Serie A e la programmazione degli anticipi hanno voluto che Genoa e Napoli si affrontino sabato 16 settembre 2023, esattamente cinquant’anni dopo la partita di Coppa Italia, inizialmente calendarizzata al “Luigi Ferraris” di Genova e poi – come si vedrà – spostata al “San Paolo” di Napoli per il rifiuto dei calciatori della squadra rossoblù a recarsi nel capoluogo della Campania a disputare l’incontro (è stato il secondo – dopo quello per la partita di Campionato Italiano in casa del Milan di domenica 8 aprile 1906 – e finora ultimo forfait nella storia del più antico sodalizio calcistico italiano). Di quella vicenda, che anticipò di quarantasette anni quella dei rinvii degli incontri – e delle conseguenti polemiche – per il Covid-19, verranno ripercorse in una cronistoria le tappe salienti“.

Quella partita si inserì in un periodo nel quale scoppiò un’epidemia di colera in Campania e la gara, che inizialmente si sarebbe dovuta giocare al Ferraris, venne invece spostata con soli due giorni di anticipo al San Paolo di Napoli, non senza che una larga parte della squadra rossoblu non fosse d’accordo con la decisione. E infatti la decisione finale fu quella di non spostarsi verso Napoli per ragioni di esclusiva tutela sanitaria di calciatori e famiglie.

La notizia «rimbalza» al campo di allenamento del Genoa, il “Pio XII” di Genova-Pegli, creando malumori tra un gruppo di calciatori, il cui leader è il capitano, Luigi «Gigi» Simoni, i quali, non avendo fatto la vaccinazione contro il colera, temono per la loro salute. L’allenatore della compagine rossoblù, Arturo «Sandokan» Silvestri, è, invece, contento di riprendere a giocare una partita ufficiale, che ovviamente avrebbe preferito disputare a Genova, dopo due settimane dall’ultima.

Alle ore 16,00 nel capoluogo della Lombardia inizia il Consiglio direttivo della Lega Nazionale Professionisti, in cui Carraro fa partecipi i rappresentanti delle società calcistiche di Serie A e di Serie B della proposta ricevuta dai due massimi dirigenti. Dopo sei ore di riunione, ottenuti i pareri favorevoli di Bologna, Reggiana e Avellino (le altre tre squadre del Girone F) e della Giunta della Regione Campania (che dà il suo assenso, dopo aver interpellato il medico provinciale e gli esperti sanitari del Comitato tecnico-scientifico, vietando la vendita di bibite e vivande all’interno dell’impianto), si decide che la partita verrà disputata allo stadio “San Paolo” di Napoli con inizio alle ore 17,00. Analogamente si stabilisce che quel giorno potrà essere effettuato l’incontro Bari-Hellas Verona, valido per la IV giornata del Girone C.

Al “Pio XII” si riuniscono alle ore 9,00 i calciatori – quasi tutti contrari a effettuare la trasferta –, Berrino, suo figlio Mauro (che è l’addetto stampa), Fossati, Silvestri, il vicealllenatore Mido Bimbi, il segretario Amedeo Garibotti, il medico sociale Pierluigi «PiGì» Gatto sr. e i dirigenti Giacomo Cambiaso e avv. Virgilio Bazzani, che è anche il legale del Genoa, per prendere una decisione definitiva sull’effettuazione della trasferta a Napoli. Il presidente giustifica la sua proposta fatta il giorno prima di invertire la sede dell’incontro, poi ratificata dalla Lega Nazionale Professionisti, come un atto di solidarietà verso il sodalizio partenopeo, per il quale aveva ricevuto pubblico apprezzamento da Ferlaino, determinato dalla mancanza di uniformità decisionale in Italia sulle questioni sanitarie, stante il potere affidato alle singole giunte regionali. Simoni, che ha ricevuto conferma telefonica dai calciatori dell’Hellas Verona del rifiuto da loro opposto all’effettuazione della trasferta a Bari, giustifica l’«ammutinamento» della squadra con i pericoli a cui ciascun suo componente esporrebbe sé e i suoi familiari. La sua posizione è ritenuta sensata da Fossati, il quale trova ingiustificatamente contraddittorio che il giorno prima fosse intervenuta la forza pubblica per allontanare dagli spalti un centinaio di tifosi partenopei che assisteva a un allenamento del Napoli, che per quel motivo era stato interrotto, se poi decine di migliaia sarebbero state ammesse ad assistere alla partita. Silvestri dice che, pur avendo preferito disputare l’incontro, non si vuole assumere l’onere di forzare i calciatori a effettuare una trasferta che ritengono pericolosa a livello di salute e scherza – facendo un riferimento a quanto dettogli il giorno prima dalla consorte – sul fatto che il forfait sia la vittoria delle mogli dei giocatori. Gatto sr. afferma che come medico sociale non può che avallare la decisione presa dai calciatori, perché la trasferta a Napoli sarebbe stata rischiosa per la salute della squadra e dei familiari di ogni suo componente. Al termine della riunione Garibotti telefona al Napoli per comunicare il forfait del Genoa“.

Il Genoa perse a tavolino e venne penalizzato di un punto. Venne anche presa, nei giorni a seguire, la decisione di giocare un’amichevole approfittando della pausa nazionali. “Bazzani (legale del Genoa, ndr) e Ferlaino (presidente del Napoli, neri) trovano l’accordo per il risarcimento al Napoli della partita non disputata domenica 16 settembre 1973: approfittando della sosta del Campionato per l’incontro all’“Olimpico” di Roma della Nazionale Italiana contro quella Svizzera – che sarà vinto per 2-0 dagli Azzurri – per le qualificazioni alla Coppa del Mondo 1974 in Germania sabato 20 ottobre 1973, le due squadre si affronteranno a livello amichevole il giorno successivo al “Luigi Ferraris”: nel caso il pubblico fosse scarso, il sodalizio partenopeo riceverà dieci milioni di lire, mentre, se la partecipazione degli spettatori fosse soddisfacente, le due squadre divideranno a metà l’incasso”. Si giocherà il 21 ottobre 1973 al Ferraris. “Il Napoli vince per 2-1 la partita, disputata di fronte a soli 5478 spettatori paganti, che fornisce un incasso di circa sette milioni e mezzo di lire, poco più della metà di quanto speso dal Genoa per il risarcimento del Napoli e il dono di medaglie auree ai calciatori partenopei a ricordo della «partita dell’amicizia“.

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